ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 18 luglio 2017

Di colpo, “senza preavviso”

13 luglio 1917: l'apparizione che ha segnato un secolo

A cento anni dal segreto di Fatima
di Massimo Viglione



Oggi è il 13 luglio 2017. Può a molti sembrare una data senza significato, e intendo riferirmi anzitutto ai cattolici, non esclusi quelli che oggi vengono definiti “tradizionali”, per il mero fatto che ancora credono nello stesso Dio dei loro padri. Eppure non è così.
Oggi sono cento anni dalla terza apparizione della Vergine a Fatima. Tutti pensiamo sempre alla ricorrenza del 13 maggio o, al massimo, a quella del 13 ottobre, l’ultima, quando avvenne il celeberrimo miracolo della danza del sole dinanzi a 70.000 persone. Ma, in realtà, di quelle sei apparizioni la più importante, la più decisiva, fu quella del 13 luglio, quando ai tre pastorelli la Madre di Dio volle rivelare il grande segreto, suddiviso in tre distinte parti: la visione fisica, materiale, dell’inferno, descrittoci in maniera terribile da suor Lucia come oceano di fuoco dove nuotano le anime dei dannati; l’annuncio delle catastrofi del XX secolo; e quello che è rimasto nella memoria collettiva come il celeberrimo “terzo segreto di Fatima”.
Pertanto, oggi sono appunto esattamente cento anni dalla rivelazione da parte del Cielo del segreto più importante della storia della nostra epoca.

La società che abortisce se stessa

IMMIGRATI E L'ELDORADO ITALIA

Migranti: Se sono un "arricchimento" perchè gli altri non li vogliono. Alla fine il bubbone è scoppiato sommersi come siamo dai numeri di un’invasione: l’intera Africa guarda ormai all’Italia come all’Eldorado 
di Michele Rallo  


  
Alla fine, il bubbone è scoppiato. E non poteva non scoppiare, sommersi come siamo dai numeri di un’invasione ormai incontrollata e incontrollabile, con una barca di miliardi bruciati in “accoglienza”, con i centri di raccolta sul punto di esplodere, con le stazioni e i giardini pubblici divenuti bivacchi, con gli ospedali al collasso, con le forze di polizia in ginocchio, con la minaccia di sommosse e rivolte che non saremmo in grado di fronteggiare.
L’intera Africa guarda ormai all’Italia come all’Eldorado, dove ti prendono, ti alloggiano, ti nutrono, ti vestono, ti regalano biciclette, telefonini e internet col wi-fi, dove se rubi non vai in galera (e magari i derubati ti devono risarcire), dove non ti possono più espellere neanche se sei un terrorista (grazie a un emendamento PD alla legge sulla “tortura”), e dove – ciliegina sulla torta – il governo vuole dare la cittadinanza ai tuoi figli (e poi anche ai padri col “ricongiungimento familiare”).

Il pericolo é il suo mestiere

Papa Francesco: “Il rapporto diretto con Gesù è pericoloso”

                    
Papa Francesco è stato ripreso dalla telecamera mentre tentava di dirigere il suo gregge lontano da Gesù Cristo, avvertendo che “avere un rapporto personale con Gesù è pericoloso e molto dannoso”.
Rompendo con secoli di tradizione cristiana, Papa Francesco ha dichiarato a Roma davanti ad una folla di 33.000 cattolici che “un rapporto personale, diretto e immediato con Gesù Cristo” debba essere evitato a tutti i costi, suscitando timore di essere un papa illegittimo con un programma sinistro.
Il discorso, avvenuto il 25 giugno, è semplicemente l’ultimo annuncio scandaloso del Papa liberale.

La Dottrina divide?

PERSERVARE LA "VERA" DOTTRINA
Preservate l’integrità della dottrina, ammoniva san Pio X; il che è la stessa cosa che dire: Non allontanatevi mai dalla Verità; non da una verità qualsiasi, da una verità di comodo, ma la sola Verità che reca alla salvezza                                                                                          di Francesco Lamendola                                                                 



Nel corso della messa di santa Marta del 19 maggio 2017, il papa ha tenuto una omelia sorprendente, affermando che la vera dottrina cattolica unisce, mentre la dottrina, quando divide, è cattiva e ciò significa che è diventata ideologia. Stranissima affermazione, aggravata dall’epiteto di “fanatici” che il santo padre ha dispensato a quanti restano saldi nella dottrina cattolica, così come essa è sempre stata insegnata e custodita dal sacro Magistero. A quanto pare, la dottrina serve a “unire”, sempre e comunque: ma a unire con chi, e in che senso? A unire i cattolici coi non cattolici, passando sopra la dottrina stessa, retrocessa al rango di anticaglia archeologica e di fastidiosa zavorra del passato? E la dottrina diventa cattiva, se “divide”: ma se divide da chi, da che cosa? Se divide i cattolici dai malvagi, dai nemici di Cristo e della Chiesa, davvero la dottrina è cattiva? Se li divide dai criminali che decapitano i cristiani, solo perché cristiani, davvero è una cosa sbagliata? Francamente, l’idea espressa dal pontefice in quella omelia non sembra affatto in linea con il Magistero di sempre: è uno dei segnali che egli sta cambiandola Chiesa, come aveva promesso di voler fare, subito dopo essere stato eletto.

San non defendente?



EMMA BONINO IL 26 LUGLIO SARÀ IN CHIESA. MA NON PER CONFESSARSI, E CHIEDERE PERDONO A DIO E AGLI UOMINI.

Emma Bonino il 26 luglio entrerà in Chiesa, in una chiesa, in provincia di Biella. Ma non credo che lo farà per compiere quello che potrebbe essere il motivo principale e meraviglioso di una visita in un luogo sacro: chiedere perdono a Dio e agli uomini per la sua partecipazione, attiva, personale, diretta e indiretta alla soppressione di un numero straordinario di esseri umani. Dal 1968 ad oggi, in Italia, circa sei milioni di bambini abortiti (legali).

“Fratelli in Dio, ma non in torta!”.

FRATELLI "NON IN TORTA"

Siamo caduti nella trappola di chi ci ha messo gli uni contro gli altri non si può sfuggire all’homo aequalis del consumo un gregge gaio condotto lietamente al mattatoio in comode rate mensili: fratelli in Dio ma non in torta! 
di Roberto Pecchioli  


 Un vecchio racconto popolare narra di un pover’uomo che in una freddissima domenica d’inverno, per difendersi dalla tempesta, entrò in una chiesa di paese ed ascoltò l’accorata predica del parroco, tutta ispirata alla condivisione, alla generosità e alla fraternità. Tornato fuori al gelo, all’ora di pranzo vide la canonica aperta e vi si rifugiò. Una splendida torta faceva bella mostra di sé in sala da pranzo. L’affamato cominciò a mangiare, ma all’arrivo del prete ricevette un sacco di sganassoni. “Non aveva detto in chiesa che siamo tutti fratelli?” cercò di difendersi il poveraccio, ma il parroco, con un ultimo ceffone recuperò il cibo e rispose: “Fratelli in Dio, ma non in torta!”.

Nel grigiore asfissiante dell’apostasia..


La laicità è anticristiana 


Verrà un tempo che gli uomini impazziranno;
e al vedere uno che non sia pazzo,
gli si avventeranno contro dicendo: “Tu sei pazzo”,
a motivo della sua dissomiglianza da loro
.
(Sant’Antonio Abate)


Non è casuale che nella società contemporanea, caratterizzata da un avvilente torpore degli spiriti e dal dilagare delle più malsane opinioni, il “dialogo” riceva favore da chi, aggirando con argomenti di bassa lega sofistica l’obbligo di conformarsi alla divina verità del Verbo e della Sua Chiesa, propende ad alterare il Cattolicesimo in una versione ammodernata, appetibile ai gusti superficiali e alla mediocre curiosità di conversatori da salotto.

Offrirsi in riparazione


Tra fanatici e buontemponi



Videte ne quis vos decipiat per philosophiam, et inanem fallaciam secundumtraditionem hominum, secundum elementa mundi, et non secundum Christum (Col 2, 8).

«Badate che nessuno vi inganni con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo»: questo ammonimento dell’Apostolo è oggi quanto mai attuale, anzi ancor più cheOffrirsi in riparazione nell’epoca in cui fu formulato. Oggi i seduttori, infatti, ci assediano su ben due fronti: da una parte ci sono i fanatici che, in nome di Dio e della Tradizione, hanno rinnegato sia l’uno che l’altra a vantaggio della loro opera, diventata un fine in sé; dall’altra ci sono i buontemponi che, ormai assuefatti alla banalizzazione e profanazione di ciò che è più sacro, non battono più ciglio nemmeno di fronte ai crimini più disumani perpetrati dalle pubbliche istituzioni. Il buon senso – per chi ancora non l’ha perso – raccomanda di tenersi ugualmente alla larga da questi e da quelli.

Il pascolo a cui nutrirci

«Non calpestare e non intorbidare»



Nell’odierno Officium lectionis (1), la liturgia ci propone un testo di Agostino, tratto dal Sermo de ovibus (47, 12-14), nel quale il Santo Dottore, pur ribadendo che la cosa piú importante è avere una coscienza tranquilla («Questo è il nostro vanto: la testimonianza della nostra coscienza», 2Cor 1:12), ci invita a evitare qualsiasi atteggiamento che possa turbare la coscienza dei deboli:

Curemus ergo, fratres non tantum bene vivere, sed etiam coram hominibus bene conversari, nec tantum curare habere bonam conscientiam, sed quantum potest nostra infirmitas, quantum vigilantia fragilitatis humanae, curemus nihil etiam facere quod veniat in malam suspicionem infirmo fratri.
Cerchiamo dunque, fratelli, non soltanto di vivere bene, ma anche di comportarci bene davanti agli uomini. Non tendiamo solo ad avere una retta coscienza, ma per quanto lo comporta la nostra debolezza e lo consente la fragilità umana, sia anche nostro fermo impegno non compiere nulla che possa destare un cattivo sospetto nel fratello debole.

La «cultura dello scarto»


L’idea di arte di papa Francesco


Il documentario Papa Francesco-La mia idea di Arte, prodotto dalla Imago Film (Edizioni Musei Vaticani/Draka Distribution) percorrerà, con l’autorizzazione del Vaticano, l’iter della candidatura ai premi Oscar 2018. Disegno mondanamente ambizioso per questo Pontefice che, inseguendo la cultura del non scarto, come egli stesso dichiara nell’omonimo libro, curato dalla giornalista Tiziana Lupi, da cui ha preso le mosse il documentario stesso, scarta la Tradizione della Chiesa, quella che insegna la dottrina, attraverso la catechesi dell’Arte sacra, ancella invincibile dell’autentica devozione, quella iconica e di matrice cristiana. Nel documentario, diretto dal regista Claudio Rossi Massimi e presentato il 27 giugno scorso nella Sala conferenze dei Musei Vaticani, è il Papa in persona ad accompagnare gli spettatori e a selezionare, fra i Musei Vaticani, la Basilica di San Pietro e Piazza San Pietro, undici opere che egli ritiene rappresentative di un’arte misericordiosa, rivolta agli ultimi e alle periferie del mondo. Ma l’idea artistica di Francesco collide o no con l’idea della Chiesa sull’Arte? Rispondiamo con un nome: Alejandro Marmo.