ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 7 agosto 2017

“Per amore di Dio”

Per un pugno di monete: la dottrina cattolica sull’elemosina 

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Un’altra prova del vissuto dottrinalmente e pastoralmente vago, imbrogliato: l’amnesia, forse l’ignoranza, sul corretto esercizio, significato e valore dell’elemosina. Suscita scalpore la suora che, per strada, non versa un obolo al mendicante. Davvero? A me, francamente, ha indignato di più il racconto schietto di una monaca padovana. Uscita a piedi, una mattina, per recarsi non so dove, aveva la tasca dell’abito bianco pesante di monete. Vicino alla stazione ferroviaria ha incontrato una zingarella. Mossa a compassione, le ha dato un euro. Davanti alla basilica del Carmine stava seduta una signora sporca, vestita di stracci, con il piattino e la corona del Rosario in mano: altro euro. In piazza del Duomo passeggiava un africano che si lamentava: “Ho fame”. Terzo euro. In via Roma ne ha incrociati altri due. Giunta al Prato della Valle, è stata fermata da una giovane coppia dell’Est con un bimbetto nato da poco. “Suora! Suora! Aiuto! Lavoro!”. E dove andava a trovargliela a quelli, lei, un’occupazione? Tre euro per non averli più intorno. Poi, verso Santa Giustina, un barbone in bicicletta. In via Belludi altri due rom e una zingara. In piazza del Santo… A mezzogiorno, povera sorella, nel suo modesto portafogli c’erano quasi venti euro in meno. Nel suo cuore, sotto il crocifisso metallico appeso al collo, la triste consapevolezza di non aver risolto alcun problema, né di povertà né di sopravvivenza.


Aetas accà

LE PREDICHE DELLA CEI

Monsignor Nunzio Galantino e nostri migranti: la Cei predica accoglienza (ma la fa a spese dello Stato). Oltre 23mila migranti ospitati dalla Chiesa ma solo 4 mila sono pagati con fondi ecclesiastici. Il 79% lo paga il governo 
di Giuseppe De Lorenzo  



Oltre 23mila migranti ospitati dalla Chiesa. Ma solo 4mila sono pagati con fondi ecclesiastici. Il 79% lo paga il governo



 Il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, lo ha detto in tutte le salse: bisogna accogliere i migranti. Posizione legittima, per carità. Ma a spese di chi? Già, perché a conti fatti lo slancio caritatevole della Chiesa non lo sostengono le casse del Vaticano.
Ma gli italiani.
A documentarlo sono i dati dell’ultimo rapporto della Caritas sulla "Protezione internazionale in Italia": a giugno 2016, il 17% degli stranieri accolti nel Belpaese erano presi in carico dalla Cei. Mica male. Anche perché di questi 23.201 immigrati che risultano nelle strutture religiose, solo 4.929 mangiano grazie a fondi ecclesiastici o donazioni. I restanti 18.272 (il 79%) la Chiesa li accoglie sì, ma usando i soldi dello Stato.

Eorum aetas

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Crisi della Chiesa: l'art. 1 della Dichiar. Conc. Nostra Aetate sulle religioni non-cristiane


Crisi della Chiesa:  Commento all’art. 1 della Dichiar. Conc. Nostra Aetate , sulle religioni non-cristiane

Sommario: 1. La considerazione ora “più attenta” delle religioni non-cristiane: una nozione ambigua.  2. La supposta “unificazione del genere umano”, artificiosa giustificazione della nuova considerazione per le religioni non-cristiane.  3. Un nuovo “dovere” della Chiesa:  promuovere l’unità tra i popoli ed “esaminare” ciò che essi hanno in comune e li spinge a “vivere insieme il loro comune destino”.  4. Il genere umano inteso arbitrariamente come “una sola comunità”, gratificato di un’unità vista nella prospettiva di una salvezza che non distingue più tra Eletti e Reprobi.  5. Non chiara la posizione del Cattolicesimo rispetto alle “varie religioni”. 


L’art. 1 di questa Dichiarazione, etichettato Introduzione, sembra riproporre l’insegnamento tradizionale della Chiesa, consistente nella conversione dei popoli e quindi del genere umano a Cristo, nell’opera missionaria per la salvezza delle anime.  Ma lo ripropone, sin dal primo capoverso, con una sfumatura nuova, che, ad un’attenta analisi, appare ambigua e gravida di possibili errori dottrinali.

I parenti sono come gli stivali


God Save the Queen


Una scelta tragicomica nella riforma liturgica ambrosiana


Ho letto con molto gusto in questi giorni di calura estiva tante “cose”, ma un paio di articoli mi si sono appiccicati addosso come i vestiti al corpo sudato per l’afa. Il primo è di Samuele Pinna, apparso proprio su questo sito il 24 luglio ( Ci salverà una reale spiritualità cattolica! L’Isola di San Giulio, madre Cànopi e le domande ineludibili ), dove ho potuto riprendere, mediante un ampio respiro, la bellezza e la necessità della spiritualità cristiana o, meglio – come afferma l’autore –, cattolica. Poi ho letto con gusto anche un pezzo di Aldo Maria Valli del 7 luglio (www.aldomariavalli.it).

In quelle righe si trattava del “caso” del “cattolico errante” costretto a spostarsi di chiesa in chiesa fino a trovarne una in cui la liturgia possa dirsi “decente” e, divenendo ormai stanziale per la partecipazione del rito (benché distante da casa), proporre ad altri la sua “scoperta”. Verso la fine si legge che «il cattolico errante ha tutto il diritto di mettersi alla ricerca di liturgie pulite, sobrie, essenziali, belle, efficaci». Come non essere d’accordo? Tuttavia, in questi giorni, mi ronzava intorno un pensiero fastidioso come le zanzare che non danno pace nelle caldi notti estive, nonostante fornellini e zampironi. Siccome è un pensiero “vero” e “verificato” ho dovuto indagare anche sulla sua bontà. Se, infatti, il battezzato “laico” (come si dice con orrido termine) può girovagare alla ricerca di luoghi di culto atti a permettere celebrazioni liturgiche se non ineccepibili almeno “sopportabili”, per alcuni sventurati preti questa possibilità è esclusa. Certo la famiglia del presbitero diocesano sono i propri parrocchiani, ma si sa, a volte, i parenti sono come gli stivali: più sono stretti e più ti fanno male… E magari c’è qualche povero sacerdote che non può celebrare bene a motivo non solo della scarsità d’aiuto nel fare un rito decoroso o perché il suo parroco (se non è parroco) è attento a tutto tranne che a “quello” (benché decida anche su “quello”), ma proprio a causa del rito stesso.

Una pietra scartata nella costruzione della Chiesa?


IL PERFIDO "ERRORE"
L’errore si diffonde con la perfidia. La commemorazione congiunta cattolica e protestante della sciagurata Riforma di Lutero. In questa babele di confusione dottrinale chi parla chiaro passa per reazionario oscurantista 
di Francesco Lamendola  






 Una volta si chiamava Apostolato della Preghiera e fu lo strumento con cui i gesuiti diffusero fra i cattolici la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Poi questa creatura è venuta loro a noia e hanno fatto del loro meglio per depotenziarla, minimizzarla, emarginarla. Hanno cominciato col cambiarle il nome: Rete Mondiale di Preghiera del Papa. È  perché proprio del Papa? Per sfruttare la popolarità mediatica di questo papa, Francesco: così la gente pensa subito a lui e non a cose del passato come il Sacro Cuore di Gesù, devozioni per vecchie zitelle ammuffite. Inoltre l’aggettivo “mondiale” fa subito pensare all’ecumenismo, al dialogo inter-religioso e a padre Sosa Abascal, il generale dei gesuiti, che si fa buddista fra i buddisti, e così via. Inoltre, come segnalato recentemente dal blog Chiesa e post concilio, ormai non si parla quasi più di consacrazione al Sacro Cuore, per la buona ragione che gli stessi responsabili del movimento invitano i suoi aderenti a servirsi di un altro linguaggio e, possibilmente, ad entrare in un altro “spirito”: più moderno, evidentemente, più aperto, più dialogante e bla, bla, bla. E ciò nonostante l’esplicita richiesta fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque.

Calunnia..calunnia..qualcosa resterà?

LE OSTINATE CALUNNIE DEL GENERALE
Foto: Arhivski snimak
Siamo veramente spiacenti di dover nuovamente inserire nel titolo di un'altra dichiarazione la parola “calunnia” e davvero ce ne scusiamo con gli stimati lettori. Ma come altrimenti potremmo definire questo ripetuto attacco nefando contro i Vescovi di Mostar, il precedente vescovo Pavao Žanić e l'attuale vescovo Ratko Perić? Ma, dopo la nostra - non solo secondo noi, ma secondo molti che hanno letto le nostre risposte – argomentata confutazione di tutte le calunniose menzogne, i protagonisti e i loro creatori non cedono. In questi giorni, senza i famosi 4,99 dollari, attraverso i social media e alcuni siti web locali e "nazionali", è stata offerta al pubblico un'altra insinuazione diffamatoria che calunnia i Pastori della Chiesa di Mostar. A differenza del primo "film", di cui gli autori sono un certo Drozd e un certo Bezael,  dietro ai quali c’è la casa di produzioni Nazareth, in quest’ultimo video appaiono solo il protagonista del film "Da Fatima a Medjugorje", il generale Maksimov, e un "giornalista" senza nome. Senza nemmeno un documento di prova, in una mezz'ora di conversazione, si ripropone tutto il fango del precedente "film". E senza la firma degli autori e delle menti, è evidente "da dove soffia il vento" e qual è l’obiettivo: mancando gli argomenti per contestare lo Spirito da cui i Pastori spirituali di Mostar sono stati guidati nella difesa della verità di Dio, della dignità della Madonna e dell'onore della Chiesa, i protagonisti ricorrono ad un malefico attacco  ad hominem che non ha alcun legame con la verità e la giustizia.

Ognuno ha i suoi Mosé..

I vescovi assolvono padre Zerai, ma dimenticano i favori agli scafisti

"Avvenire" blinda il prete eritreo coinvolto nelle chat segrete delle Ong. Eppure avrebbe fornito le coordinate dei barconi ai soccorritori

Guai a toccare le icone «buoniste» dell'immigrazione ad oltranza, che non fanno distinzioni fra veri profughi e clandestini.

Padre Mussie Zerai viene difeso a spada tratta dal quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, a tal punto che lo chiama don Mosè per avere aperto le porte del Mediterraneo ad un flusso di migranti giudicato insostenibile da gran parte degli italiani e dallo stesso governo.

Mira el dito!

Chiesa povera, tasche gonfie: anche la Cei finanzia la Scuola di Bologna (che fa finta di non saperlo)

Non solo Miur e Emilia Romagna. A sostenere le catto-progressista Scuola di Bologna c'è anche la Cei, che ha erogato nel 2016 35mila euro per uno studio sulle Chiese non in comunione con Roma. Soldi dell'8 per mille giustificati con il Progetto culturale, che, nonostante fosse già chiuso nel 2015, Melloni & co hanno sempre disprezzato sotto Ruini. Infatti di questo finanziamento non fanno cenno nelle richieste. Perché? Il sospetto di una gestione opaca e di una mancanza di trasparenza da parte dei ricchi cantori della Chiesa povera. La nostra inchiesta.