ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 2 luglio 2017

Il rinnovamento verrà da cattolici che credono..

Ciò che i cattolici possiamo imparare dal liberale papa Francesco 

Dopo il licenziamento del cardinale Müller, non c'è dubbio che papa Francesco sia un Papa solo per i liberali radicali. È il papa dei cardinali Kasper, Cupich e Coccopalmerio. Non è il papa dei cardinali Müller, Burke o Caffarra. Francesco non è un Papa per i cattolici.

La differenza tra il liberale Francesco e i suoi predecessori conservatori si può vedere nelle loro nomine. La mia ipotesi è che fuori dalle dieci importanti nomine fatte da Giovanni Paolo II o da Benedetto XVI otto erano liberali, due erano conservatori. Sotto Francesco, su dieci nomination, dieci sono liberali.

Da ciò possiamo trarre due conclusioni. Dobbiamo innanzitutto ammirare la determinazione di Francesco a portare avanti la sua agenda radicale liberale e distruggere tutti coloro che considera i suoi nemici. Immaginate che nel passato recente ci sarebbe stato un Papa con la stessa determinazione a promuovere il bene e tutto ciò che è cattolico.

In secondo luogo, dobbiamo renderci conto che il rinnovamento della Chiesa non verrà né dai liberali né dai conservatori. Francesco spinge per un programma liberale di cui sappiamo già che è un fallimento gigantesco, dato che è stato realizzato in molti paesi, già prima che Francesco diventasse Papa. In tutti questi paesi la Chiesa è oggi in crollo. Ma il rinnovamento non verrà dai conservatori, perché sono solo una variante meno convinta e annacquata dai liberali.

Il rinnovamento verrà da cattolici che credono, in primo luogo, nella liturgia cattolica e, di conseguenza, nella fede cattolica. Dalle famiglie di questi cattolici nascerà una nuova generazione di chierici, una rinnovata gerarchia.

– di P. Reto Nay


Foto: © Greater Boston Tridentine, CC BY-NC#newsYosiakmdyy
Via Mueller La svolta del Papa
di Lorenzo Bertocchi02-07-2017
Mons Ladaria
Con un comunicato della Sala stampa vaticana ieri è stato dato l'annuncio ufficiale, il cardinale Gerhard Ludwig Müller non è stato confermato nel suo ruolo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede. Le notizie anticipate venerdì pomeriggio hanno trovato conferma, la sorpresa, invece, è stata nell'annuncio del successore.
«Il Santo Padre Francesco», si legge nel comunicato della Santa Sede, «ha ringraziato l'Eminentissimo Signor Cardinale Gerhard Ludwig Müller alla conclusione del suo mandato quinquennale (…) ed ha chiamato a succedergli nei medesimi incarichi Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Arcivescovo titolare di Tibica, finora Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.»
Il mancato rinnovo di Muller non si è tradotto con la nomina di uno dei nomi circolati più volte per la sua sostituzione, dal cardinale Schonborn, a monsignor Victor Manuel Fernandez, ma con un passaggio di consegne interno alla congregazione. Si è trattato di un cambiamento più “naturale” del previsto.
Monsignor Ladaria, 73 anni, gesuita spagnolo, viene considerato un teologo e un prelato di orientamento “conservatore”, non certamente un liberal. Basti ricordare che proprio monsignor Ladaria, in qualità di segretario della Dottrina della fede, nel 2014 firmò una risposta ad un sacerdote francese che chiedeva se un confessore può dare l’assoluzione a un penitente che, essendo sposato religiosamente, ha contratto una seconda unione dopo il divorzio. La risposta indica chiaramente che «non si può assolvere validamente un divorziato risposato che non prenda la ferma risoluzione di “non peccare più” e quindi si astenga dagli atti proprio dei coniugi, e facendo in questo senso tutto quello che è in suo potere.”».
Rimane comunque l'inusuale mancato rinnovo al cardinale Muller, 69 anni, perchè è abbastanza raro che un prefetto non veda confermato il suo incarico. Segno evidente di una mancanza di sintonia tra Francesco e il prefetto.
Questa mancata sintonia, che si è manifestata soprattutto durante il doppio sinodo sulla famiglia, ma anche su altri temi, in un certo senso trova conferma anche nel rifiuto da parte di Muller di qualsiasi incarico, visto che sembra aver scelto di ritirarsi in Germania a vita privata. Il ruolo della Congregazione per la Dottrina della fede è stato abbastanza sminuito in diverse occasioni, soprattutto quando le osservazioni che provenivano dall'ex Sant'Ufficio sulle bozze di documenti magisteriali di Francesco venivano regolarmente disattese e non considerate.
Monsignor Ladaria, scelto da Francesco anche per presiedere la commissione che sta studiando il caso delle diaconesse, riprenderà in mano anche il fascicolo relativo al possibile rientro nella piene comunione ecclesiale della Fraternità S. Pio X, i seguaci di monsignor Marcel Lefevbre. C'è da aspettarsi competenza e serietà, ma anche un profilo molto più basso rispetto all'ex prefetto.
Nel 2008, intervistato dalla rivista 30giorni, diceva: «Non mi piacciono gli estremismi, né quelli progressisti, né quelli tradizionalisti», e aggiungeva che la congregazione si muove con discrezione e «parla esclusivamente con i suoi atti».
Dopo le accuse per “gravi abusi sessuali” al cardinale George Pell, arriva ora la sostituzione del prefetto per la congregazione della Dottrina della fede. E' una svolta nel papato di Papa Francesco, vedremo in quale direzione andrà ora la barca di Pietro. 

Non è la prima volta, sarà l'ultima?

Era il 376 dopo Cristo, quando i primi barbari chiesero “asilo” come profughi



Non è la prima volta, che noi italiani abbiamo a che fare con la calamità chiamata ‘immigrazione’. C’è una potente analogia che possiamo fare, volgendo lo sguardo al passato. Esercizio fondamentale per chi non vuole commettere errori già commessi.

Alla fine del IV secolo dC, l’impero romano era la più grande civiltà del pianeta. Ma nell’estate del 376, registra lo storico Ammiano Marcellino‘voci terrificanti si diffondono lungo i confini occidentali che i popoli del nord, i barbari, stanno creando nuovi e insolitamente grandi tumulti‘.

Sulle rive del Danubio, lungo la frontiera balcanica dell’impero, funzionari romani segnalano l’arrivo di decine di migliaia di uomini, donne e bambini: saranno noti ai posteri come i Goti. A differenza di quelli di oggi, almeno, ebbero il ‘buongusto’ di portarsi donne e bambini.

“Obbedientissimi“ i gesuiti?

Si deve tornare al caso Dupuis per capire il ruolo dei gesuiti e i loro rapporti con Benedetto XVI




Forse non sono in molti a ricordare, o a conoscere, la vicenda che ebbe al centro la figura e l’opera del gesuita belga Jacques Dupuis (1923-2004), missionario per trentasei anni in India, teologo e fautore, un po’ in anticipo, di un indirizzo ecclesiale che oggi appare praticamente scontato, tale è stata la dimensione del suo trionfo, cioè quello di un “dialogo” con le religioni non cristiane spinto fino ad investire, direttamente o indirettamente, un punto chiave della dottrina cattolica: la salvezza mediante la sola adesione ai dogmi e alla disciplina della Chiesa. Docente alla Gregoriana, stimato come autore di libri moto importanti, il suo testo Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso (Toward a Christian Theology of Religious Pluralism), del 2001, tradotto in tutte le principali lingue europee, fu causa di un acceso dibattito interno alla Chiesa. In esso, l’autore va oltre la semplice affermazione, già fatta dal Concilio Vaticano II, che semi di verità sono presenti anche nelle altre religioni, suggerisce che anche le altre religioni conducono alla Verità divina, indipendentemente dalla indispensabile mediazione di Gesù Cristo. Ciò, naturalmente, attrasse l’attenzione della Congregazione per la dottrina della fede, il cui prefetto, il cardinale Ratzinger,  chiese dei chiarimenti e delle modifiche al sacerdote, cosa che diede luogo a una penosa controversia, cui parteciparono, compatti, gli altri gesuiti, schierati a sostegno del loro confratello, (diversamente da quanto era accaduto al tempo del caso” di Teilhard de Chardin), e che venne resa pubblica dal cardinale austriaco Franz König.
Il vaticanista Giancarlo Zizola, storico esponente dell’ala cattolica progressista, ha messo a fuoco il nodo della questione, naturalmente secondo il suo punto di vista, in questo passaggio della sua biografia Benedetto XVI, pubblicata subito dopo l’ascesa del cardinale Ratzinger al soglio pontificio (Milano,  Sperling & Kupfer, 2005, pp. 314-318 e 322-323):

Le "fortune" di questo pontificato..


Come Francesco prepara il posto al suo successore


Francesco non ha nessuna voglia di passare alla storia come papa "di transizione". Quello che fa, vuole che sopravviva alla sua dipartita. E per esserne certo istituzionalizza le cose a lui più care, le fa diventare stabili, con tutti i numeri per tirare avanti da sole.
La Giornata Mondiale dei Poveri è una di queste sue creature, ufficialmente canonizzata poche settimana fa.
L'idea di Jorge Mario Bergoglio che la Chiesa è come un "ospedale da campo" si concreterà da qui in avanti ogni anno, a novembre, in una festa delle opere di misericordia a favore di affamati, ignudi, senza tetto, forestieri, carcerati.
Con il papa, questo papa, che a Roma pranzerà assieme a centinaia di poveri, sarà difficile a un suo successore non fare lo stesso. La prova generale Francesco la farà a Bologna il 1 ottobre, dove nel programma della visita c'è già scritto che a mezzogiorno il papa sarà a "pranzo con i poveri nella basilica di San Petronio".

Quante gocce fanno traboccare il vaso?


Il “caso Müller”    
          


(Roberto de Mattei, in Il Tempo, 2 luglio 2017) La rimozione del cardinale Gerhard Ludwig Müller rappresenta un momento cruciale nella storia del pontificato di papa Francesco. Müller infatti, nominato prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede il 2 luglio 2012 da Benedetto XVI, ha solo 69 anni. Non è mai accaduto che un cardinale lontano oltre cinque anni dall’età canonica del pensionamento (75 anni) non sia stato rinnovato per un secondo quinquennio.
Basti pensare che vi sono prelati che, pur avendo dieci anni di più del  cardinale Müller, occupano ancora importanti incarichi, come il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontifico consiglio per i Testi legislativi, lo stesso porporato il cui segretario è stato recentemente colto in flagrante dalla gendarmeria pontificia, nel corso di un’orgia omosessuale a base di droga all’interno di un Palazzo appartenente al Vaticano. Coccopalmerio però aveva mostrato il suo apprezzamento per la Amoris laetitia, spiegando che «la Chiesa è sempre stata comunque il rifugio dei peccatori», mentre Müller non aveva nascosto le sue perplessità verso le aperture della Esortazione pontificia,  sia pure con dichiarazioni di natura oscillante. 

Timbri e francobolli?

Il cardinale Müller, come Benedetto XVI,dà una frenata ad un possibile accordo dottrinale con la FSSPX 




La Casa Generalizia della Fraternità San Pio X ha comunicato a tutti i suoi membri il contenuto di una lettera del cardinale Gerhard Müller, la quale ha prodotto negli ingenui l’effetto di una doccia fredda, anzi gelata.
Ecco i principali e più saporiti estratti di questa lettera:

Forse sì, forse no?

In Vaticano si apre il nuovo fronte: i preti anglicani
L’ultima della serie – in attesa di nuovi immancabili aggiornamenti – è che fino a qualche settimana fa uno era prete o non lo era. Adesso può esserlo in parte. E' quanto sostiene il cardinale Francesco Coccopalmerio in una recente pubblicazione a proposito dei sacerdoti anglicani. Ma il Magistero lo smentisce. 

E’ diventata ormai l’attività più praticata – ed evidentemente più remunerativa in termini di prestigio ed accesso ai posti che contano - nell’ecumene cattolica quella di demolire ciò che si erge ritto e stabile, anche solo di qualche centimetro da terra, di rendere fluido ciò che è solido e gassoso ciò che è liquido.

“Majora premunt”?

DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR

Questa anonima massima giuridica medievale significa che un magistrato – il praetor – deve trascurare particolari di poco o punto rilievo per occuparsi delle questioni veramente cogenti. Essa è di uso comune, per lo più con valenza generica e non prettamente giuridica: significa, infatti, che non bisogna perdersi dietro alle piccolezze. Questo si legge, a un dipresso, ad locum 1137, in “Dizionario delle sentenze latine e greche”, di Renzo Tosi, ed. Bur.
A fianco di tale brocardo può collocarsi, per corrispondenza inversa,  altra espressione di analogo messaggio, passata in sentenza, che dice: “Majora premunt” (Lucano, I, 673), cioè, urgono cose più importanti di cui è necessario stilare una graduatoria, una scala delle priorità, come amano recitare i grandi soloni della politica quando discettano delle problematiche sociali assai spesso concludendo col porre le questioni minori in cima alla scala.



Pilato se ne lava le mani, Fredrich Overbeck - Musei Vaticani