ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 28 maggio 2017

Fatima 100 anni dopo

Aleppo Consacrazione Madonna di Fatima




La processione della Madonna di Fatima a Aleppo - un evento impensabile negli ultimi anni.

Anche se la città di Aleppo è stata duramente colpita dalla guerra civile in Siria,il 13 maggio 2017, ha visto un raggio di speranza giorno di cui ricorre il centenario della prima apparizione della Madonna di Fatima.
Consacrazione e Santa Messa è stata celebrata nella Cattedrale di San Francesco di Assísi, da padre Ibrahim Alsabagh, e concelebrata dai vescovi e sacerdoti della città. Nella Messa era presente un'immagine benedetta della Madonna di Fatima, che è stata inviata direttamente as Aleppo dal santuario in Portogallo, dove nello stesso giorno Papa Francesco ha celebrato il 100 ° anniversario della prima apparizione mariana a Fatima.


Un ritorno al passato

Socci, le schegge impazzite ora sono a capo della Chiesa



Il nuovo presidente della Cei voluto da papa Bergoglio, il card. Gualtiero Bassetti, come ha notato ieri Vittorio Feltri, di fronte all' eccidio dei 35 cristiani egiziani compiuto dai terroristi, se n' è uscito dicendo: «Non sono le religioni che provocano violenze e terrorismo». Eppure proprio l' editoriale dell' Avvenire (quotidiano della Cei) ieri spiegava che quei poveretti sono stati uccisi perché «hanno chiesto loro di rinunciare a Cristo e di diventare musulmani. Se avessero accettato li avrebbero risparmiati, ma hanno rifiutato».
Dunque perché Bassetti parla di «religioni» (al plurale)? Non sono tutte la stessa cosa. C' è la religione dei carnefici e c' è quella delle vittime. Non si possono confondere vittime e carnefici. La causa della strage è stata proprio religiosa: l' odio per la fede cristiana. Con buona pace di Bassetti. Del resto dopo aver affermato che non sono «le religioni» a compiere questi orrori, il cardinale ha aggiunto: «sono loro schegge impazzite». Ma «loro» e «schegge» sono al plurale. Quindi ci sarebbero «schegge impazzite» di tutte le religioni che fanno massacri? A Bassetti risulta che vi siano organizzazioni di terroristi cattolici che uccidono quei musulmani che non si fanno battezzare in Chiesa? Nessuno può sostenere una tale assurdità. Bassetti - che già si arrampicava sugli specchi - ha aggiunto: «Vediamo creature pazze di furore e impazzite di odio, ma anche per noi in passato è stato così visto che i terroristi rossi venivano anche dalle nostre università cattoliche». La superficialità di queste parole lascia di stucco. 

L'illusione di Medjugorje

Notizie da segnalare



Turiboli di qua, turiboli di là



NUOVO VICARIO DI ROMA: TURIFERARI IN TILT

Stavolta i turiferari ci hanno offerto la possibilità di farci quattro sane risate. E chi lanciava un turibolo in una direzione e chi in un’altra ,in  un roteare impazzito con il serio rischio di bernoccoli dolorosi. Poi la decisione papale di nominare mons. Angelo De Donatis. E i turiferari si sono ritrovati a raccogliere i cocci e a curarsi i bernoccoli rimediati nel bailamme.

Oggi, venerdì 26 maggio 2017, alle 12.00, il card. Vallini e la Sala Stampa vaticana hanno reso nota la nomina di mons. Angelo De Donatis, vescovo ausiliare, a vicario di Roma. Tale nomina può dare origine a riflessioni diverse, ma oggi dedichiamoci a un aspetto collaterale che però può indurre a considerazioni di fondo anche sul modo di governare di papa Francesco.

Ipsi dixerunt

Dovevamo capirlo subito: l’ha detto lui stesso


C’è una cosa che fa quasi rabbia, nel pontificato di papa Francesco: il fatto che ci sia voluto così tanto tempo perché una minima parte dei cattolici realizzasse che non è un papa e che non è cattolico; mentre ancora la maggioranza dei credenti lo crede, imperterrita, e, anzi, va in estasi davanti a questo pontefice così cordiale, così alla mano, così anticonformista, insomma, così  autentico sul piano umano…
Fa quasi rabbia, perché gli elementi per capire che egli non agisce come un papa deve agire, e che, anzi, agisce e parla al contrario di come un papa deve parlare e agire, c’erano tutti, fin dall’inizio, fin dal primo istante, cioè dal suo saluto alla folla dal balcone di Piazza San Pietro, quella sera del 13 marzo 2013. C’erano prima ancora, a dire il vero: nelle inverosimili “dimissioni” di Benedetto XVI (ma un papa può davvero dimettersi, così come un ragioniere si licenzia dal suo ufficio, o come un altro, la sera, si toglie il suo vestito spiegazzato, e lo mette nella cesta della roba da lavare?), e anche nella mancata elezione del cardinale Angelo Scola, che tutti sapevano, che noi tutti sapevamo, essere il naturale erede di Ratzinger, dal momento che era il suo delfino e avrebbe rappresentato il necessario elemento di continuità, appunto se si voleva limitare il danno, già gravissimo, di quelle inaudite dimissioni, e medicare, se possibile ricucire, la piaga che s’era aperta nella coscienza dei fedeli…

Di ciurma in ciurma

Il potere del diavolo
Come gli Angeli buoni, anche i demoni, in senso contrario, conservano una loro gerarchia di autorità e di potere nell’infelice regno di cui Lucifero è il principe. Essi lavorano per la perdizione degli uomini e tuttavia, senza volerlo, rimangono pur sempre strumenti nelle mani di Dio.
Dante chiama Lucifero l’imperatore del doloroso regno. Egli, infatti, è a tutti gli effetti “principe” e grande è il suo regno. Un regno che si estende non solo sugli angeli ribelli, ma anche «su coloro che disprezzano i Comandamenti di Dio» (Sant’Agostino). Un regno però “doloroso”. Cos’è, infatti, tutto questo possesso in confronto al godimento di Dio perso per sempre e per propria colpa? A ragione Dante lo dipinge come l’infelicità impersonata: «Con sei occhi piangea e per tre monti gocciava il pianto e sanguinosa bava». Questo dolore satanico è da lui riversato su tutti i suoi inferiori, i quali gli sono simili in proporzione alla gerarchia di appartenenza e al proprio demerito. Ogni diavolo, infatti, conserva la propria natura e gerarchia in base all’appartenenza al proprio coro.

Achab e la ciurma

Un papa molto popolare, ma non tra i vescovi


Con la nomina a presidente del cardinale Gualtiero Bassetti, dopo quella tre anni fa del segretario generale, papa Francesco ha ormai il pieno controllo della conferenza episcopale italiana, nella quale già un terzo dei vescovi sono stati insediati da lui, anche in diocesi di prima grandezza come Bologna, Palermo, il vicariato di Roma e presto anche Milano.
Le nomine sono un elemento chiave della strategia di Jorge Mario Bergoglio. Basti vedere come sta rimodellando a sua immagine il collegio dei cardinali, quello che in futuro eleggerà il suo successore. Dopo l'ultima infornata di porpore, annunciata una settimana fa per la fine di giugno, si fa più lontana l'ipotesi che il prossimo papa possa segnare un ritorno al passato.
Italia a parte, la conquista del consenso dei vescovi è però per Francesco un'impresa tutt'altro che facile.

A domanda, risponde...

C’era una volta un bastimento…


C’era una volta un bastimento, una valorosa nave a vela adibita al trasporto delle merci più varie, in mezzo alle ormai dilaganti navi a vapore: quando la vedevi, in porto, faceva uno strano effetto, era praticamente l’ultima della sua categoria, l’ultima di un’epoca ormai tramontata, quella della navigazione a vela, quando il mestiere del marinaio era proprio quello di un tempo, quello di sempre, e non, come a bordo delle superpetroliere, quello di un tecnico o un impiegato trasferito su una gigantesca tinozza galleggiante, dove fanno tutto gli strumenti elettronici e dove il pilota automatico ti porta sicuro a destinazione con qualsiasi tempo, burrasca o bonaccia, estate e inverno, sole o nebbia, iceberg o mare sgombro. Eppure, nonostante tutto, quella vecchia nave fuori moda, incongrua in mezzo a tutti quegli scafi di ferro e a quelle ciminiere,  che aveva affrontato e superato mille tempeste, e che aveva doppiato Capo Horn almeno una dozzina di volte, pur se guardata con alterigia dai giovani capitani degli altri bastimenti, godeva di una segreta ammirazione presso i capitani più anziani; i quali, nelle taverne dei porti, dopo qualche sigaro e qualche boccale di birra, finivano per confessare, magari a denti stretti, che quella vecchia signora di un’altra epoca sapeva tenere il mare meglio di tante navi moderne e super-accessoriate, e che, quanto a loro, avrebbero scommesso ad occhi chiusi sulla sua efficienza e sulla sua puntualità, cosa che non avrebbero fatto con tantissimi altri bastimenti, anche se dotati del radiogoniometro, dei riflettori antinebbia,  delle doppie o triple paratie stagne, e di cento altre meraviglie della tecnologia moderna.

Una chiesa alquanto “strana”, con sacerdoti “strani”.

Perché l'ostilità conciliare alla messa di sempre?

Ciò che segue è la risposta a quanti mi chiedono di spiegare i motivi dell'ostilità che in un batter di ciglia si materializza ogni qual volta un fedele richiede la celebrazione della S.Messa tridentina al clero aderente alla nuova chiesa nata dal Concilio Vaticano II.

Nuova chiesa nata dal Concilio Vaticano II ?
Precisamente, perché tutte le riforme e gli orientamenti ufficiali di Roma sono delegati e imposti a nome del Concilio. Dopo il Vaticano II infatti, la maggior parte del clero ha assunto un orientamento nettamente opposto alla Tradizione, cioè al Magistero ufficiale della Chiesa. I sacerdoti hanno abbracciato in massa l'eresia protestante e liberale. Essi hanno voltato le spalle alla Chiesa di sempre, alla Messa di sempre, infettando il Corpo Mistico di Cristo con nuovi dogmi, nuove istituzioni, nuovo sacerdozio, nuovo culto, nuovo insegnamento, nuova morale... e tutto ciò a nome del Concilio al quale i fedeli si DEVONO uniformare.