ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 24 luglio 2017

Nuoce gravemente alla salute!

BERGOGLIO MEGLIO DEL PROZAC

Bergoglio è meglio del Prozac. Contro il logorio della vita moderna: volete un consiglio per vivere sereni e da buoni cristiani? Adottate un po’ di sano menefreghismo: parola di papa. Di papa Bergoglio, naturalmente 
                                                                                                                                                                       di Francesco Lamendola  


Volete un consiglio per vivere sereni e da buoni cristiani? Adottate un po’ di sano menefreghismo: parola di papa. Di papa Bergoglio, naturalmente. Niente penitenza, né preghiera, né meditazione, né digiuno, e neppure opere buone: roba d’altri tempi, di altre ere geologiche, visto che implica il soccorso divino, oppure da praticare solo in dosi omeopatiche; in compenso, l’arte, esclusivamente umana, di fregarsene un po’ delle cose. Magari anche più di un po’, a giudicare dallo stile abituale di colui che distribuisce queste pillole di saggezza.
Non è certo la prima volta che il papa regnante ci somministra i suoi consigli contro il logorio della vita moderna (come recitava lo slogan pubblicitario di un Carosello di tanti anni fa, quello del liquore Cynar); invece di parlare di Dio, di Gesù Cristo, dell’anima immortale, della Grazia e del peccato, del pentimento e del giudizio, della vita eterna, dell’inferno e del paradiso, tutte cose d’altri tempi e che non interessano più a nessuno, tanto meno a lui, che ha ben altro di cui occuparsi, ci ammannisce consigli su come tenere a bada lo stress, il grande nemico della nostra pace interiore. Perché il nemico della pace del cristiano è lo stress, come sanno tutti; non certo il fatto di tenersi lontani da Dio; non la tentazione, non il peccato, non il rimorso, non la mancata espiazione del male commesso, non la consapevolezza della propria fragilità, non l’eredità dei nostri progenitori Adamo ed Eva, e neppure la presenza del diavolo, che, simile a un leone ruggente, se ne va in giro cercando anime da divorare: no di certo. Tutti questi pensieri e sentimenti amareggiavano la vita dei cristiani di molti secoli fa, e sono proprio quelli che hanno reso così triste e opprimente l’atmosfera sociale del Medioevo, come ben sanno tutte le persone colte che, del Medioevo, conoscono Il nome della rosa di Umberto Eco e, forse, qualche puntata di Superquark della premiata ditta Piero & Alberto Angela. Il vero nemico della pace, per un cristiano, è lo stress: l’affaticamento per il troppo lavoro, per la supercompetizione in ufficio, per l’eccesso di traffico urbano, per l’inquinamento acustico, per le cattive abitudini alimentari, e così via. Comunque, ecco i quattro aurei consigli di papa Francesco per combattere questo pericolosissimo avversario della nostra pace e del nostro benessere: essi sono, nell’ordine: 1) un po’ di relativismo “all’italiana”; 2) rivolgersi a san Giuseppe; 3) per chi ha la strana abitudine di praticare l’ascesi, farlo solo nelle giuste dosi, cioè senza strafare; 4) non essere attaccati ai soldi.

Se il Papa continua a fare il gesuita

Un metodo ancora valido?



Sono stati già versati fiumi d’inchiostro sulla foto che ritrae il Preposito generale della Compagnia di Gesú, Padre Arturo Sosa, in preghiera in un tempio buddista. Che altro aggiungere a quanto è stato scritto? A parte una grande tristezza per il declino di un Ordine glorioso, al quale per diversi motivi sono indissolubilmente legato, mi pongo una domanda: Ma come è stato possibile? Come è possibile che un Ordine religioso, che Sant’Ignazio ha voluto edificare sul solido fondamento degli esercizi spirituali, del silenzio, dell’orazione e del discernimento, potesse arrivare a questo punto?


Come l’arianesimo, o peggio?

Interpretazione del Concilio Vaticano II
e della sua relazione con la crisi attuale della Chiesa

di Mons. Athanasius Schneider


Articolo pubblicato sul sito spagnolo Adelante la Fe


Pubblichiamo il seguente articolo sia per l'interesse che riveste la posizione critica di Mons. Schneider nei confronti della crisi che attanaglia la Chiesa cattolica, sia per le posizioni qui espresse dal vescovo ausiliare di Maria Santissima in Astana (Kazakhstan). La lettura di questo articolo permette di comprendere la forma mentale di tanti vescovi cattolici conservatori, com'è Mons. Schneider, i quali tengono la loro posizione sulla base del riconoscimento positivo del Vaticano II. Essi disconoscono la perniciosità di questo Concilio, che è stato il punto di arrivo di un processo teso a distruggere la Chiesa cattolica per sostituirla con una neochiesa più o meno protestante e in palese rottura con duemila anni di storia e di insegnamento della Chiesa cattolica.
Il fatto che Mons. Schneider, come ha fatto altre volte, auspichi il rientro della Fraternità San Pio X nella ufficialità della Chiesa attuale, non deve ingannare circa le reali intenzioni dei vescovi conservatori. Come dice qui Mons. Svhneider, il rientro della Fraternità agevolerebbe l'instaurazione di un clima atto a sviluppare un dibattito costruttivo circa il valore e la portata dei documenti dei Vaticano II.
Sono passati 50 anni, eppure ancora si parla di dibattito teologico, senza rendersi conto che l'unica soluzione alla crisi che attanaglia la Chiesa sta nella cassazione di questo nefasto Concilio, esattamente come la crisi ariana del IV secolo, qui richiamata da Mons. Schneider, venne risolta con la cassazione dell'Arienesimo.
Non ci sono soluzioni intermedie e ancor meno soluzioni “canoniche”: il rientro della Fraternità San Pio X nell'ufficialità della Chiesa attuale non sarebbe un bene per la Chiesa, ma solo un triste destino per la Fraternità.


Ad Minora!!

Otto per mille, in caduta la Chiesa cattolica In 3 anni oltre un milione di  firme in meno  

ilmesaggero


(Giusy Franzese) Lo potremmo definire l'effetto melting pot sulle dichiarazioni dei redditi. In particolare sulla scelta  della destinazione dell'8 per mille dell'Irpef. Ebbene, pur continuando a incassare l'assegno  nettamente più sostanzioso, la chiesa cattolica in questi ultimi anni sta perdendo donatori. Crescono  invece le altre religioni, buddisti soprattutto. I dati emergono dalle analisi statistiche del Ministero  dell'Economia e delle Finanze. Naturalmente l'Italia resta un Paese per la stragrande maggioranza cattolico. 
 Nel 2016 (ultimi dati  disponibili relativi ai redditi 2015) tra le 17 milioni e 443.907 scelte valide (il 60% dei contribuenti  non fa nessuna scelta), quasi 14 milioni di contribuenti pari all'80% delle scelte valide ha voluto  destinare il suo 8 per mille Irpef alla Chiesa cattolica. Ma nel 2014 erano 15 milioni e 181.000. 


Ci mancava giusto un cinghiale del bosco

Se il Papa è un drago, un elefante o un orso


Il nuovo libro di Agostino Paravicini Bagliani, edito da Einaudi, analizza storia e simboli dell’antica tradizione che per secoli ha associato animali e romani Pontefici


Colombe, draghi, serpenti, cavalli, asini, muli, pecore, agnelli, cammelli, tori, pappagalli, fenici , pavoni, aquile, grifi, unicorni, cervi, cani, lupi, conigli, scimmie, tartarughe, volpi, ghepardi, leoni, leopardi, orsi, rinoceronti, elefanti e romani pontefici. È una tradizione antica e ininterrotta, quella che apparenta animali reali e immaginari (decine e decine, ma solo alcuni rilevanti) e Papi (non pochi) in un rapporto simbolico e metaforico, ora coerente, ora mutevole. Ma tutti questi animali in quale modo nel tempo hanno accompagnato l’autoaffermazione simbolica del papato? O, al contrario, come sono stati usati - e da chi - per attaccare o delegittimare i “Vicari di Cristo” e le loro aspirazioni? Se è vero che alcune associazioni fanno parte della memoria collettiva (si pensi alla colomba simbolo dello Spirito Santo, che ispira e legittima le elezioni; ai Papi a cavallo raffigurati da grandi maestri, magari con gli imperatori a tener le briglie, e più tardi anche la staffa; ad animali esotici come il leone o l’elefante presenti davvero nei serragli papali o metafore di profili immaginari di Pontefici), altri accostamenti invece richiamano animali - pavoni, fenici, grifoni, leopardi - di cui si è perduto il significato o la storia. 

In ogni caso di tratta di animali tutti legittimati a stare dentro un “bestiario del Papa” . Con la loro presenza reale . Con la loro carica simbolica da decifrare. 

Un’immensa confusione pastorale

DEPOSITUM CUSTODI

 
Depositum custodi: custodisci il deposito della fede. Il testamento di Pio XII e la demolizione sistematica, implacabile e incalzante della dottrina: un’immensa confusione pastorale; un’anarchia liturgica pressoché totale
 di Francesco Lamendola  




Negli ultimi anni della sua vita, e già seriamente ammalato, Pio XII, nel congedare un presule, gli raccomandò, quasi una sorta di testamento spirituale, di tener saldo il deposito della fede: quella fede che egli aveva costantemente corroborato con centinaia e migliaia di discorsi - la raccolta completa consta di venti volumi - e ben quarantatre encicliche: tale era l’importanza che quel pontefice attribuiva alla dottrina, a differenza dell’attuale, che la considera una cosa da fanatici (vedi omelia di Santa Marta del 19 maggio 2017); e non a una dottrina qualsiasi, ma alla vera, sola, sana e santa dottrina della Chiesa cattolica, vale a dire il Magistero di sempre, fondato sulle due basi granitiche della divina Rivelazione: la Scrittura e la Tradizione.
L’episodio è stata raccolto dal cardinale Siri nel corso di una commemorazione del defunto pontefice (Giuseppe Siri, Pio XII a 25 anni dalla morte, discorso tenuto nel’Aula del Sinodo l’8 ottobre 1983; cit. in Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli, un uomo sul trono di Pietro, Milano, Mondadori, 2007, p. 525):

La dimensione di custode della tradizione è sottolineata anche dal cardinale Siri: “Questa opera magisteriale si volse in più direzioni tra loro collegate. La prima fu quella della verità rivelata. Essa è intoccabile. Quando Pio fu gravemente ammalato, nel 1954, ricevendo per brevi istanti un prelato e stringendogli le mani, disse: “Depositum custodi” [“Custodisci il deposito della fede”], Paolo, Prima lettera a Timoteo, 6, 20; n.d.a.]. Lui era la scolta vigilante. Della Rivelazione toccò in maniera decisa i punti fondamentali, intaccati i quali, tutto poteva essere intaccato. Questa opera magisteriale fu disegno e non pura casualità”.

L “opera“ che sta compiendo



MARTINI, IL CONCLAVE E PAPA BERGOGLIO. CI HA SCRITTO UN PEZZO GROSSO, CON UNA SUA TESTIMONIANZA.

Cari amici del blog, ieri ho avuto una sorpresa. Avete letto – e alcuni di voi anche discusso – il messaggio che mi ha mandato don Ariel Levi di Gualdo. Ho trovato nella mia casella di posta una lettera scritta da un Pezzo Grosso; un nome molto noto, un cattolico, che però non ha niente a che fare direttamente con il Vaticano o la Cei. Ve la giro. E approfitto dell’occasione per ricordare che Stilum Curiae, ospita contributi esterni perché gli sembrano interessanti. Non perché li condivida in tutto o in parte; se sembra che possano arricchire la nostra informazione e dibattito trovano spazio in questo piccolo blog.

Perché, da soli, voi non potete fare nulla...

UNA SINISTRA COMMEDIA

«Una sinistra commedia di tremila buoni a niente». Di cui la maggior parte, sebbene porti la croce d’oro sul petto non crede né alla Trinità né alla Vergine: il “pesante” e profetico j’accuse del 1964 di monsignor Romeo 
di Francesco Lamendola  





Monsignor Antonino Romeo (Reggio Calabria, 8 giugno 1902-ivi, 22 settembre 1979), insigne biblista e professore di Sacra Scrittura, autore d’una quantità di opere scientifiche e lucido, intrepido campione della sana esegesi cattolica contro le deviazioni e le aberrazioni moderniste, provenienti soprattutto dalle facoltà cattoliche tedesche degli anni ’60, è una figura oggi pressoché dimenticata. Anzi, peggio che dimenticata: è una figura che viene ricordata quasi solo per una intervista, a proposito del Concilio Vaticano II, allora in corso: un giudizio che aveva immediatamente suscitato uno scandalo enorme, che aveva fatto indignare e infuriare tutti i progressisti e che non gli è mai stato perdonato (oh, sanno essere estremamente rancorosi e vendicativi, questi progressisti che hanno sempre in bocca la misericordia di Dio e invocano sempre la comprensione, il dialogo, la pace, la solidarietà e l’inclusione nei confronti dell’universo mondo). Eppure quest’uomo era un gigante, e la neochiesa modernista ha fatto in modo di appenderlo alla croce di quel giudizio, che, nella prospettiva dei progressisti, concentra in sé tutta l’ottusità, l’acredine, l’incomprensione dei “tempi nuovi” che essi, invece, annunciavano, e che vollero imporre al Concilio stesso e alla Chiesa tutta, negli anni seguenti. Poiché, sostanzialmente, sono riusciti nell’intento, e si sono impossessati di quasi tutti i centri nevralgici della Chiesa, e di quasi tutta la stampa e l’editoria cattoliche, sono liberi di raccontarci le cose in regime di monopolio, praticamente senza contraddittorio; e la figura di monsignor Romeo è stata seppellita per sempre sotto un cumulo di disapprovazione così grande, da non poterne essere mai più liberata. E invece, è proprio quel che noi vorremmo poter fare.
Innanzitutto, vediamo di che cosa si tratta, quale fosse il giudizio incriminato. Il 14 ottobre 1964, il giornale Le Monde di Parigi riproduceva, dopo Il Giornale d’Italia, la seguente dichiarazione di monsignor Romeo, che veniva definito il capofila, nella Curia romana, dell’opposizione al Concilio (cit. in: Neophytos Edelby, Il Vaticano II nel diario di un vescovo arabo, a cura di Riccardo Cannelli, Cinisello Balsamo, Milano, Edizioni San Paolo, 1996, p. 255; ma la frase è riportata anche più recentemente, nel libro di Roberto De Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Torino, Lindau, 2010): Il Concilio è una sinistra commedia di tremila buoni a niente, di cui la maggior parte, sebbene porti la croce d’oro sul petto, non crede né alla Trinità, né alla Vergine.