ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 28 giugno 2017

Quanto manca un'Ireneo!

Cosa dicono i gesuiti di Aggiornamenti Sociali sul fine vita


In caso di pazienti oncologici terminali o in stato vegetativo anche nutrizione e alimentazione artificiali possono essere interrotte. È il giudizio più dirompente di Aggiornamenti Sociali, storica rivista politica dei gesuiti italiani, che in un breve ma intenso passaggio spazza via l’attuale posizione della Chiesa sul fine vita. Quella posizione che equipara idratazione e alimentazione artificiali a sostegno vitale che mai può essere sospeso. Al contrario la legge sulle disposizioni anticipate di trattamento (Dat) approvata dalla Camera e ora al Senato, ritiene si tratti di “trattamenti sanitari” che il paziente può rifiutare. Una legge che l’articolo, frutto del lavoro di équipe di un Gruppo di studio sulla bioetica della rivista, definisce “positiva”, “equilibrata”, “condivisibile”. Una legge che “non presta il fianco a derive nella direzione dell’eutanasia”.

Non c’è da stupirsi se dei credenti pregano, in pubblico?


DOMANI A MILANO RIPARAZIONE PER IL GAY PRIDE. I LAICI IN PIAZZA PREGANO. CHIESA E SODOMIA. È ANCORA PECCATO?
Anche a Milano, domani, si pregherà in riparazione al Gay Pride che si è svolto il 24 giugno nel capoluogo meneghino. Dopo Reggio Emilia, Pavia, Varese e altre città, anche a Milano dei laici – dei laici! – si sono mobilitati, per compiere pubblicamente quello che è un antico gesto cristiano. Chiedere perdono a Dio dell’ostentazione e della rivendicazione di un gesto che viene giudicato profondamente peccaminoso, e cioè la sodomia.

«Servo esemplare del Vangelo, lo dico da Papa»


Il vero volto di don Lorenzo Milani

(di Cristina Siccardi) «Mi piacerebbe», ha dichiarato Papa Francesco ai partecipanti alla presentazione dell’Opera omnia di don Lorenzo Milani alla Fiera dell’Editoria italiana di Milano lo scorso aprile, «che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani».
Le lodi di Bergoglio a questo sacerdote («Servo esemplare del Vangelo, lo dico da Papa» e «Ringrazio il Signore per averci dato sacerdoti come don Milani»), sulla cui tomba di Barbiana è andato in preghiera il 20 giugno scorso, hanno creato malumori non certo infondati. Chi era don Milani?

Il culto della contraddizione

Considerazioni teologiche e liturgiche sulla concelebrazione


(di Cristiana de Magistris) Fino al Concilio Vaticano II la concelebrazione non è stata una questione particolarmente disputata. La tradizione e la prassi della Chiesa erano ben consolidate e non v’era motivo di sollevar questioni. La diatriba è iniziata col modernismo ed è culminata nell’ultima assise conciliare, a partire dalla quale la concelebrazione è divenuta una consuetudine “selvaggia”, che ha oscurato pesantemente e spesso ostacolato la celebrazione individuale.
Nel 1981 il padre carmelitano Joseph de Sainte-Marie dedicò al “problema” della concelebrazione – ché tale era divenuto dopo il Vaticano II – un ampio e documentato volume, il quale a tutt’oggi sembra essere lo studio più esauriente sul tema (L’Eucharistie, salut du monde, Dominique Martin Morin, Paris 1982).

Come un fungo velenoso

La neochiesa sostituisce la chiacchiera alla croce



Il ritmo con cui si sta espandendo la neochiesa, come un fungo velenoso, dentro la Chiesa cattolica, sta diventando frenetico: non passa quasi giorno senza che dei suoi esponenti di spicco, o secondari, introducano qualche ulteriore cambiamento, qualche nuovo abuso liturgico, qualche sproposito pastorale, qualche bestemmia teologica, sempre più baldanzosi, sempre più sfrontati, sempre più certi di non trovare opposizione, né resistenza, se non da parte di singoli sacerdoti e di fedeli talmente isolati, da poter essere facilmente etichettati come oscuri “tradizionalisti”, e liquidati con un’alzata di spalle. I quattro cardinali che, nel settembre scorso, si rivolsero alla Congregazione per la Dottrina delle Fede, chiedendo precise delucidazioni sui punti controversi di Amoris laetitia, non hanno ricevuto risposta alcuna, così come non ha ricevuto risposta la loro richiesta di essere ricevuti in udienza dal papa Francesco, per poter esporre, almeno verbalmente, i loro dubbi e domandare i necessari chiarimenti. 

"Cambio di paradigma"?


Dopo l'Accademia per la Vita, cambia faccia anche l'Istituto per la Famiglia

Passati al setaccio l'uno dopo l'altro, i nuovi membri della Pontificia Accademia per la Vita nominati il 13 giugno da papa Francesco, riservano ogni giorno nuove sorprese.
Ma anche nel contiguo Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, anch'esso consegnato dal papa alla cura di monsignor Vincenzo Paglia, si prepara una svolta nella stessa direzione.
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Strano ?

Anche la Corte Europea vuole la morte di Charlie Strada spianata all'obbligo di decesso per i malati

 In tempi molto più rapidi del previsto la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) ha dato ragione ai tribunali inglesi che avevano decretato la morte per Charlie Gard, il piccolo bambino di dieci mesi affetto da una rara malattia genetica. «La decisione è finale», dicono i giudici di Strasburgo in nome del rispetto per la sovranità britannica. La sentenza segna un salto di qualità spaventoso nella deriva nichilista dell'Europa.

La strada perché i malati vengano obbligati a morire è spianata. Con una decisione a maggioranza resa nota attraverso un comunicato stampa ieri pomeriggio e il cui testo completo sarà diffuso oggi, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), composta nell’occasione da sette giudici, ha dato ragione ai tribunali britannici e stabilito che il Great Ormond Street Hospital può staccare il supporto vitale di Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto da una rara malattia genetica, che i genitori Chris e Connie avrebbero voluto portare negli Stati Uniti per un trattamento sperimentale. La Cedu ha dichiarato inammissibile il ricorso della famiglia e ritirata perciò la misura che prorogava le cure per il piccolo.