ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 31 maggio 2017

«Fratelli e sorelle, buona notte e buon riposo…»


Era la sera di mercoledì, 13 marzo 2013 quando Jorge Mario Bergoglio, che era stato appena eletto papa e aveva scelto per sé il nome di Francesco (scelta che, finora, nessun pontefice aveva mai fatto, evidentemente per modestia, data la sublime altezza del modello rappresentato dal Santo di Assisi), si affacciava dalla loggia centrale della Basilica Vaticana per pronunciare il suo primo discorso pubblico, sotto forma di saluto inaugurale e di benedizione apostolica Urbi et Orbi, adottando un tono e uno stile di comunicazione che non avrebbe più smentito e che suscitarono, fin da subito, reazioni fortemente contrastanti.
In quella breve allocuzione, c’era già il programma di massima del nuovo pontificato; c’erano già le linee pastorali, se così possiamo chiamarle, che avrebbero ispirato la sua catechesi; e c’era il suo stile, inconfondibile per la sua impronta vistosissima di laicismo e di populismo piacione, demagogico, per quella sua ricerca esasperata della popolarità a buon mercato, per quell’inseguire strenuamente un consenso da stadio, incentrato sulla sua figura e sul suo modo di porsi, non certo sulla centralità di Cristo o sulla insostituibilità della dimensione soprannaturale. E c’erano i suoi silenzi, le sue idiosincrasie, i suoi pruriti, i suoi fastidi; c’era la sua viscerale avversione per ciò ch’egli chiama, stigmatizzandolo come il peggiore dei vizi, il “clericalismo”, ma che, fino a ieri, era un tratto specifico e qualificante del sacerdozio, per non parlare del papato. C’era tutto il suo disprezzo per il cattolicesimo tradizionale, quello di sempre, fatto di persone, consacrate e no, che sentono di essere partecipi di un comune destino, che hanno una storia, una tradizione, una identità ben precisa, e che, pur senza contrapporsi ad alcuno, hanno una loro visione del mondo da portare avanti, hanno dei valori loro propri, e non temono di scontrarsi, se necessario, con il sentire e con il desiderare del mondo, per esempio sui temi scottanti, ma ineludibili, del divorzio, dell’aborto, dell’eutanasia.

“Effettivamente sono attapirato”.


Tapiro a Paolo Brosio: “Apparizioni a Medjugorje non contano per il papa? Ci sono rimasto male”

Il conduttore, molto devoto e sostenitore delle apparizioni della Madonna nella località bosniaca, si becca il Tapiro d’Oro di Striscia la Notizia dopo che Papa Francesco ne ha ridimensionato l’importanza: “Effettivamente sono attapirato”.


Striscia la notizia, nella puntata in onda il 31 maggio, ha consegnato il Tapiro d’oro a Paolo Brosio dopo i dubbi di Papa Francesco sulle presunte apparizioni della Madonna a Medjugorje. Molto devoto da anni, il conduttore crede fermamente nella buona fede di chi sostiene di aver visto la Vergine nella località in Bosnia ed Erzegovina che da anni è meta di pellegrinaggi religiosi.

Recentemente, però, papa Francesco ha dichiarato come tali "presunte apparizioni" non abbiano "tanto valore". Raggiunto da Valerio Staffelli a Cologno Monzese, ha commentato con amarezza:


«Se Dio ci desse di Sua mano dei maestri, oh!.. »

Fatima e il comunismo, 100 anni dopo


di Cristiana de Magistris) «Se Dio ci desse di Sua mano dei maestri, oh! come bisognerebbe obbedir loro di buon grado! La necessità e gli avvenimenti lo sono innegabilmente».
Quando Pascal annotava questa riflessione, non voleva dire che bisogna cedere alla “corrente della storia”, nel senso ingannevole del mito hegeliano, ma intendeva asserire che la storia, interpretata secondo i criteri della Fede, è l’espressione infallibile della Volontà di Dio.
In questa storia si iscrivono le apparizioni della Bianca Signora ai tre pastorelli nella Cova di Iria, nell’ormai lontano 1917. Si tratta di una storia semplice, molto semplice allo sguardo della Fede, che gli uomini hanno reso quanto mai complessa e nebulosa. Per capirne le ragioni, giova partire dalla fine, cioè dalla visita del regnante Pontefice al Portogallo. Poco prima di partire, il Papa ha affermato: «Fatima ha un messaggio di pace portato all’umanità da tre grandi comunicatori che avevano meno di 13 anni. Il mondo può sperare pace e con tutti io parlerò di pace». E così è stato. Ma il messaggio di Fatima – chi può negarlo? – va in ben altra direzione. Ciò che l’occhio della Fede ha immediatamente percepito è che Fatima imbarazza la moderna gerarchia della Chiesa.

«Gesù, tenetevi forte, che qui sono legnate!».


Peppone, don Camillo e le legnate dei misericordiosi

    È sempre interessante e istruttivo vedere come i paladini della misericordia e del dialogo applicano questa linea di condotta quando si esce dalla sfera dei princìpi e si entra in quella dei casi concreti.
Caso numero uno. Un cardinale di Santa Romana Chiesa, noto per il suo appoggio alla linea misericordiosa e grande sostenitore dell’«Amoris laetitia», intervistato in un libro intitolato «Solo il Vangelo è rivoluzionario», a proposito del confratello cardinale Raymond Burke, che invece sull’esortazione apostolica, come si sa, ha qualche «dubia» e l’ha pure manifestato, dichiara, tutt’altro che misericordiosamente: «Lui non è il magistero: il Santo Padre è il magistero, ed è lui che insegna a tutta la Chiesa. L’altro dice solo il suo pensiero, non merita ulteriori commenti. Sono le parole di un povero uomo».

Non fa sconti a nessuno

Ma come è potuto accadere?



C’è una maniera quasi infallibile di riconoscere uno stupido da una persona intelligente, e consiste nell’osservare le loro rispettive reazioni davanti a una sconfitta. Lo stupido cercherà il colpevole dappertutto, darà la colpa al mondo intero, ma non sarà mai sfiorato dal dubbio di poter essere egli stesso il responsabile della propria sconfitta; la persona intelligente, invece, sì. La persona intelligente riflette, valuta, soppesa, e misura se stessa con l’identico metro, con l’identica attenzione oggettiva, con cui osserva e valuta gli altri. Non fa sconti a nessuno, tanto meno al proprio modo di agire; resta sempre aperto alla verità, poiché il suo obiettivo non è quello di giustificarsi, esplicitamente o implicitamente, trovando qualche capro espiatorio sul quale scaricare ogni colpa, ma, più praticamente e assai più onestamente, capire quel che è successo, in modo da imparare una lezione per il futuro.

Non per mammolette?


Sulla processione del 3 giugno a Reggio Emilia. Le sfilate, le marce, i raduni e i comizi intendono semplicemente aggiungere la propria voce nell’arena affollata di ciarlatani che spargono veleno… Un atto della religione cattolica, invece, è sempre e solo affermazione della Verità e condanna dell’errore. Tanto più quando è un atto di riparazione, che non rimane al livello rasoterra della piazza, ma sale più in alto, fino al Cielo per chiedere il perdono di Dio a nome di tutti.
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Mercoledì 31 maggio 2017
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E’ pervenuta in redazione:

Egregio dottor Gnocchi,
noto che sia lei che Riscossa Cristiana state sostenendo la processione in programma a Reggio Emilia in riparazione del Gay Pride. Ricordo che a suo tempo lei fu molto critico con il Family Day, al quale io ho partecipato. Che cosa fa, ha cambiato idea? A Reggio Emilia avranno l’onore della sua presenza?
Cordiali saluti
Massimiliano Croci

Albus silens et ruber loquax?

Quel "colpo basso" a Ratzinger nell'omelia di papa Francesco

Le parole di papa Francesco all'omelia lette come un messaggio al predecessore, Joseph Ratzinger. È scontro tra Bergoglio e Benedetto XVI?

Papa Francesco contro Joseph Ratzinger? In questi giorni sta diventando sempre più forte la voce di chi vuol vedere uno scontro tra i due papi in Vaticano.
Benedetto XVI saluta Francesco durante il concistoro del 22 febbraio
Bergoglio, attivo e impregnato. E Benedetto XVI, silente ma non silenzioso nel suo ritiro nelle sacre mura di San Pietro.

I complici

Spagna, gaystapo scatenata: vescovo sotto scorta E da noi Avvenire sdogana tutti i gusti sessuali
L'omoeresia inizia mietere le sue vittime. In Spagna un vescovo rischia il linciaggio di un collettivo Lgbt, complici anche presunte sigle di gay cristiani. Per uscire di chiesa interviene la polizia. 

Costola o tralcio secco?


Processione di riparazione
per il gay-pride di Reggio-Emilia
 3 giugno 2017

Risposta ad una omelia critica di Don Francesco Ricossa
 

In un caldo pomeriggio di tarda primavera, nella Domenica nell’Ottava dell’Ascensione, a Ferrara si è potuta udire un’interessante omelia tenuta dal superiore dell’Istituto Mater Boni Consilii [nota nostra], una costola staccatasi dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X nel lontano 1985. Ci sarebbe forse da aggiungere qualcosa per chi non conoscesse questo piccolo Istituto, fatto di piccoli numeri forse anche perché alcuni suoi esponenti si impegnano a far scappare anche quei pochi che arrivano. Ma andiamo al sodo.

Con chi ha tanto tempo da perdere non vale la pena perdere tempo, per giocare un po’ con le parole; tuttavia è necessario dare anche spazio a coloro i quali hanno una capacità inventiva così alta, ma così alta, da poter omettere anche di parlare del Vangelo del giorno. Giustamente, chi ha un talento è bene che lo faccia fruttificare e in questo, per certuni, evidentemente, il tempo da perdere viene considerato come talento.