ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 29 luglio 2017

Il diavolo, comunque, è instancabile.

VERITA' E SELEZIONE DEI MIGLIORI

    La ricerca della verità crea la selezione dei migliori. Abbiamo deriso e svalutato per decenni l’idea che la verità esiste. E applaudito qualunque imbecille che gridasse che esistono tante verità quanti sono gli esseri umani                                                                                                                            di Francesco Lamendola  
    

  
È un errore pensare che la ricerca della verità sia una cosa che riguarda solo poche persone, cioè i filosofi di professione, mentre la gran parte degli esseri umani ha cose più concrete e più importanti da sbrigare, come sbarcare il lunario, mantenere una famiglia, occuparsi dell’educazione dei bambini e dell’assistenza ai vecchi. Al contrario, non c’è nulla che sia più importante della verità, nulla che venga prima di essa. E, del resto, la ricerca della verità non è un’altra cosa rispetto alle normali e necessarie attività della vita quotidiana, ma è la stessa cosa, solo fatta con piena ed intera consapevolezza, laddove, molto spesso, quelle attività vengono espletate alla meno peggio, come si sa e come si può, cioè senza consapevolezza autentica di quel che si sta facendo, e del perché lo si stia facendo.
Ma facciamo un passo alla volta. Una società sana è una società nella quale le singole persone cercano di realizzare il loro fine individuale, ma anche il fine proprio dell’essere umano: nella quale, cioè, ciascuno è aiutato a trovare e costruire se stesso, non solo come un atomo disperso e isolato, ma come parte della famiglia umana, dalla quale riceve gli strumenti per diventare ciò che deve essere, e alla quale restituisce, a sua volta, tali strumenti, nelle persone dei propri figli, amici, colleghi, eccetera. In una società di questo genere, la verità è percepita come un elemento essenziale per orientarsi nella vita, sia a livello individuale, sia a livello collettivo: il solo fatto di credere che essa esiste crea una interazione virtuosa fra il singolo individuo e la società nel suo insieme, a cominciare dalla sua cellula fondamentale e naturale, che è la famiglia. Ovviamente parliamo della famiglia vera, quella formata da un uomo, una donna e, possibilmente, dei bambini; non delle sue sconce contraffazioni odierne, e meno ancora di una famiglia “aperta”, “fluida” e fluttuante, secondo gli umori e gli orientamenti psicologici e quelli sessuali, più o meno transitori, più o meno durevoli, dei suoi membri.

E questa é casa mia, gospa o non gospa la devi piantàr


                                      https://www.youtube.com/watch?v=7Vh5UjL7WA8

La forza di Medjugorje va oltre il riconoscimento del Vaticano

Giuseppe Colombo/Huffpost
Il giudizio di Papa Francesco, chiamato a pronunciare la parola definitiva sull'autenticità delle apparizioni a Medjugorje, segnerà inevitabilmente uno spartiacque nella valutazione che non solo la Chiesa, ma anche i pellegrini, faranno di un luogo di preghiera che dal 1981 registra migliaia di visite ogni anno. Il "marchio" del Vaticano sdoganerebbe per sempre Medjugorje, mettendola sullo stesso piano dei santuari che sono nati dalla stessa matrice, quella cioè delle apparizioni mariane: Lourdes e Fatima. Ma non è affatto detto che la forza spirituale che pervade quel piccolo centro sulle colline della Bosnia-Erzegovina dipenda, in modo esclusivo, dalla decisione della Santa Sede.

Secondo i desideri del loro cuore

Ditemi voi se questa è Chiesa cattolica!

Alcuni giorni orsono mi sono imbattuto in un messaggio di padre James Martin. Sono rimasto pietrificato. Cercando di saperne di più su questo sacerdote (gesuita, è stato nominato nell'aprile 2017 consulente della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede! ) ho scoperto altri scritti e dichiarazioni dal contenuto osceno, del tipo: "Alcuni Santi erano gay", "In Paradiso saremo salutati da uomini e donne Lgbt"... e mi fermo qui perchè è tutto un richiamare la tanto "misericordiosa" pastorale di papa Bergoglio e il suo ambiguo "Chi sono io per giudicare?". Pare che un numero enorme di sacerdoti, oggigiorno, sia su questa linea... 

“Tuttoattaccato”…?


UNA CHIESA È ANCORA UN LUOGO SACRO? I PRETI CHE NE PENSANO? LA BONINO, E UN PICCOLO EPISODIO ALTROVE…


Un lettore di Stilum Curiae ci ha mandato una serie di fotografie e una piccola storia. Una compagnia probabilmente amatoriale di teatro-danza organizza con l’appoggio del comune e evidentemente dei responsabili di Chiesa uno spettacolo che ha come palcoscenico il sagrato di una chiesa in provincia di Parma. Il problema è che come backstage viene usata la chiesa stessa; con tutta la libertà che un backstage comporta: comprese ragazze in slip e reggiseno.

Un’ottusa ‘hybris’

Senzaparole


Pubblicato da 

http://querculanus.blogspot.it/2017/07/senzaparole.html 

A Dio piccolo Charlie:il nuovo Stato eugenetico
ha deciso che è legale uccidere un disabile
Charlie è stato ucciso. Ha combattuto su questa terra prima che un’umanità spietata gli staccasse la ventilazione. Morto soffocato nel lettino di un hospice lontano da casa. Messo a morte perché questo nuovo Stato eugenetico ha deciso che è legale uccidere un disabile. 
di Ermes Dovico

Un generalato più che un pontificato


Non è più il Santo Curato d’Ars il modello di prete della “nuova Chiesa”

È più che mai evidente che a papa Francesco — il cui governo della Chiesa assomiglia più ad un generalato che ad un pontificato — piace come modello di sacerdote quello che viene chiamato il “prete scomodo”, ovvero quel prete politicamente corretto che non ama la Chiesa cattolica così com’è, ma vuole cambiarla. Eppure i pontefici degli ultimi 150 anni, immediati predecessori di Francesco, hanno indicato in San Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, il modello del sacerdote cattolico, fedele a Cristo e innamorato della Chiesa.

L’anello debole che ha ceduto


IL TRADIMENTO PEGGIORE
Neochiesa modernista il tradimento peggiore. La costruzione giorno dopo giorno di una neochiesa modernista e progressista sulle rovine della vera Chiesa ha rappresentato forse il tradimento più subdolo e più perfido 
di Francesco Lamendola  


La Chiesa odierna è massicciamente infiltrata dal modernismo; la cultura cattolica odierna è impregnata d’idee moderniste: al punto che ci si può domandare se si possa parlare ancora dell’una e dell’altra come se siano ancora se stesse, benché alterate, o se non siano già diventate qualcos’altro: una neochiesa modernista e una cultura falsamente cattolica, ma anch’essa, in sostanza, modernista. Fare una diagnosi esatta è di fondamentale importanza, anche  e soprattutto in vista di una possibile terapia. Se si scambia una polmonite doppia per un banale raffreddore, si rischia di compromettere la vita del paziente. Dunque, è essenziale capire se la Chiesa è stata infiltrata dal modernismo o se il modernismo ha inglobato in sé la chiesa e ne ha fatto una cosa sua (e, a questo punto, la scriviamo con la lettera minuscola), cioè una cosa tutta umana; e se la cultura cattolica odierna ha subito il fascino e le suggestioni del modernismo, magari – e almeno in parte - senza accorgersene, oppure se la cultura modernista ha divorato, un boccone alla volta, quella cattolica, lasciando sussisterne soltanto l’involucro. Ma c’è un’altra domanda, ancora prima di queste, che è di fondamentale importanza per formulare la diagnosi e prescrivere l’eventuale terapia: quale sia l’anello debole che ha ceduto, permettendo dapprima l’infiltrazione, poi una vera e propria invasione e occupazione, da parte del modernismo; in che cosa, esattamente, la Chiesa e la cultura cattolica abbiano abbassato la guardia e si siano lasciate sorprendere. Perché, in apparenza, fin verso la metà del XX secolo, entrambe sembravano salde e vitali; entrambe avevano una spiccata coscienza di sé, una autonomia, una fierezza, si vorrebbe dire, che poi si sono squagliate come nebbia al sole. E che si sia verificata una invasione, e, successivamente, una occupazione, non c’è dubbio: Jacques Maritain, che pure è stato uno dei massimi ispiratori del Concilio Vaticano II, nel 1966 – cioè appena un anno dopo la sua conclusione – scriveva, sconsolato, nel libro Il Contadino della Garonna, che, in confronto al modernismo penetrato allora nella Chiesa, quello dei primi del Novecento, condannato da Pio X con l’enciclica Pascendi, era stato una semplice febbre da fieno. E ne è corsa di acqua sotto i ponti, e pure di modernismo, dal 1966…

Morti che parlano e camminano

 
La sindrome dell’eletto
Non si creda che ce l’abbiamo con qualcuno in particolare: sono semplici osservazioni di vita su un difetto che si riscontra fra militanti di fronti opposti, ma accomunati da atteggiamenti analoghi. Proviamo, per cominciare, a fare una breve lista di sintomi caratteristici (simili nella sostanza e differenziati nell’apparenza), descritti con brevi proposizioni alla prima persona singolare, quasi dando voce ai segreti pensieri di due rappresentanti delle rispettive categorie.
- Mi faccio la legge a modo mio; decido io quali norme osservare e quali no.
- Nel sistema che ho in tal modo costruito, osservo con il massimo scrupolo le più piccole regole, ma il mio cuore può pure essere di ghiaccio verso Dio e verso il prossimo.
- Può anche non importarmi nulla dell’amore, l’importante è che io mi senta a posto.
- Qualsiasi cosa faccia o non faccia, ho sempre una giustificazione.
- Chi non ha esattamente le mie idee, anche in cose secondarie o inessenziali, è eretico, perché mette in discussione il mio sistema.
- Tutto mi è dovuto, mentre io non devo niente a nessuno.
- Mi faccio la legge a modo mio; decido io quali sono i veri valori.
- Nel sistema che ho in tal modo costruito, sono convinto di avere tanto amore per il mondo e per il prossimo quanto più i miei princìpi sono trasgressivi.
- Può anche non importarmi nulla della correttezza, l’importante è che io mi senta a posto.
- Qualsiasi cosa faccia o non faccia, ho sempre una giustificazione.
- Chi non ha esattamente le mie idee, anche in cose secondarie o inessenziali, è reazionario, perché mette in discussione il mio sistema.
- Tutto mi è dovuto, mentre io non devo niente a nessuno.