ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 29 giugno 2017

Sullo psicodramma migranti in atto in queste ore.

E’ bastata la sconfitta a Sesto San Giovanni per far rinsavire il PD sui migranti? Io non ci credo


L’altro giorno auspicavo la chiusura dei porti italiani come una delle misure necessarie per evitare che la tensione sociale già presente nel Paese a causa dell’eccessiva presenza di migranti (sempre negata dal governo) sfociasse in reazione violenta: sembra quasi che il governo legga RischioCalcolato e lo ritenga degno di ascolto. C’è un problema, però: se passi all’offensiva con l’UE sul tema, devi farlo imponendo un atto unilaterale con un ultimatum chiaro, non paventando l’ipotesi come extrema ratio. Altrimenti, succede che la stessa Europa ti faccia notare questo

«Eretico per eccellenza»

1517-2017:500 anni di sovversione protestante
                    


L’infiltrazione del protestantesimo nella Chiesa conciliare


di Fra’ Pierre Marie, O. P.

Alla vigilia del Vaticano II, il protestantesimo era in declino.
Dei feudi importanti della setta, come Ginevra e l’Olanda, erano diventati a maggioranza cattolica. In Inghilterra, da più di un secolo era in atto un importante movimento di conversione (1), specialmente tra i pastori: un gruppo di duemila pastori si apprestavano a farsi cattolici. Il cattolicesimo progrediva anche negli Stati Uniti d’America.

Mons. Lefebvre amava dire che se il Concilio fosse stato quello che avrebbe dovuto essere, avrebbe comportato la morte del protestantesimo.
Ahimè! Non fu così. Il Concilio venne distolto dal suo fine, e il protestantesimo, soprattutto nella sua branca fondamentalista (che si autodefinisce «evangelica»), conosce oggi un impressionante sviluppo mondiale.

Nel 2015 si contavano nel mondo 610 milioni di protestanti detti «evangelici», di cui più di 200 milioni pentecostali. Si valuta che questo movimento goda di più di 50 mila conversioni al giorno.
In Francia, dal 1950 al 2013, il loro numero si è decuplicato. A credere a quanto dicono, essi fonderebbero nel paese una chiesa ogni dieci giorni.

“Usque ad effusionem pecuniae” ?

La misteriosa ricomparsa del cardinale del Mali. Con tanto di birra

Dicevano (maligni?) che era ammalato, e invece eccolo il nuovo cardinal Jean Zerbo

Alla fine c’era pure il maliano arcivescovo di Bamako, Jean Zerbo. L’avevano dato per disperso e fino a quarantott’ore fa manco si sapeva se sarebbe venuto a Roma per ricevere il biretum rubrum, cioè la porpora cardinalizia. Avevano detto che si era preso la malaria, poveretto. E a quell’età (73 anni) non si può mai sapere…

Se ogni "flatus vocis" del Romano Pontefice sia dogma..


In difesa dei "dubia" dei quattro cardinali, messi in castigo dal papa
Ricevo e pubblico, acconsentendo alla richiesta dell'autore di non rendere noto il suo nome.
*
"SE FOSSE COSÌ SEMPLICE RISOLVERE I 'DUBIA', PERCHÉ IL PAPA NON RISPONDE?"
di ***
È stata pubblicata il 27 giugno 2017 su Vatican Insider, alla vigilia del concistoro, una "Lettera aperta ai quattro cardinali dei 'Dubia'", scritta dal Sig. Stephen Walford. In questa lettera si chiede ai Cardinali di rivedere le loro posizioni e di non alimentare il fuoco del dissenso.
Le motivazioni addotte sono di due ordini, che potremmo chiamare materiale e formale:

L' offensiva antimariana

E ora nel mirino della neochiesa c’è Maria Vergine



Abbiamo visto che ogni giorno porta un nuovo tassello al mosaico del vasto disegno perseguito dalla neochiesa per sostituirsi, se possibile inavvertitamente, alla vera Chiesa cattolica, fondata da Gesù Cristo e affidata a san Pietro e ai suoi successori. Al centro della manovra c’è una strategia per assimilare gran parte della dei contenuti della cosiddetta Riforma protestante: in nome di un non meglio specificato ecumenismo, di fatto si sta dando ragione a Lutero, su tutta la linea, a 500 anni di distanza dallo scisma da lui provocato. Dopo averne pienamente riabilitato la figura e l’opera, e dopo averlo definito un sincero cristiano che ardeva di carità per la Sposa di Cristo (tanto è vero che la voleva distruggere), e dopo lo scandaloso viaggio del papa a Lund, in Svezia, per celebrare la festosa ricorrenza del mezzo millennio da che il monaco agostiniano si ribellò al papa Leone X, dapprima pubblicando le 95 tesi contro le indulgenze, nel 1517, poi, nel 1520, bruciando in pubblico la bolla papale Exurge Domine, resta il lavoro pratico di demolizione della teologia e della dottrina cattolica, e della loro sostituzione con la teologia e la dottrina protestanti. Per quanto riguarda la dottrina, non c’è problema: da quando, il 19 maggio 2017, nella sua quotidiana omelia da Santa Marta, il papa ha dichiarato che la dottrina è una cosa cattiva se crea “divisioni”, con evidente riferimento ai luterani, e ha accusato di “fanatismo” quanti la difendono, è ormai evidente che la trincea è stata abbandonata senza che alcuno abbia neanche tentato di difenderla. Resta la teologia; anche qui, peraltro, l’opera di demolizione e di sostituzione si presenta oltremodo facile, perché è stata preparata, abilmente e silenziosamente, da decenni di incontri interconfessionali, da traduzioni della Bibbia interconfessionali, da iniziative d’ogni genere interconfessionali, sicché i cattolici, senza quasi essersene resi conto, sono già rimasti con una teologia che, di fatto, è ancora cattolica solo di nome, e che, come un colosso dai piedi argilla, è pronta per essere abbattuta senza sforzo, al primo serio colpo che le verrà sferrato. E questo colpo, prossimamente, pare proprio che andrà a colpire al cuore la teologia cattolica, attraverso la figura e l’opera corredentrice della Vergine Maria. Il culto di Maria, come è noto, costituisce una delle cose che maggiormente differenziano i cattolici dai protestanti: per questi ultimi si tratta di un culto idolatrico, che non trova fondamento nelle Scritture (lette alla maniera di Lutero e di Calvino, beninteso), ma “solo” (e hanno detto poco…) nella Tradizione: ragion per cui, senza tante cerimonie, hanno abolito l’intera Tradizione, e così, distruggendo la foresta, si sono assicurati d’aver abbattuto anche l’albero più importante di tutti.

Non per «puro caso»


La verità della tomba di San Pietro 




Gli scavi per il ritrovamento della tomba di San Pietro

Che cosa dice da secoli la tradizione della Chiesa? Dice che Pietro, il pescatore di Galilea, quello che Cristo stesso considerava «protos», il primo dei suoi discepoli, il principe degli Apostoli fino ad allora, venne a Roma a predicare la buona novella; che a Roma morì martire sotto Nerone nel 64, nel Circo Vaticano, fu sepolto a breve distanza dal luogo del suo martirio, e sulla sua tomba, all’inizio del IV secolo, l’imperatore Costantino fece costruire la grande basilica vaticana.

Questa tradizione secolare della Chiesa cominciò, a un certo momento, a suscitare dissensi da parte degli avversari della Chiesa, e i dissensi giunsero al punto che qualcuno si credette in obbligo di dire, contro ogni verità storica, che Pietro non era mai venuto a Roma, tanto per poter negare la presenza della tomba di Pietro in Vaticano; che è di suprema importanza, in quanto dire tomba di San Pietro a Roma, in Vaticano, significa in un certo senso dire primato della Chiesa di Roma.

“Accidentata, ferita e sporca”


Livio Melina: "Le sfide di 'Amoris Laetitia' per un teologo della morale"
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                     (Incontro dei teologi moralisti polacchi, Nysa, 12 giugno 2017)


Per il teologo moralista, l’esortazione apostolica "Amoris Laetitia" rappresenta una sfida senza molti precedenti nella storia recente della Chiesa, e questo a vari livelli. Forse solo dopo l’uscita dell’enciclica "Humanae vitae" nell’estate del 1968 ci fu un dibattito così vivace; ma lo scenario ora è in un certo senso opposto e con punti di conflitto più cruciali: allora vi era un insegnamento di dottrina morale molto ben definito da parte del Magistero e un fronte di contestazione in nome dell’aggiornamento dell’etica coniugale; oggi vi è un invito all’apertura pastorale del Papa, che ha dato origine ad un conflitto di interpretazioni sia sul piano pratico che teorico, con una richiesta formale al Papa da parte di alcuni cardinali di “fare chiarezza”.

Oremus fratres..!

CHARLIE GARD. LA CHIESA DI ROMA E LA PROFEZIA CHE NON C’E’ STATA.        

Un comunicato della Pontificia Accademia per la Vita tratta del dramma di Charlie Gard,  e dei suoi genitori. Lo riportiamo così come lo ha dato la Radio Vaticana:
“La vicenda del piccolo bambino inglese Charlie Gard e dei suoi genitori colpisce tutti noi per il carico di dolore e di speranza che ci consegna”. Così mons. Vincenzo Paglia che assicura la sua vicinanza ai genitori e a quanti “lo hanno curato e hanno lottato con lui”. Per loro, e per quanti sono chiamati a decidere del loro futuro, si legge nella dichiarazione del presidente dell’Accademia per la Vita, “innalziamo al Signore della vita una preghiera perché nulla vada perduto”.