ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 9 agosto 2017

I “filantropi”


ONG e flussi di immigrati: filantropia o ideologia?

ONG e flussi di immigrati: filantropia o ideologia?
(di Lupo Glori) Dalle infinite polemiche per l’introduzione dello Ius Soli al nuovo codice di condotta per le Organizzazioni Non Governative (Ong) che effettuano operazioni di soccorso in mare, il tema immigrazione continua ad essere al centro del dibattito politico italiano ed europeo e promette di essere l’ago della bilancia attorno al quale si giocheranno le prossime elezioni politiche.
Tutto nasce a fine aprile, quando il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, viene travolto dalle polemiche per aver avanzato, dai microfoni di Agorà su Raitre, alcune legittime perplessità riguardo presunte collusioni tra operatori umanitari e trafficanti libici: «A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere ancora più inquietante. Si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi. Moltiplicate 8.500 per 600 euro circa che è il costo di ogni viaggio: sono cifre significative in tre, quattro giorni».

Non capisco dove siano gli ostacoli..?

Il cardinale Gerhard Müller: “il magistero del papa non ha l’autorità di correggere Gesù Cristo”




Eminenza, si è fatto un’idea del perché il Papa abbia deciso di rimuoverla dalla guida della congregazione per la Dottrina della fede? “No, non lo so, perché il Santo Padre non me l’ha detto. Mi ha solo informato che il mandato non sarebbe stato rinnovato. Ci sono state molte speculazioni sui mass media negli ultimi tempi, e direi che la nomina del nuovo segretario della congregazione (mons. Giacomo Morandi, ndr) resa nota martedì scorso è un po’ la chiave per comprendere queste manovre”. E’ sereno il cardinale Gerhard Ludwig Müller, teologo tedesco e per cinque anni prefetto di quello che fu il Sant’Uffizio, nominato da Benedetto XVI,confermato da Francesco che però lo scorso 30 giugno gli ha comunicato la decisione di fare a meno di lui.
Con il Foglio ripercorre le tappe che hanno portato al suo allontanamento, alle controversie sull’interpretazione dell’esortazione post sinodale Amoris laetitia e, più in generale riflette sullo stato (pessimo) della religione in Europa. Eppure di un suo congedo si parlava da tempo, tant’è che erano perfino state ipotizzate dai media eventuali destinazioni diocesane per il curatore dell’opera omnia di Joseph Ratzinger. “Io sono sempre stato tranquillo”, risponde però Müller: “Ritengo di aver adempiuto a tutti i miei compiti, e anche più del necessario. Della mia competenza teologica nessuno nutriva dubbi. Io sono sempre stato leale con il Papa, come richiede la nostra fede cattolica, la nostra ecclesiologia. Questa lealtà è sempre stata accompagnata dalla competenza teologica, per cui non si è mai trattato di lealtà ridotta a pura adulazione”. E questo perché “il magistero ha bisogno di competenti consigli teologici, come del resto è ben descritto in Lumen gentium n. 25 e come prevede in modo chiaro il carisma dello Spirito santo attraverso il quale agiscono i vescovi e il Papa stesso come capo del collegio episcopale. Ma tutti noi siamo uomini e abbiamo bisogno di consigli e il contenuto della fede non si può spiegare senza un chiaro fondamento di studi biblici. La stessa cosa – prosegue – vale per lo sviluppo del dogma. Nessuno può elaborare un documento magisteriale senza conoscere i Padri della Chiesa, le grandi decisioni dogmatiche sulla teologia morale dei vari concili. Per questo esiste la congregazione per la Dottrina della fede, che è la più importante congregazione della curia romana. Conta due commissioni teologiche oltre ai consultori. Insomma, ha un compito chiaro e una grande responsabilità riguardo all’ortodossia della Chiesa”. Ma è vero che come s’è letto da qualche parte, il suo ultimo colloquio con Francesco è stato teso e gelido? “Sono ricostruzioni totalmente false. Il Papa mi ha semplicemente informato della sua decisione di non rinnovarmi il mandato. Nulla di più. E’ stata un’udienza di lavoro, normale, alla fine della quale il Santo Padre mi ha comunicato la scelta. Il giorno dopo, sono stato congedato”.



Qualche ipotesi però è stata fatta sulle ragioni della rottura e oltre alla presunta lentezza nel perseguire i casi d’abuso nel clero diversi organi di informazione hanno scritto di un’eccessiva esposizione mediatica, spesso a fare da contraltare al Papa. Un modus operandi diverso rispetto a quello dei suoi predecessori più immediati. Il cardinale Müller sorride: “Mi sembra di poter dire che la presenza mediatica del cardinale Ratzinger fosse molto evidente, anche solo con i suoi grandi libri-intervista. E questo fa parte dell’incarico di prefetto, che non è un puro e semplice lavoro burocratico. Io, poi, ero conosciuto anche prima come teologo, contando numerose pubblicazioni. E comunque, me lo si consenta, anche il Papa usa il mezzo delle interviste. Il fatto è che oggi dobbiamo usare gli strumenti della comunicazione moderna, i giovani non sempre leggono i libri e i giornali. Utilizzano i social network, internet. E se vogliamo promuovere la fede – che è, ricordo, il compito principale della congregazione – dobbiamo entrare in dialogo con loro su queste piattaforme. Io non ho mai parlato del mio pensiero, della mia persona, in queste interviste. Ma della fede! E poi, ricordo, io sono vescovo e un vescovo ha l’obbligo di diffondere il Vangelo e non solo nelle sue omelie, bensì anche attraverso le discussioni scientifiche con i contemporanei”. Noi, aggiunge, “non siamo una religione ristretta, un club. Siamo una Chiesa dialogante, la religione della Parola di Dio, che Cristo stesso ha consegnato ai suoi apostoli, esortando a insegnarla e predicarla in tutto il mondo”.
Va bene, però qualche tensione intra ecclesiam c’è, lo si può constatare facilmente. Si prenda ad esempio Amoris laetitia, il documento prodotto dal doppio Sinodo sulla morale famigliare. L’eminentissimo Christoph Schönborn, teologo pure lui e ispiratore della soluzione aperturista, ha di recente ribadito quanto la sua posizione sia opposta rispetto a quella di Müller. Dunque? “Può darsi che il cardinale Schönborn abbia una visione opposta alla mia, ma forse ne ha una opposta anche a quella che aveva lui prima, visto che ha cambiato posizione. Io penso che le parole di Gesù Cristo debbano essere sempre il fondamento della dottrina della Chiesa. E nessuno, fino a ieri, poteva dire che questo non era vero. E’ chiaro: abbiamo la rivelazione irreversibile di Cristo. E alla Chiesa è affidato il depositum fidei, cioè tutto il contenuto della verità rivelata. Il magistero non ha l’autorità di correggere Gesù Cristo. E’ Lui, semmai, che corregge noi. E noi siamo obbligati a obbedirgli; noi dobbiamo essere fedeli alla dottrina degli apostoli, chiaramente sviluppata nello spirito della Chiesa”.



Scusi, ma allora perché anche lei ha votato la relazione del circolo minore in lingua tedesca, scritta dallo stesso Schönborn e approvata da Walter Kasper? “Il Sinodo ha chiaramente detto che i singoli vescovi sono responsabili di questo cammino, per portare le persone alla piena grazia sacramentale”, risponde il cardinale Gerhard Ludwig Müller al Foglio. “Questa interpretazione c’è, senza dubbio, ma io la mia posizione – privata e soggettiva – non l’ho mai cambiata. Ma come vescovo e cardinale lì rappresentavo la dottrina della Chiesa, che conosco anche nei suoi sviluppi fondamentali, dal Concilio di Trento alla Gaudium et spes, che rappresentano le due linee guida. Questo è cattolico, il resto appartiene ad altre credenze. Io – spiega – non capisco come si possano concordare diverse posizioni d’interpretazione teologica e dogmatica con le chiare parole di Gesù e di san Paolo. Entrambi hanno chiarito che non ci si può sposare una seconda volta se il legittimo partner è vivente”.
Comprende le ragioni che hanno portato i cardinali Burke, Brandmüller, Caffarra e il defunto Meisner a presentare al Papa cinque dubia sull’esortazione?
Non capisco perché non si avvii sui dubia un dialogo sereno. Finora ho sentito solo invettive e offese contro questi cardinali
Io non comprendo il motivo per cui non si avvii un dialogo con calma e serenità. Non capisco dove siano gli ostacoli. Perché fare emergere solo tensioni, anche pubbliche? Perché non organizzare una riunione e parlare apertamente su questi temi, che sono essenziali? Fino a oggi ho ascoltato solo invettive e offese contro questi cardinali. Ma questo non è né il modo né il tono per andare avanti. Noi siamo tutti fratelli nella fede e io non posso accettare discorsi sulle categorie ‘amico del Papa’ o ‘nemico del Papa’. Per un cardinale è assolutamente impossibile essere contro il Papa. Cionostante – prosegue l’ex prefetto del Sant’Uffizio – noi vescovi abbiamo il diritto direi divino di discutere liberamente. Vorrei ricordare che nel primo concilio tutti i discepoli hanno parlato in modo franco, favorendo anche controversie. Alla fine, Pietro ha dato la sua spiegazione dogmatica, che vale per tutta la Chiesa. Ma solo dopo, al termine di una lunga discussione animata. I concili non sono mai stati raduni armoniosi”.

Il punto è se Amoris laetitia rappresenti o meno una forma di discontinuità rispetto al magistero precedente. E’ così o no? “Il Papa – dice Müller – tante volte ha dichiarato che non c’è un cambiamento nella dottrina dogmatica della Chiesa, e questo è evidente, anche perché non sarebbe possibile. Francesco voleva attrarre di nuovo queste persone che si trovano in situazioni irregolari rispetto al matrimonio, cioè come farli avvicinare alle fonti della grazia sacramentale. Ci sono i mezzi, anche canonici. A ogni modo, chi vuole ricevere la comunione e si trova in stato di peccato mortale deve ricevere sempre prima il sacramento della riconciliazione, che consiste nella contrizione del cuore, nel proposito di non peccare più, nella confessione dei peccati e nella convinzione di agire secondo la volontà di Dio. E nessuno può modificare questo ordine sacramentale, che è stato fissato da Gesù Cristo. Possiamo semmai cambiare i riti esterni, ma non questo nucleo sostanziale. Ambiguità in Amoris laetitia? Può darsi e non so se siano volute. Se ci sono, le ambiguità hanno a che vedere con la complessità della materia e della situazione in cui si trovano gli uomini di oggi, nella cultura in cui sono immersi. Quasi tutti i fondamenti e gli elementi essenziali, oggigiorno, per popolazioni che superficialmente si definiscono cristiane, non sono più comprensibili. Da qui – aggiunge il cardinale – nascono i problemi. Noi abbiamo avanti due sfide, prima di tutto: chiarire qual è la volontà salvifica di Dio e interrogarci sul modo di aiutare pastoralmente questi nostri fratelli a camminare lungo la via indicata da Gesù”.

Il riaccostamento alla comunione dei divorziati risposati era una vecchia richiesta di parte dell’episcopato tedesco. “E’ vero, furono tre vescovi tedeschi, Kasper, Lehmann e Saier, che all’inizio degli anni Novanta lanciarono la proposta. Ma la congregazione per la Dottrina della fede la respinse definitivamente. Tutti hanno convenuto che bisognava discuterne ancora e finora nessuno ha abrogato quel documento”.
“Si parla di responsabilità della Chiesa nella cultura e nell’ambiente, ma ci sono tanti laici competenti in questo campo”
A proposito di Chiesa tedesca: da lì, negli ultimi tre anni, sono giunti i venti più forti del cambiamento, con il cardinale Marx che diceva davanti ai microfoni che “Roma non potrà mai dirci cosa fare o non fare in Germania”. Ma com’è la situazione, oggi, in quella terra? “Drammatica”, dice subito Müller, che per dieci anni è stato vescovo di Ratisbona, prima di essere chiamato a Roma da Benedetto XVI. “La partecipazione activa e actuosa è molto diminuita, anche la trasmissione della fede non come teoria ma come incontro con Gesù Cristo vivo è calata. E così le vocazioni religiose. Questi sono segni, fattori da cui si vede la situazione della Chiesa. ma è tutta l’Europa che vive ormai un processo di decristianizzazione forzata, che va ben oltre la semplice secolarizzazione. E’ – dice il nostro interlocutore – la decristianizzazione di tutta la base antropologica, con l’uomo definito strettamente senza Dio e senza la trascendenza. La religione è vissuta come un sentimento, ma non come adorazione di Dio creatore e salvatore. In questo grande quadro, tali fattori non sono buoni per la trasmissione della fede cristiana vissuta e per questo è necessario non perdere le nostre energie in lotte interne, in scontri l’uno contro l’altro, con i cosiddetti progressisti che cercano la vittoria cacciando tutti i cosiddetti conservatori. Se si ragiona così – dice Müller – si dà un’idea della Chiesa come di qualcosa di fortemente politicizzato. Il nostro a priori non è l’essere conservatore o progressista. Il nostro a priori è Gesù. Credere nella resurrezione, nell’ascensione o nel ritorno di Cristo nell’ultimo giorno è fede tradizionalista o progressita? No, questa è semplicemente la Verità. Le nostre categorie devono essere la verità e la giustizia, non le categorie che vanno secondo lo spirito del tempo”. Il cardinale definisce “grave” la situazione corrente, perché “si è ridotta la prassi sacramentale, l’orazione, la preghiera. Tutti gli elementi della fede vissuta, della fede popolare, sono crollati. E il dramma è che non si sente più il bisogno di Dio, della parola sacra e visibile di Gesù. Si vive come se Dio non esistesse. Rispondere a tutto ciò è la nostra grande sfida. Noi non siamo agenti propagandisti delle nostre proprie verità, bensì testimoni della verità salvifica. Non di un’idea della fede, ma della realtà vissuta della presenza di Cristo nel mondo”…
Il Foglio, 21/7/2017
http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/07/21/news/chiesa-non-puo-essere-solo-applausi-intervista-al-card-gerhard-muller-145614/


Libertà e Persona9 agosto 2017

Il papa a Zagarolo?

http://www.lanuovabq.it/fileCondivisi/img-_innerArt-_psichedelia.jpg?t=&timg=1000

Una fede allucinante e una Roma senza papa

    «Per due anni un gruppo di personalità religiose di ogni credo (preti cattolici, pastori protestanti, rabbini ebrei e bonzi buddisti) ha accettato di assumere sostanze stupefacenti per permettere ai ricercatori americani di stare a vedere quel che succede nel loro cervello».
Si apre così l’articolo di Rino Camilleri «Fede allucinante: LSD testato su personalità religiose» pubblicato qualche giorno fa da «La Nuova Bussola Quotidiana».
La notizia arriva, com’era prevedibile, dagli Stati Uniti e parla di una ricerca condotta da due atenei: la John Hopkins University e la New York University.
«L’autore di cotanta trovata – annota Camilleri – è lo psicologo William Richards e le “cavie” sono una trentina». A loro viene somministrata soprattutto psilocibina, sostanza psichedelica, presente in alcuni funghi, che può essere usata per curare disturbi della personalità ma può anche provocare allucinazioni.
Non so niente di psilocibina e affini, ma, mi chiedo, perché somministrarla a esponenti religiosi?

L'apostasia interna


IL PADRONE DEL MONDO. PROFETICO: MA BENSON NON AVEVA PREVISTO UN’IPOTESI CHE È QUI, PROPRIO ORA.


Cari stilumcuriali, ho passato questi pochi giorni di riposo lontano dal computer e in compagnia di un libro che non avevo ancora letto, e che certamente molti di voi già conoscono, “Il padrone del mondo” di Robert Hugh Benson. Un’opera che secondo alcuni è servita – anche – di ispirazione a George Orwell per “1984”. Chi non lo avesse ancora letto, accolga il mio umile consiglio e lo legga. È stato scritto nel 1907, ed è un romanzo “distopico”, cioè che descrive una società immaginaria dai contorni opposti a quelli dell’utopia: cioè brutti.
L’ha scritto un sacerdote anglicano, figlio dell’arcivescovo di Westminster, e successivamente entrato nella Chiesa cattolica.

Da quel momento, i fedeli hanno disertato le chiese

Papa Francesco: «L’avvenire della Chiesa è più intorno alla parola di Dio che intorno all’eucarestia».




Quest’anno che ha visto celebrare il triste 500° anniversario della nascita della Riforma protestante, vedrà anche la definitiva consumazione della vittoria del protestantesimo, dello spirito protestante, sullo spirito cattolico, in seno alla Roma attuale che Mons. Lefebvre qualificava già a suo tempo come «neo-modernista e neo-protestante»?

Infiltrare la Chiesa cattolica è stato il principale obiettivo del protestantesimo fin dalla sua creazione nel XVI secolo. Se la Santa Sede ha saputo neutralizzare la sua influenza fino alla metà del XX secolo, il concilio Vaticano II ha spalancato le porte della Chiesa romana. Si sarebbe potuto sperare, come nella parabola del Vangelo, nel ritorno del figliuol prodigo pentito, ed invece fin troppi padri conciliari hanno finito col piegarsi alle rivendicazioni di questo figliastro emancipato e liberale; con le terribili conseguenze di un aggiornamento alla moda protestante e di una riforma liturgica post-conciliare che fecero dire trionfalmente al noto teologo protestante Roger Mehl:

«Se si tiene conto della decisa evoluzione della liturgia eucaristica cattolica, (…) non c’è più ragione per le Chiese della Riforma di interdire ai loro fedeli di prendere parte all’Eucarestia nella Chiesa romana».

Il Quarto Grande Risveglio?


TRUMP E LA DESTRA RELIGIOSA

La rivincita dei cattolici il risveglio religioso degli Stati Uniti. L'elezione di Donald Trump alla presidenza ha riaperto in grande stile la questione confessionale nel voto. Il tycoon è stato sostenuto dalla destra religiosa 
di Francesco Filipazzi  



L'elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha riaperto in grande stile la questione confessionale nel voto americano. Il tycoon è stato infatti sostenuto apertamente dalla cosiddetta destra religiosa, una variegata e frammentata area culturale che, ispirandosi ai valori cristiani, pone come primo metro di consenso la posizione dei candidati sui principi etici su temi come aborto, eutanasia, matrimoni gay e simili.
I gruppi che fanno parte di questa area sono tipicamente evangelici, mormoni e battisti, discendenti per varie strade di quei puritani che andarono nel Nuovo Mondo dall’Inghilterra. Il primo che provò a metterli insieme organicamente sotto la bandiera repubblicana, con una strategia vincente, fu Ronald Reagan. Con i Bush ci furono contrasti e la candidatura di Mc Cain li portò poi al disimpegno. Con Donald Trump sono ritornati in auge, ma con elementi nuovi.

Superpope?


Dalla "Street Art" alla "Street Theology". Le due facce del papa supereroe

Da qualche settimana nei negozi di souvenir di piazza San Pietro e dintorni sono in vendita delle magliette con Francesco in veste di "Superpope".
L'effigie non è nuova. Comparve nel 2014 su un muro di via Plauto, a due passi dal Vaticano, e poche ore dopo fu cancellata. Ma ha reso celebre il suo autore, Mauro Pallotta, 45 anni, romano, nome d'arte Maupal. E da allora spopola sul web:
Maupal3

Scelto da Dio

S. Giovanni Maria Vianney, il curato d'Ars - Omelia sul giudizio particolare

Giovanni Maria Battista Vianney (Jean-Marie Baptiste Vianney) è il fiore all'occhiello della minuscola cittadina francese di Ars-sur-Formans, nel Rodano-Alpi, nella quale egli predicò e morì, lasciandosi dietro un'aura di santità che rese il paese una meta di pellegrinaggio molto popolare.

Quarto figlio di Mathieu Vianney e di Marie Béluse, contadini, nasce l'8 maggio 1786 a Dardilly (vicino a Lione); la sua infanzia è serena e dedita al lavoro e già alla devozione, almeno fino all'arrivo della Rivoluzione Francese che spazza via il clero refrattario (fedele al papato) per sostituirvi quello costituzionale (fedele allo stato e alla rivoluzione), in modo tale da distruggere l'opprimente influenza papale dell'Ancien Régime. In casa Vianney i preti perseguitati trovavano spesso rifugio e celebravano clandestinamente la messa nel fienile di famiglia, segnando così la visione religiosa del piccolo Giovanni che inculcherà ai suoi amici e fratelli la preghiera, l'amore per Dio e i concetti della fede. È la sorella Marguerite a descriverlo come “di carattere tenace ed amichevole”, “ma rigoroso”.

A diciassette anni esprime una forte vocazione, stroncata però dal padre, che vedendo i suoi figli morire uno dopo l'altro e i soldi finire non vuole perdere un altro aiuto nei campi e soprattutto non può pagargli gli studi: Giovanni dovrà aspettare i vent'anni per la notizia dell'apertura del piccolo seminario di don Charles Balley, curato di Ecully, che offre vitto e alloggio ai giovani di bassa estrazione. Balley inizialmente respinge la richiesta di Vianney di entrare nel suo collegio, ma, in seguito ad un loro colloquio, gli si affezionerà e vedrà in lui una passione e un fervore religioso sorprendente per un semplice converso. Gli anni di studio sono lunghi e complessi e Giovanni apprende a fatica, mostrando difficoltà specialmente nel latino; aiutato da Balley e riprese le speranze con un pellegrinaggio a Lalouvesc, riesce alla fine a diventare prete nel 1815 a ventinove anni, dopo aver disertato a Noës per sfuggire alla chiamata alle armi. S. Giovanni Maria Vianney è pertanto considerato uno dei migliori esempi di uomo scelto da Dio, nonostante davanti agli uomini egli fosse apparso inadatto: lapidem quem reprobaverunt aedificantes hic factus est in caput anguli (Ps. CXVII)