ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 5 maggio 2017

Eppure la Madonna era stata chiara


Non si capiscono e segni

Gli Ebrei spesso chiedevano a Gesù un segno dal Cielo, ma Egli li rimproverava di non saperli cogliere. Così la Madonna aveva dato a Lucia un segno dell’imminenza della seconda guerra mondiale, ma non lo si capì,
Giovanni Paolo I ebbe il segno della fede perfetta del metropolita di Leningrado, ma forse non ne capi’ la portata.
Giovanni Paolo II, tre anni dopo l’attentato in cui fu ferito, ebbe il segno di Severomonrsk, dove, il 13 maggio 1984, esplosero i due terzi degli armamenti della flotta sovietica, ma non trasse la decisione di consacrare la Russia.
Anche Papa Francesco ebbe il segno, dopo la sua invocazione pubblica di non accrescere la guerra in Siria, ottenendo da Putin di convincere Obama a desistere.
Anzi, lo stesso Papa Francesco, che è tanto trepidante per il degrado climatico, ebbe il segno, proprio il 13 maggio del 2016, della firma statunitense tesa a diminuire il rischio.

L’interregno della profezia di Fatima

La profezia di Fatima sull’ora del Mysterium Iniquitatis
                      
                      Luca Signorelli, L'anticristo cappella di San Brizio Orvieto

Sull’Evento di Fatima, molti capirono subito che significava una vera esplosione del soprannaturale in terra. E, in vista dei suoi straordinari segni e messaggio profetico, che rappresentasse la grazia di un avvertimento divino per mezzo della maternale mediazione di Maria; avvertimento estremo per tempi di grandi sciagure spirituali, determinanti quelle sociali. Era diretto alla Chiesa, istituita con vescovi, che sono i «vigilanti» attenti a ogni avvertimento per la difesa della Fede.
Il Papa è il vescovo dei vescovi e perciò il supremo vigilante sulla Fede nella Chiesa. Come doveva accogliere la Profezia data con il sigillo divino del «Miracolo del sole» di dimensioni cosmiche? Naturalmente la vera difesa è nel ricorso e successiva accoglienza di un aiuto divino. “Senza di Me niente potete”, insegna Gesù. Perciò, nel senso inverso, la vera sconfitta si avvera quando nella Chiesa s’ignorano gli aiuti divini offerti come segni profetici. A Fatima non era forse l’aiuto offerto attraverso la Madre di Dio? Si badi bene, Gesù, Capo della Chiesa, non inviò allora un semplice profeta a garantire i Suoi avvisi, ma la «Regina dei Profeti». Ecco che, mancata l’accoglienza alla profezia di Maria a Fatima, il risultato fu l’immane aumento dei problemi del mondo e della Chiesa, com’è accaduto dal 1917 al 1958, tempo dei Papi di Fatima e oggi viviamo la più grave crisi spirituale d’ogni tempo, che evoca tremendi castighi!

In nome della nostra vita

L’aborto è l’omicidio di una persona innocente

“L’aborto è l’omicidio di una persona innocente”. Stéphane  Mercier – Università di Lovanio.
Ho deciso di intitolare quest’articolo con le parole del prof. Mercier dell’Università di Lovanio in Belgio (o meglio Belgistan), che è stato punito 1 per avere semplicemente acclarato un fatto reale: l’aborto è l’omicidio di una persona innocente.

Sono un ladro?


Nessuna resa e nessuna rinuncia

Rompo il silenzio che mi ero imposto perché mi ha colpito uno dei commenti che ho letto nella mia pagina facebook. Ha scritto un lettore: “A volte senti la rinuncia come la cosa più facile da fare. Ma la cosa più facile non ha mai prodotto qualcosa di più che un giardino di erbacce” (Richelle E. Goodrich). Lo stesso lettore, condividendo il mio post, ha scritto: “Un'altra arresa! La battaglia è appena incominciata e già…”.

Confermo quello che ho scritto: non si può combattere contro i mulini a vento. Dovevo aggiungere “da soli”, perché questa è la mia storia. Perché io ho combattuto e sto combattendo da solo, insieme a mia moglie e a mio figlio.

Alla maggior parte del mondo cattolico, questa mia storia andava bene – gli “piaceva”, perfino - quando mi faceva scrivere sui suoi giornali e sulle sue testate on line o mi invitava per raccontare la “favoletta” della conversione di uno che ha lavorato con Pannella. Ero quasi un fenomeno da baraccone.

Quando questo mondo cattolico ha compreso che si trovava di fronte uno che pensa, è iniziato l’ostracismo e l’isolamento.

Verbalmente si dicono cose che non si scrivono

E il teologo disse "non diffondete l'audio"

Ho avuto modo di partecipare, quando i cinque dubia dei quattro ancora non erano stati né inviati privatamente né portati alla pubblica conoscenza per un dibattito vivo e vivace ancora oggi, ad un incontro presso una realtà ecclesiale non parrocchiale, in quanto la parrocchia è amministrati dai frati francescani.

In poche parole mi sono trovato di fronte a un lupo vestito da agnello, un prete protestante travestito da sacerdote cattolico, un apostata della fede cattolica apostolica romana di sempre, uno dei tanti Giuda traditori del Figlio di Dio Gesù Cristo venuto a corrompere la sacra dottrina in quanto è andato oltre la fumosità di Amoris Laetitia.

L’"apparsa" si schierò

Foto:
Arhivski snimak
Nella festa del grande Vescovo e Dottore della Chiesa universale Sant’Atanasio d’Alessandria, il 2 maggio, ricordiamo nelle Diocesi erzegovinesi il 46o anniversario dell’Ordinazione Episcopale impartita nella chiesa parrocchiale dei SS. Pietro e Paolo a Mostar dal Vescovo Petar Čule, insieme all'Arcivescovo Smiljan Čekada di Sarajevo e all'Arcivescovo Frane Franić di Split, al Sacerdote dell'Arcidiocesi di Split-Makarska e Rettore del Seminario minore don Pavao Žanić. Egli fu nominato Coadiutore, successore del Vescovo Čule, il 9 dicembre 1970.[1] Assunse l’amministrazione delle Diocesi nove anni dopo, nella festa dell’Esaltazione della S. Croce, il 14 settembre 1980, diventando Vescovo residenziale della Diocesi di Mostar-Duvno e Amministratore Apostolico di quella di Trebinje-Marcana. Il suo motto episcopale fu lo stesso di quello presbiterale: In fide, spe et caritate. Nel periodo tra il 3 novembre 1988 e il 14 gennaio 1990, su nomina di San Giovanni Paolo II, prese cura anche della Diocesi di Dubrovnik come Amministratore Apostolico.

Qualcuno in Vaticano ha cercato di rifilarci una patacca


UNA POLPETTA AVVELENATA PER “STILUM CURIAE”. E UN ATTACCO – INDEGNO – A PAPA BENEDETTO XVI.



Per certi versi, non si può negare che non abbia fatto piacere. In fondo è un riconoscimento: vuol dire che il lavoro che si sta compiendo, dal settembre 2016, dopo che La Stampa ha deciso di chiudere San Pietro e Dintorni, funziona, ha un senso e forse da’ fastidio. Tanto da spingere qualcuno a cercare di rifilarci una polpetta avvelenata, nel probabile tentativo di screditare “Stilum Curiae”. Che, come sa chi ci segue, si sforza di raccontare una realtà trascurata dalla maggior parte dei colleghi, troppo intenti a esaltare i “balconazos” e le meraviglie di simpatia e misericordia del regno vigente.
La storia è questa.

La malattia della Chiesa cattolica

LA MALATTIA DELLA CHIESA

    Rimettere la santificazione all’ordine del giorno. James Martin grande amico delle associazioni Lgbt influente gesuita statunitense è stato promosso dal papa a consultore della Segreteria per la Comunicazione 
di Francesco Lamendola  





E così, padre James Martin, editorialista della rivista dei gesuiti statunitensi America, è stato promosso dal papa Francesco consultore della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, in pratica il centro nevralgico per la diffusione in tutto il mondo delle notizie sul papa e sulla Chiesa. Questo James Martin è un grande amico delle associazioni LGBT e, fra le altre cose, ha appena scritto e pubblicato un libro intitolato Building a Bridge,  cioè “costruire un ponte”, una tipica espressione bergogliana; con questo chilometrico, ma, in compenso, chiarissimo sottotitolo: How the Catholic Church and the LGBT Community can enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity, ossia “come la Chiesa cattolica e la Comunità LGBT possono instaurare dei rapporti basati sul rispetto, la compassione e la sensibilità”.