ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 2 agosto 2017

Il nemico non viene da fuori,è in casa

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LA CHIAMAVANO CHIESA CATTOLICA

      Le vicende dei giorni scorsi hanno mostrato la solida vitalità dello spirito italico adeguata al rafforzamento d’una dignità sconfessata dalla vacuità degli ideali morali e politici del Continente. Dopo l’ovvio e intrinseco interesse per la Brexit, l’emergenza migranti ha caratterizzato la valutazione delle proposte confluite nella deriva politica del predicar bene e razzolar male. La gestione degli eventi è sempre la stessa malgrado i vertici, gli incontri e i risultati protesi ad eludere la visione unitaria col bilanciamento di interessi votato al bene comune. Gli anfitrioni riuniti in “conclave” hanno girato tranquillamente le spalle alle capacità organizzative e alle conseguenze destabilizzanti legate alla pressione di matrice migratoria. Nessun sussulto, nessun ripensamento sulla mancata condivisione dei valori essenziali almeno nei casi di emergenza. Dicevamo che l’arretramento degli esponenti più elevati ha evidenziato l’incapacità di arginare il percorso migratorio e salvaguardare le incursioni legandole al solo diritto d’approdo nei lidi italiani. Il popolo italico, libero da pregiudizi ed in perfetta concordanza con i criteri economici di produzione e di consumo, deve confrontarsi con le aspettative ambigue e disunite dell’Istituzione Comunitaria. La straordinaria animazione nel rafforzamento dell’autonomia dei singoli Stati, in coincidenza con l’emergenza migratoria, ha mostrato il momentaneo ripristino della coscienza nazionale nel programmare gli eventi secondo le interpretazioni deformanti del bene individuale e particolare. Pertanto l’accavallarsi di incontri e di accordi infruttuosi converge sul fallimentare significato del termine Europa la cui (dis)unione conferma la fragilità degli apparati sottomessi al potentato germanico. Del resto la dinamica teutonica, nel dominio del Continente, si evolve sempre con la medesima efficacia emanando giudizi e condizioni ricadenti sulla pelle e sulla memoria genetica dell’infelice alleato di un tempo. Fuori da ogni controversia è bene appellarsi al conformismo che ci riporta non alla proiezione fantastica degli eventi ma allo stato di diritto, alle vicissitudini e al contesto storico della civiltà latina e cristiana ben disposta a “svezzare”, agli albori delle trasformazioni europee, le orde barbariche che scorrazzavano nelle foreste germaniche. Immersi nelle chiarificazioni il paradigma culturale e le attese morali, inoltre, ci riportano all’utilizzo di dati storici anche per verificare gli abusi diplomatici di un paio di secoli fa quando un certo Metternich (diplomatico austriaco) definì l’Italia: «una semplice espressione geografica». Ma questo non creò eccessivi grattacapi ai patrioti risorgimentali e alla Chiesa la cui concezione storica del sociale si è tradotta in feconda messianicità operativa. Scendere sul terreno delle valutazioni e tacere sarebbe puerile e sconveniente per cui ci sia consentita un’ultima annotazione prendendo in seria considerazione le attenzioni, il rispetto e l’incomposto rumore per qualche anfitrione nostrano, presente nell’attuale scenario politico. Diciamo solo che da tempo in Italia siamo abituati a sentire Benigni (il comico). Ci basta quello.

Dalla vocazione alla vaccazione

Se anche il divorzio diventa una vocazione 

Anche una assurda proposta che arriva dalla diocesi di San Miniato va purtroppo presa sul serio se da Roma si propone come modello il vescovo che dà il via libera all'educatore gay e civilunito, mentre si tiene in punizione un sacerdote che ha avuto il solo torto di difendere la famiglia e ricordare l'insegnamento di san Paolo sull'omosessualità.

Prendendo atto che separazioni e divorzi riguardano un numero sempre crescente di persone che pure frequentano la chiesa, «non si potrebbe pensare all’esistenza di una nuova “vocazione” allo stato di “separato”? (…) La croce, come redime e sublima l’amore umano fino a portarlo alla dignità di segno sacramentale dell’Amore del Padre, non può dare dignità e valore redentivo all’amore ferito, tradito, ucciso?».

A questa proposta, scaturita da una riflessione – dice lui – sulla Amoris Laetitia, è arrivato un anziano prete della diocesi di San Miniato, don Angiolo Falchi, che ha pensato bene di ricordare i suoi 50 anni di sacerdozio con questa bella trovata. «Lo stato di separato/a e divorziato/a considerato una vera e propria nuova vocazione nella Chiesa, da curare con tanto amore e dedizione come si fa con le altre vocazioni»: ve l’immaginate la prossima Giornata di preghiera per le vocazioni chiedere a Dio che mandi più separati e divorziati “santi” per testimoniare il Vangelo? In altri tempi ce la saremmo cavata con un sorriso e un invito a togliere il fiasco al reverendo. 

Sotto le apparenze della libertà

GIOVANI SOTTO ATTACCO          
I giovani sono sotto attacco, e nessuno sembra essersene accorto. Sono bersagliati da una pioggia torrenziale di messaggi negativi, demenziali, pericolosi, senza che nessuno si sogni di lanciare un grido d’allarme 

di Francesco Lamendola  


Uno dei danni, e non dei meno gravi, provocato dalla lunga egemonia marxista nella cultura italiana è stato quello di aver totalmente archiviato la questione giovanile in quanto fatto educativo che implica una responsabilità degli adulti, in favore di un volontarismo e di uno spontaneismo classista che si rifiutavano di cogliere il dato antropologico in se stesso.
Per quei cattivi maestri, l’importante era realizzare la società socialista, senza sfruttati e senza sfruttatori; i giovani non erano una categoria psicologica e morale, ma solo una massa di manovra da lanciare verso l’obiettivo politico; l’unica distinzione era ideologica, fra giovani di sinistra e giovani di destra: figli del popolo i primi, dunque potenzialmente e naturalmente “buoni” (versione aggiornata del “buon selvaggio” di illuministica memoria), figli di nessuno i secondi, meritevoli di essere ricacciati nelle fogne dalle quali erano malauguratamente emersi.

Che il giovane sia un soggetto in evoluzione, esposto a mille suggestioni e a mille contrastanti influssi; che sia necessario e doveroso, per l’adulto, rispettarne la specificità, i tempi e i modi della crescita, pur assumendosi la responsabilità di indirizzarlo e di guidarlo; che sia necessario aiutarlo a divenire quel che deve divenire, quel che ogni uomo dovrebbe divenire per essere pienamente una persona e non un mero individuo, tutto questo sembrava ininfluente o, peggio, paternalistico e reazionario; la cultura egemone di sinistra oscillava tra un concezione ideologica fortemente impegnata e militante, tendente a ridurre ogni cosa sotto la categoria della politica, ed una pseudo-libertaria ed anarcoide, pienamente fiduciosa nel fatto che il ragazzo sappia e possa indirizzarsi da se stesso verso il bene e verso il giusto.

È degno di nota il fatto che, quando la marea marxista era al culmine, la cultura cattolica ne risentì fortemente l’influenza e molti teologi e filosofi cristiani si misero a flirtare con essa (un nome per tutti: Giulio Girardi, promotore del movimento “Cristiani per il socialismo” e antesignano della “teologia della liberazione”); anche il pensiero educativo cattolico “di sinistra” ne fu molto influenzato e non è difficile cogliere in taluni aspetti della pedagogia di don Lorenzo Milani, ad esempio - valga per tutti la «Lettera a una professoressa» - degli accenti di lotta di classe dura e intransigente, a fronte di un silenzio quasi totale circa la specificità del messaggio evangelico fondato sull’amore, sul superamento misericordioso delle logiche oppositive, a livello sociale e politico così come a livello individuale e personale; per non parlare della sconvolgente novità del Dio-uomo che muore e risorge per amore gratuito degli uomini.

Se ne infischiano allegramente

Il Foglio in croce tra l’osservanza sionista e l’ateismo devoto-cristiano.
28 aprile 2017: un incontro storico.
Non riesco a spiegarmi se non con una prestazione di carattere commerciale i toni sionisti sfegatati da parte di una serie di testate e giornalisti italiani, fra cui certamente primeggia Il Foglio prima di Giuliano Ferrara e ora di Cerasa. Una volta Brunetta disse del Foglio che non fa una lira di utile, e quindi non è certo dalla vendita in edicola che trae i suoi proventi. Il giornalista tedesco Udo Ulfkotte, morte di salute a 56 anni, ha detto cose tanti terribili quanto documentate su quello che è la condizione della stampa europea, tedesca, italiana. Un lettore un poco appena accorto lo sa bene, ma averne conferme dall'interno dello stesso mondo giornalistico, delle vere e proprie confessioni, ha la sua indubbia importanza. Un mio amico giornalista, grande giornalista che conosceva bene i deserti mediorientali, mi aveva già rivelato i retroscena del mondo giornalistico e le tecniche in uso per la corruzione degli operatori dell'informazione. Non solo Noi lo sappiamo, ma Loro sanno che Noi lo sappiamo e se ne infischiano allegramente. Ciò che a Loro interessa è che l'Unica Narrazione resta la Loro e nessuna voce contro possa sentirsi o leggersi.

Una mentalità catto-fluida


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SENSO DEL PUDORE, MARCO TARQUINIO, DON MARIO MARCHIORI

Due episodi gravi del diffondersi di una mentalità catto-fluida. Il primo riguarda il direttore di ‘Avvenire’ e il caso di Charlie Gard, il secondo don Mario Marchiori, parroco di San Defendente a Ronco di Cossato (Biella). I cattolici si preparino alla resistenza ideologica attiva, in nome della Dottrina sociale, dentro la Chiesa italiana.

E’ ormai passato qualche giorno: e altri hanno già scritto abbondantemente sui temi di questo articolo. Non vorremmo però che quanto successo fosse obliato in fretta, come è d’uso in questa nostra ‘civiltà’ comunicativa che divora in poche ore quanto produce. Su tale voracità  - che induce inevitabilmente a ‘dimenticare’ i singoli episodi - contano naturalmente anche i protagonisti in negativo di fatti che accadono nel mondo ecclesiale e che oggettivamente suscitano grande dolore e grave scandalo tra un numero crescente di fedeli che si rifiutano di picconare i valori non negoziabili della dottrina sociale cattolica.

‘Ab imis et ab intus’

SILENZIO DI BERGOGLIO INCOERENZA DEI 4 CARDINALI 





È notizia di una lettera, inviata al Papa lo scorso 25 aprile, con cui i 4 cardinali Caffarra, Brandmüller, Burke e Meisner (morto nel frattempo il 5 luglio di quest’anno), noti per aver avanzato 5 ‘dubia’ sul testo della Esortazione apostolica ‘Amoris laetitia’, hanno reso nota una richiesta di  udienza rimasta, però, senza risposta. Su questa circostanza, che tanto scalpore ha suscitato in seno alla comunità ecclesiale cattolica, la nota rivista Radici Cristiane (n. 126, luglio/agosto 2017), a firma del suo direttore, il prof. Roberto De Mattei, pubblica un intervento in cui si descrive e si segnala il rischio che il perdurante silenzio papale possa provocare uno stato confusionale foriero di ancor più gravi dissesti.

Una particella di mondo

 2 AGOSTO
SANTA MARIA DEGLI ANGELI ALLA PORZIUNCOLA
Solennità

 Perdono d'Assisi 

LETTURE: Sir 24, 1-4. 22-31; Lc 1,46-55; Gal 4, 3-7; Lc 1,26-33


 Il serafico Padre Francesco, per il suo singolare amore verso la Beatissima Vergine, ebbe sempre particolare cura della chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli, chiamata anche Porziuncola. Qui egli prese stabile dimora con i suoi frati, qui diede inizio con santa Chiara all’Ordine delle Clarisse, qui concluse il corso della sua mirabile vita.
Per questa Cappella il santo Fondatore ottenne da papa Onorio III la storica indulgenza, che i Sommi Pontefici confermarono successivamente ed estesero a numerose altre chiese.
Per questi gloriosi ricordi l’Ordine serafico celebra con gioia la festa di Santa Maria degli Angeli.

Questo luogo è veramente santo e abitato da Dio

Non avrebbero potuto idearlo “meglio”?

 GESU' RISORTO E SUA MADRE       
Ma è proprio vero che il Cristo risorto non si è mostrato a sua Madre? Se fosse solo un mito come gli studiosi “progressisti” affermano non si capisce perché i suoi astuti costruttori non avrebbero potuto idearlo “meglio” 

                 di Francesco Lamendola  
  

Non moltissimo tempo fa, nel presentare il solito libro di matrice “progressista”, all’interno del solito programma culturale “progressista”, sul solito canale televisivo “progressista” (e cioè quanto mai fazioso e scorretto, visto che la televisione di Stato viene finanziata con il canone che pagano tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento politico e culturale), è stata sostenuta la tesi che Cristo risorto avrebbe dovuto mostrarsi a sua Madre, perché così avrebbe fatto, al suo posto, chiunque di noi; e che il silenzio dei Vangeli a questo proposito equivale ad una negazione del fatto.
A parte il tono saputo e quasi frivolo con cui sono state trattate questioni di tale portata, e a parte l’ovvia obiezione che «le vie del Signore non sono le vie degli uomini», per cui è cosa vana chiedersi cosa avrebbe dovuto fare Cristo in quella determinata circostanza, sembra che a quei signori e a quelle signore sia sfuggito proprio l’essenziale: e cioè che l’apparente “improbabilità” della mancata apparizione a Maria gioca appunto a favore della attendibilità, e quindi della storicità, dei Vangeli.