ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 9 giugno 2017

Più invecchiamo e più diventiamo diffidenti



LA NECESSITÀ DI DISINCANTARSI DAGLI INCANTI DI MODA       

Disincantare = “sciogliere da un incantesimo, liberare da una magia, scuotersi da un sogno, da una fantasticheria, vivere senza illusioni.” (N. Zingarelli). Illusione = “errore, inganno per cui una falsa impressione viene presa per realtà; falsa percezione del reale per cui si prendono i propri sogni o pensieri per la realtà” (N. Zingarelli).  Illudere = “ingannare, facendo credere ciò che non è” (N. Zingarelli).

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Nella vita spesso prendiamo degli abbagli, siamo vittime di illusioni, di speranze mal riposte, crediamo a chi non è degno di fiducia. Spesso ce ne accorgiamo solo tardi, ma “meglio tardi che mai”. L’importante è scuotersi dall’illusione o dall’ incanto e riprendere contatto con la realtà, anche se sgradevole. Questo vuol dire essere “disincantati”, senza troppa ingenuità, più esperti, privi della capacità di ingannare noi stessi e quindi anche gli altri, come fanno non pochi leader o santoni.
L’Imitazione di Cristo ci avverte che forse l’amico di oggi sarà il nemico di domani. L’unico vero Amico che non tradisce o non illude mai è Gesù Cristo. Perciò cerchiamo di restargli sempre fedeli e di non tradirlo mai perché “Lui non ci abbandona se prima non lo abbandoniamo noi / Deus non deserit nisi prius deseratur” (S. Agostino). Quindi la nostra unica cura sia quella di non tradire Dio e, se per fragilità dovessimo offenderLo, sia quella di ritornare a Lui con cuore contrito e umiliato.
San Tommaso d’Aquino (S. Th., I-II, q. 40, a. 5, ad 2[1]) spiega che più invecchiamo e più diventiamo diffidenti, poiché abbiamo subìto nel corso degli anni numerose illusioni, ma ciò è scusabile, date le amare esperienze del passato.

La vittoria dei prepotenti


“ACCONTENTATELO” 

La vittoria dei prepotenti – Avendo letto ciò che ho scritto contro la Comunione sulla mano, un diacono, che non conosco, mi ha telefonato da una città lontana per ringraziarmi e per dirmi la sua amarezza per quello che sta succedendo nella sua parrocchia.
«Io, pur essendo ministro dell’Eucaristia, – mi ha detto quel diacono – quando mi trovo in chiesa come semplice fedele, non faccio mai la Comunione sulla mano. Da qualche mese però il mio parroco pretende che tutti ricevano in mano il Corpo del Signore. Lo ha detto chiaramente, in tono molto secco, a tutte le Messe. Io ho provato a dirgli che non è in suo potere far questo, perché sarebbe un privare alcuni fedeli di un diritto che la Chiesa riconosce loro. È stato come parlare al vento; anzi si è seccato e mi ha ribattuto che il compito di comandare in parrocchia spetta ai parroci, non ai diaconi e tanto meno ai laici. Anche molti fedeli sono piuttosto infastiditi da questa pretesa del parroco. Alcuni, piuttosto che ricevere il Corpo del Signore in mano, rinunciano a fare la Comunione, altri cambiano chiesa, altri ancora, più remissivi, subiscono e tacciono, se non vogliono sentirsi rispondere in malo modo. Cosa posso fare per difendere questi poveri fedeli “violentati” da tanta arroganza?». 

Per ordine internazionale


“Gender” come arma della nuova oppressione libertaria


“Nessuno ci obbligherà a tornare  indietro al concetto di “la biologia è destino”, che cerca di confinare e ridurre le donne alle loro caratteristiche fisiche.  La definizione di genere è già entrata nell’attuale discorso pubblico”, come “differenziata dalla parola sesso”, […] ”l’inclusione della prospettiva di genere in tutti gli aspetti delle attività dell’Onu è un impegno fondamentale approvato già nelle precedenti conferenze e pertanto deve essere rafforzato nella quarta conferenza internazionale  sulle  donne”. Così gli organizzatori della Conferenza di Pechino sulla donna  del 1995: un momento cruciale  dell’imposizione del “gender” in Occidente,  ma, come si vede, lungamente preparato da “precedenti conferenze” tutte sotto l’egida dell’Onu.

Brucia la paglia?

L’inferno nell’arte cristiana  
             
(di Cristina Siccardi) Nella storia dell’arte cristiana, unica arte iconica fra le religioni monoteiste (in quella protestante, ebraica, islamica la figurazione è rigettata a priori), la rappresentazione del destino ultimo dei dannati è sempre stato un dato di fatto. Committenti ecclesiastici e artisti si sono cimentati, secolo dopo secolo, nell’illustrare nelle chiese, nei conventi, nei refettori, nei testi… non solo la beatitudine del Cielo, ma anche le turpitudini del Regno di Satana, l’Inferno.
Nel cattolicesimo c’è sempre stata ampia libertà («conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» Gv 8, 32), a differenza di una certa cultura bigotta del protestantesimo e del puritanesimo anglicano, ed è per tale ragione che l’arte sacra cattolica si esprime realisticamente, senza infingimenti o ipocrisie, nel rappresentare la crudezza della miseria del peccato mortale. Ma oggi non è più così: anche nell’arte “sacra” è evidente l’apostasia. Da alcuni anni, per esempio, fa discutere la tragica pittura muraria La resurrezione dei morti che si trova sulla controfacciata del Duomo di Terni. Al centro della scena si trova Cristo, che ascendendo al Cielo trasporta con sé due reti cariche di persone meritevoli del Paradiso, fra queste sono rappresentate prostitute, spacciatori, malavitosi, sodomiti e transessuali.

Odi et odi

Ti odio perchè sei tu! I mandanti dell'odio al buio delle tenebre dell'inferno!

Ti odio perchè indossi le scarpe pulite.
Ti odio perchè indossi le scarpe rosse.

Ti odio perchè non indossi le scarpe nere.
Ti odio perchè non sei uno straccione.
Ti odio perchè mi ricordi la dignità.
Ti odio perchè sei tu.
Ti odio perchè esisti.

Non occorre andare a cercare all'esterno del sacro recinto o , tanto meno, fra le istituzioni dei nemici storici della Chiesa Cattolica i feroci giacobini, fomentatori di odio contro gli uomini di Dio .

Eccoli: stanno lì, belli senz'anima, diritti e perfettini, rivestiti  della loro stessa spietatezza e crudeltà.
Hanno giurato di distruggere dal di dentro l'edificio ecclesiale ben sapendo che la caduta delle rovine colpirà e schiaccerà anche loro.


Un pezzo alla volta

Cattolici senza dottrina, né peccato, né giudizio, inferno e paradiso; ora anche senza Maria..



Ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi è un processo di liquidazione sistematica della dottrina cattolica, e, parallelamente, di trasformazione della Chiesa cattolica in una neochiesa o contro-chiesa “ecumenica”, in realtà gnostica, massonica e sincretista: un guscio vuoto, un semplice involucro per preparare la fase successiva, ossia l’instaurazione di una pseudo Nuova Religione Mondiale, la quale, sotto gli auspici delle poche famiglie finanziarie che hanno il controllo planetario, dovrà in effetti celebrare l’Uomo, cioè loro stesse.
I cattolici, oggi, stanno perdendo, un pezzo alla volta, la loro dottrina: e una fede religiosa senza dottrina non è nulla di preciso, nulla di stabile, è solo sentimento, anzi, sentimentalismo, buono per tutte le stagioni, ma, in pratica, del tutto aleatorio e inefficace, come un coltello senza lama. La dottrina è essenziale: essa definisce i contenuti della religione, li separa da ciò che non le appartiene, fa chiarezza rispetto a ciò in cui si deve credere, i dogmi; ciò in cui si può credere, certe manifestazioni del soprannaturale; e ciò in cui non si deve credere: le imposture e le credenze delle altre religioni. Nessuna religione può permettersi di fare a meno della dottrina: chi lo afferma, è certamente in mala fede, perché non esiste alcun esempio storico di una religione che sia stata capace di diffondersi e di sopravvivere senza una serie di dogmi, di indicazioni liturgiche, di tradizioni sacre, che sono, per lei, ciò che l’aria, la luce e l’acqua sono per la pianta: il nutrimento vitale che le consente di prosperare.

Storto di Paglia?


Accademia per la Vita. Prima ancora di rinascere già cammina storto          
      

Le prime nomine del nuovo corso recano la data del 5 giugno e almeno una è già arrivata a destinazione. Ne ha dato notizia il cardinale olandese Willem Jacobus Eijk, arcivescovo di Utrecht, che ha annunciato d'essere stato riconfermato come membro della Pontificia Accademia per la Vita.
Ma se si va sul sito ufficiale dell'Accademia, ancora nulla risulta. Nell'elenco dei nuovi membri non c'è tuttora nessun nome. Mentre quelli passati, tutti licenziati dall'inizio di quest'anno, figurano soltanto nelle liste dei "già membri", 171, e dei "deceduti", 11.
Eijk è uno dei tredici cardinali della memorabile lettera di protesta che fece infuriare papa Francesco all'inizio del secondo sinodo sulla famiglia. Ma è anche laureato in medicina e chirurgia, dottore di ricerca in bioetica medica, dottore di ricerca in filosofia con una tesi sull'ingegneria genetica e ha insegnato per molti anni teologia morale. È un autentico luminare in materia, la cui mancata riconferma come membro dell'Accademia per la Vita sarebbe stata di scandalo.

Ermeneutica della discontinuità

Amoris laetitia I polacchi al contro-strappo
La Conferenza episcopale polacca ha dichiarato che l’insegnamento della Chiesa per ciò che riguarda le persone che vivono in situazioni di coppie non sacramentali “non è cambiato” dopo la pubblicazione dell’esortazione apostolica Amoris Laetitia. E' la prima conferenza episcopale a dichiarare unitariamente che continuerà a seguire l’insegnamento tradizionale della Chiesa.

Bar akbar

Una nota sul Messaggio per il mese di Ramadan 2017 del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso 


Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha pubblicato, il 2 giugno scorso, il Messaggio per il mese del Ramadan e ‘Id al-Fitr 1438 H. / 2017 A. D.
In esso si legge:
“Papa Francesco afferma que «la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore» (Laudato Si’ n° 217). Ciò che serve è l’educazione, un’apertura spirituale e una «conversione ecologica globale» per affrontare adeguatamente questa sfida. Come credenti, il nostro rapporto con Dio deve essere sempre più evidente attraverso il modo di rapportarci al mondo che ci circonda. La nostra vocazione di essere custodi dell’opera di  Dio  non è né facoltativa, né marginale in relazione al nostro impegno religioso come cristiani e musulmani: è parte essenziale di esso”, 

Tutto questo è così grottesco, veramente, che non serve alcun commento: qualunque cristiano che conosca minimamente il suo catechismo e che abbia letto un po’ San Paolo è in grado di rendersene conto senza dubbio alcuno. Diciamo solo che secondo la gerarchia  conciliare – liberale e modernista – l’ecologia non è qualcosa di marginale o facoltativo per i “credenti” - in Cristo o Maometto, poco importa – però sembra che lo sia Gesù Cristo.