ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 4 giugno 2017

Ma c’è di più in questa promessa.

La Grande Promessa dei Cinque Primi Sabati

5 SATURDAYS FOR OUR LADY
Lucia, una dei tre veggenti delle apparizioni di Fatima racconta:

Il 10 dicembre 1925 mi apparve in camera la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento il Bambino disse:

- Abbi compassione del Cuore della Tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non v’è chi faccia atti di riparazione per strapparglieLe.

E subito la Vergine Santissima aggiunse:

- Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo:

A tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto di assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza”.
Con infinita generosità, la Beata Vergine Maria promette in questo modo la grazia delle grazie, la più sublime tra tutte, quella della perseveranza finale.

Ma c’è di più in questa promessa. La devozione Riparatrice ci viene raccomandata anche come mezzo per convertire i peccatori, la cui anima è a rischio gravissimo di essere persa, e come strumento efficacissimo di intercessione per ottenere la pace nel mondo da parte del Cuore Immacolato di Maria.

Cosa succederebbe se…..

Difference Between Trump & Putin in Jerusalem

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E, intanto, simulano quell’aria soddisfatta…

Il male non è mai banale, ma forse vuol sembrarlo



Nel 1963 compariva il saggio di Hannah Arendt La banalità del male. Ella era rimasta colpita dall’aria dimessa e dalla mentalità ordinaria, da ragioniere, di Adolf Eichmann, il gerarca nazista rapito in Argentina da agenti israeliani, che lo avevano condotto a Gerusalemme, dove era stato processato e condannato a morte per il ruolo centrale svolto nella politica di sterminio a danno degli ebrei nella Germania hitleriana. Secondo la Arendt – che minimizza gli aspetti illegali del processo, a cominciare dal rapimento effettuato in un Paese terzo, che aveva riconosciuto all’imputato il diritto di asilo – Eichmann era un individuo assolutamente normale, addirittura banale nella sua normalità di funzionario di un apparato statale mostruoso, e proprio questo l’aveva in special modo impressionata. Secondo lei, in un certo senso, sarebbe stato assai più “normale” che uomini come Eichmann, responsabili della sofferenza e della morte di centinaia di migliaia di esseri umani, fossero vistosamente affetti da qualche tara psicologica o psichiatrica, mentre proprio la loro normalità generava un problema morale di difficile soluzione, quasi angoscioso: come è possibile che delle persone così interamente, piattamente normali, possano, di fatto, agire come dei mostri, al servizio di sistemi criminali e di idee assassine?

Per quanto riguarda la natura della sua vera crisi

Dall’accoglienza all’invasione…dall’invasione al soppianto degli italiani 


Arrivano i “migranti”
Mamma, li turchi!

Infine doveva pur accadere: la nostra gente non vuole più i cosiddetti immigrati, cioè coloro che ormai arrivano a frotte con mille scuse inventate e che inavvertitamente, ma inesorabilmente, occupano i nostri paesi, i nostri posti di lavoro, le nostre deboli strutture pubbliche, i nostri bar, i nostri giardini, le nostre panchine.

La nostra gente non li vuole più accettare… e diventa “razzista”, come amano dire quelli di noi che non vogliono colpevolmente vedere o non possono incoscientemente capire quello che sta accadendo in realtà.

Infine doveva accadere, ed è accaduto nella nostra remota provincia, com’era prevedibile, perché è proprio nella nostra diffusa provincia che si percepisce sempre più il rigetto di un fenomeno che la sta snaturando, trasformando molti tranquilli paesi in sobborghi fatiscenti, fotocopia delle disastrate periferie di molte nostre città, dove sono più gli immigrati che i nativi.


“Il grande Sconosciuto”

Lo Spirito Santo non è conosciuto
Lo Spirito Santo è raramente oggetto delle nostre preghiere o delle nostre meditazioni, per questo motivo è stato chiamato “il grande Sconosciuto”. In realtà ogni operazione di Dio verso la creatura e ogni risposta soprannaturale della creatura verso Dio chiama in causa lo Spirito Santo.

Dello Spirito Santo si parla poco perché – a differenza del Padre e del Figlio – non ha una categoria corrispondente nella conoscenza umana. Non a caso viene spesso definito “il grande Sconosciuto” o “il grande Dimenticato”. Anche la Chiesa, nelle sue dossologie liturgiche, rivolge abitualmente le sue suppliche al Padre, con minore frequenza al Figlio, e solo eccezionalmente allo Spirito Santo.
In Occidente c’è sempre stata una certa reticenza a parlare del divin Paraclito. Ad esempio, non s’intitolavano Chiese allo Spirito Santo. La prima risale probabilmente ad Abelardo che intitola il suo Monastero al Paraclito (XI-XII sec.). Ma, in questa ritrosia, v’è una ragione teologica. Lo Spirito di Dio più che oggetto di conoscenza è Colui che ci fa conoscere, ci svela la bellezza del Figlio e, attraverso la bellezza del Figlio, ci fa giungere alla conoscenza del Padre, Creatore dell’universo. Quindi più che una realtà da contemplare, Egli è in noi con-principio della contemplazione del Signore Gesù e attraverso Gesù della contemplazione di Dio Padre. Più che il destinatario delle nostre invocazioni, è Colui che in noi ci associa al suo gemito inesprimibile verso il Padre (secondo l’espressione di san Paolo) e ci associa al suo desiderio di unità col Padre. 

Da tempo non se ne parlava più come di una persona

LʼAnticristo alla luce delle Scritture e dei segni dei tempi 


La figura dell’Anticristo è presente, da quasi duemila anni,nella tradizione cristiana, come immagine potente del male travestito da bene, e quindi ancora più pericoloso perché ingannatore. Negli anni che hanno preceduto e seguito la spaccatura della società cristiana le accuse incrociate di essere l’Anticristo divennero un’abitudine: se i protestanti — e prima di loro gli spirituali e tutti i movimenti ereticali — lo vedevano incarnato nel Papa e nella gerarchia ecclesiastica, per i cattolici l’epiteto calzava perfettamente per Lutero. Per gli eretici, il tema dell’Anticristo si poneva in stretto collegamento con quello del millenarismo, cioè di una concezione del tempo che vede nell’età presente il momento finale della lotta fra il bene e il male, con la scontata vittoria del bene, se pure dopo molto dolore.
LʼAnticristo. 
Era da tempo che non se ne parlava più come di una persona. Alì Agca ne ha evocato la presenza, ha detto che lʼAnticristo è vivo, che la gerarchia romana lo conosce: se ne parli, lo si additi, «cosicché lʼumanità possa ravvedersi ed affrontare meglio questo periodo della fine del mondo». Le parole del vecchio lupo turco, grigio di nome ed ormai anche di fatto, sono di quelle che nel bene o nel male lasciano il segno. È stata la morte di Suor Lucia di Fatima ad armare la penna di Alì, che in perfetto italiano, in una “lettera aperta al Vaticano”, ha esordito, bruciante: «Io esprimo il mio cordoglio per la morte della suora Lucia di Fatima. Il segreto di Fatima è collegato anche alla fine del mondo». La notizia, pubblicata in Italia il 20 febbraio, è rimbalzata immediatamente in tuttʼEuropa, provocando inevitabili malumori. La gerarchia ecclesiale non ha gradito: lʼAnticristo non esiste, è solo frutto di fantasia - si è affrettato a spiegare un altissimo prelato - tuttʼal più è una metafora del male, dellʼAntiuomo. Agca è solo un ignorante, un mitomane, ha aggiunto un altro porporato. Sulle ardite connessioni fra Fatima e lʼAnticristo, però, hanno sorvolato frettolosamente: su Fatima, la gerarchia evita sempre i confronti, prudente. Meglio spostare i riflettori su Agca, che in fondo è solo un uomo ossessionato da unʼazione più grande di lui; unʼazione che gli resterà a vita impressa nellʼanima: da quando in quel lontano 13 maggio del 1981 sparò su Giovanni Paolo II, la sua mente, scossa, è confusamente tormentata da fantasmi che non riesce a dominare. Fantasmi. Il segreto di Fatima, i segreti che Agca stesso non ha mai rivelato sulle ragioni dellʼattentato, lʼossessione di un uomo che si sente solo contro tutti, chiamato ad annunciare una verità che il mondo ignora: «Io, Alì Agca, non ho paura di essere maledetto dallʼumanità. Peraltro gli Ebrei definiscono Gesù di Nazaret come lʼAnticristo da duemila anni». Eppure parlare dellʼattentatore turco solo come di un mitomane rischia di essere riduttivo: Rosario Priore, il giudice che lo ha interrogato innumerevoli volte, lo descrive come «una delle persone più intelligenti che abbia mai conosciuto». Dopo aver letto i proclami di Agca sullʼAnticristo, quel magistrato ha parlato di una manifestazione di «follia molto lucida» (la Repubblica, 20/2/05).

Noi cattolici glielo lasceremo fare…?

L’inferno? È soltanto un simbolo; che credevate? Parola di gesuita



Padre Arturo Sosa Abascal, gesuita venezuelano, classe 1948, è preposito generale della Compagnia di Gesù dal 14 febbraio 2016, in piena sintonia con gli indirizzi pastorali di papa Francesco, anche lui gesuita e anche lui sudamericano,
Il 18 febbraio 2017, in una intervista al giornalista ticinese Giuseppe Rusconi, per il sito www.rossoporpora.org, ha polemizzato duramente, anche se indirettamente, fra le altre cose, con il cardinale Müller, il quale, in una intervista alla rivista Il Timone, a proposito del matrimonio, aveva affermato che nessun potere in Cielo o in Terra, né un angelo, né il papa, né  un concilio, né una decisione dei vescovi, hanno la facoltà di modificare il Magistero che lo stabilisce come sacramento e, perciò, lo rende indissolubile. Le sue precise parole erano state queste:

L'effetto è curioso e profetico?

Gay pride, quei bambini dentro il carrello della spesa

Un carrello della spesa e dentro tre bambini in costume da bagno (Foto Elite per Reggionline). Sorridono e accanto a loro ci sono degli adulti, forse sono i loro genitori? O forse, chissa? Però sono in posa, tutti allegramente sorridenti davanti ai flash dei fotografi che ieri a Reggio Emilia hanno documentato il ReEmilia pride, il primo gay pride reggiano. I lettori della Nuova BQ conoscono la storia. E qui non si farà altro che dare conto non tanto del suo svolgimento, d'altra parte i gay pride sono tutti uguali, si gioca a chi è più trasgressivo. Ma di questo simbolo. 

Gesuitismo, nel senso peggiore della parola

La deriva dottrinale di Amoris laetitia era stata preparata da almeno trent’anni



Molti cattolici “in buona fede” (lo scriviamo fra virgolette, perché una cosa è dirsi tali, e un’altra cosa è esserlo realmente) sono rimasti stupiti e sconcertati dalla evidente deriva dottrinale rappresentata dalla esortazione apostolica Amoris laetitia del 19 marzo 2016, che sembra (sembra!, è lo stile di questo papa: tirare il sasso e poi nascondere la mano…) aprire ai divorziati risposati e ammetterli alla Santa Comunione, senza chieder loro di regolarizzare la loro posizione familiare; accettando così, di fatto, il divorzio.
Si sono stupiti, si sono meravigliati, hanno cominciato a domandare spiegazioni, a porsi – finalmente – qualche domanda. Qualcuno di loro ha perfino deciso di non lasciarsi ricattare, moralmente e intellettualmente, dall’accusa di essere “rigidi”, che il papa Francesco lancia di solito contro quelli che non condividono le sue novità: anche perché qui stiamo parlando di teologia morale, non di psicologia, e quindi non c’interessa sapere se una persona sia rigida di carattere, oppure no, ma c’interessa solo e unicamente di sapere se una certa proposizione dottrinale è compatibile con il Magistero, con le Scritture e con la Tradizione, cioè con gli elementi che, per un cattolico, formano la divina Rivelazione; oppure no.