ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 11 marzo 2017

De cano



 CASO PINTO ALLA CAMERA: LA RISPOSTA DEL GOVERNO ITALIANO
Questa mattina, venerdì 10 marzo, la risposta del Governo italiano – rappresentato dal sottosegretario Migliore – all’interpellanza urgente di Renato Brunetta sul decreto del decano Pio Vito Pinto in materia di procedure di nullità matrimoniale. Tale decreto, secondo quanto si è appreso poche ore fa dall’organo di Santa Marta ‘Vatican Insider’, è già stato ritirato su volontà del Papa, espressa in una lettera al decano dal segretario di Stato Parolin.



Il ‘caso Pinto’ (nato attorno alle prodezze canoniche dell’attuale – e  appena riconfermato – ultrasettantacinquenne decano della Rota Romana) ha vissuto stamattina una nuova puntata, presumibilmente non quella definitiva. Se n’è parlato infatti alla Camera dei deputati, quando all’inizio dell’odierna seduta il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta ha illustrato l’interpellanza urgente presentata a fine febbraio, il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore ha riassunto la posizione del Governo in materia, infine l’interpellante (dichiarandosi “parzialmente soddisfatto” della dichiarazione)  ha posto altre domande concrete cui si dovrà prima o poi dare risposta. Del ‘caso’ avevamo dato abbondante documentazione nell’ultimo articolo pubblicato su www.rossoporpora.org e intitolato “Interpellanza urgente: Pio Vito Pinto dalla Rota alla Camera (vedi in questa stessa rubrica in data 7 marzo 2017).


IL TURIFERARIO MAGGIORE IN VESTE TALARE E DIPLOMATICA VATICANA SU 'VATICAN INSIDER'
Prima di entrare nel merito di quanto ascoltato alla Camera, è doveroso evidenziare lo sviluppo sorprendente del ‘caso’ avvenuto sul mezzogiorno di ieri, giovedì 9 marzo, quando il contenitore informativo ‘Vatican Insider’ ha pubblicato un articolo del suo coordinatore, Andrea Tornielli, dal titolo “Il Papa risolve il ‘pasticciaccio’ della Rota”. Subito un paio di considerazioni. Con lo scritto del noto Turiferario Maggiore, ‘Vatican Insider’ ha confermato di essere uno dei siti privilegiati da Santa Marta per la diffusioni di informazioni delicate in tempi rapidi (in tal senso un sito ancora più turiferario dell’ Osservatore Romano). Da notare poi che nel titolo si fa riferimento al “pasticciaccio” come se fosse noto ai lettori di Vatican Insider, i quali invece – secondo una strategia informativa collaudata - sono stati tenuti all’oscuro della vicenda (come naturalmente quelli del Sismografo, dell’Avvenire e, per fare qualche altro esempio, delle agenzie-stampa di regime come l’Ansa, l’Agi, l’Asca acquartierate in Sala Stampa Vaticana).
A Tornielli – in veste talare di novello Segretario vaticano aggiunto per i rapporti con gli Stati oppure pro-Nunzio apostolico presso la Repubblica Italiana – preme soprattutto far sapere che “Francesco è intervenuto per ripristinare la libertà di scegliere il proprio difensore”, risolvendo così “con poche, telegrafiche righe” (notare qui i due aggettivi così riduttivi) la “crisi”, “il pasticciaccio” di cui nulla sapevano i lettori di Vatican Insider (certo protetti da inutili turbamenti che avrebbero potuto recare disturbo alla salus animarum).
Come è intervenuto il Papa? Tornielli l’ha saputo (se su illuminazione dello Spirito Santo o su ispirazione concreta dello spirito di Ariccia, decidano i lettori): e dunque ce ne dà riscontro. Il 7 dicembre 2015 - la vigilia dell’entrata in vigore del motu proprio “Mitis Iudex” emanato l’8 settembre per “snellire i processi di nullità” (de facto per sancire in modo peraltro pasticciato la possibilità di un ‘divorzio cattolico’) – veniva pubblicato uno scritto del Papa con regole e indicazioni in materia per la Rota Romana. Tra queste, ricorda il Turiferario Maggiore, quella che prescrive: “La Rota Romana giudichi le cause secondo la gratuità evangelica”. Una regola che lo zelante decano Vito Pio Pinto ha così trasposto in un decreto affisso nella bacheca della Rota (ma non pubblicato… curiosa anche questa…): “La nomina degli avvocati è riservata al Decano; che può confermare, eventualmente, come patrono d’ufficio, l’avvocato che la ebbe nei gradi inferiori”. Già il “può” e l’ “eventualmente” lasciavano presagire come sarebbero andate le cose: il decano ha infatti rimosso non pochi degli avvocati di fiducia delle parti. Ne sono seguiti ricorsi su ricorsi (anche da parte di fedeli cattolici), nel silenzio ufficiale.
Finché il 30 dicembre uno scritto molto dettagliato di Renato Farina su Libero non ha sollevato pubblicamente la questione (ne abbiamo riferito nell’articolo del 7 marzo). L’abbiamo accantonato (fingendo di non sentire le voci di casa: Ma che te ne fai di tutti questi articoli che conservi… buttali via!) sempre sperando che…chissà… potrebbe venir buono, tanto più che parla di un prelato controverso come monsignor Pio Vito Pinto, uno che va a cercarsele…: c’è andata bene, poichè ai primi di marzo dalla Camera ci è stata segnalata un’interpellanza urgente in materia “vaticana” da parte di Renato Brunetta. Cosicchè il 7 marzo abbiamo pubblicato un articolo pure molto dettagliato che ha avuto ampia eco in Vaticano e dintorni, rallegrando la giornata di molti lettori ( e le risate si sono sentite anche ad Ariccia, dove erano in corso gli esercizi spirituali…).
Ma riprendiamo l’articolo di ieri di Tornielli. Il Turiferario Maggiore trionfante riferisce che il problema, al momento dell’interpellanza, “era già stato risolto”, perché il 18 febbraio il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin aveva inviato al decano della Rota una lettera nella quale comunicava che “il Santo Padre ha espresso la volontà che sia rispettato il diritto di ogni fedele di scegliere liberamente il proprio avvocato”, chiedendo nel contempo a Pio Vito Pinto di “consentire alle parti che lo desiderano di scegliersi un patrono di fiducia”.
La sconfessione del decreto non poteva essere più crudele per il povero (per così dire) Pio Vito Pinto, scaricato brutalmente dal ‘suo’ Francesco. Tornielli aggiunge qui una notazione non si sa se più comica o più sfrontata. Rileva infatti che “se la lettera fosse stata resa pubblica, avrebbe fatto ritirare l’interpellanza al governo italiano”. Che il Turiferario Maggiore ci prenda tutti per tonti? E’ evidente che non era certo intenzione di Vaticano di rendere pubblica la lettera, anche per ‘coprire’ in qualche modo il decano della Rota Romana. Vi è stato costretto, proprio all’ultimo momento - poche ore prima della risposta del Governo italiano all’interpellanza Brunetta – solo perché preoccupato per il clamore pubblico (condito di grasse risate) che aveva assunto la vicenda.

LE CONSIDERAZIONI DI RENATO BRUNETTA
Veniamo a quanto ascoltato stamattina alla Camera dei deputati. All’apertura alle 9.00 della seduta, dopo la lettura della sintesi del verbale della seduta precedente, Renato Brunetta ha illustrato l’interpellanza, rilevando che “com’è noto, il Tribunale della Rota Romana (già Sacra Rota) emette sentenze sulle cause di nullità matrimoniale, che possono essere delibate (Ndr: riconosciute pienamente con i loro effetti civili) in Italia in applicazione del Concordato. Il decreto del decano, abrogando di fatto il diritto ad avere un avvocato di fiducia non può quindi non imporre gravi interrogativi sulle conseguenze che ne derivano”. Dopo aver elencato le lesioni portate dal decreto alla giurisprudenza vigente, Brunetta ha così riferito dell’articolo del Turiferario Maggiore, successivo come detto alla presentazione dell’interpellanza: Nel frattempo però è successo qualcosa: per una volta, all’interpellanza al Governo italiano ha risposto prima un altro Governo. In questo caso quello della Santa Sede. E lo ha fatto in modo improprio, comunicando – tramite l’articolo di un autorevole vaticanista de La Stampa, Andrea Tornielli, che è stato posto rimedio alla stortura paurosa del diritto di difesa”. Considera poi ironicamente Brunetta: Ovviamente l’appunto – sia pur autorevole – di un vaticanista non può bastare. Di certo la notizia non a caso è stata data alla vigilia della risposta all’interpellanza. Io non sono un vaticanologo e neppure un vaticanista, lascio a loro ricostruire le trame, nel senso buono del termine, che hanno indotto a questa risposta così puntuale”. A proposito di tempi, Brunetta ha segnalato anche che il decreto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica “che di fatto annulla il decreto del decano”, è datato 7 marzo 2017 “ovvero tre giorni prima della discussione di questa interpellanza”. 
L’ ultima osservazione di Brunetta riguarda il fatto che la risposta all’interpellanza era stata assegnata alla Presidenza del Consiglio (e allora la risposta sarebbe toccata verosimilmente alla già Garrula Ministra), ma nella realtà è il sottosegretario alla Giustizia Migliore che è stato delegato a rappresentare il Governo, come se la vicenda non riguardasse il rapporto tra due Stati, ma solo una questione giuridica. Invece si è voluto scegliere un approccio di basso profilo per ragioni di opportunità diplomatica.

LA RISPOSTA DEL SOTTOSEGRETARIO MIGLIORE
L’incipit della risposta del sottosegretario Gennaro Migliore in nome del Governo è già molto chiaro a quest’ultimo proposito: “L’interpellanza (…) vedrà da parte mia una risposta in particolare sul merito giurisprudenziale piuttosto che sulla relazione dei nostri due Stati sovrani, così come stabilito dagli accordi”. Ha poi osservato Migliore che “apprendo oggi (che il decreto) possa anche essere stato eventualmente revocato”. Nel suo lungo intervento il sottosegretario rileva sostanzialmente due cose. La prima: il Governo italiano, rispettoso della sovranità della Santa Sede, “anche in relazione alle prerogative istituzionali” (…) non può direttamente sindacare l’iniziativa del decano”. La seconda: riguardo alla delibazione (riconoscimento) delle sentenze rotali di nullità matrimoniale, la questione “è rimessa alla valutazione del giudice nazionale e, quindi, della corte d’appello che dovrà valutare caso per caso”.  Annota infine Migliore che “non constano al riguardo ancora provvedimenti della nostra autorità giudiziaria che abbiano affrontato la questione, in considerazione del fatto che il decreto del decano (…) è di recente introduzione ed evidentemente, se ritirato, non troverà nella nostra giurisprudenza probabilmente nessun effetto concreto”.

DOMANDE ANCORA SUL TAPPETO
Renato Brunetta si è dichiaratoparzialmente soddisfatto” della risposta. Gli è sembrato di percepire che il sottosegretario gli ha dato ragione, ma ha poi ‘scaricato’ le decisioni sui giudici competenti. Invece la questione ha un aspetto rilevante di problematicità nei rapporti tra due Stati, l’Italia e la Santa Sede. E ciò non si può ignorare. Altro punto da approfondire: che fine faranno le sentenze vaticane delibate (se ce ne sono) seguendo il decreto di Pio Vito Pinto? Ce ne sono di già delibate? E allora che succederà in tali casi? C’è un Concordato che dev’essere rispettato e sulla questione è mancata l’informazione (o almeno così pare) attraverso i normali diplomatici e non saranno certo “vaticanisti che hanno agitato il turibolo della Curia” (eccoli, sono loro… i turiferari!) a poterli sostituire. Bisogna che il Governo si adoperi perché “queste devianze” vaticane “non si abbiano a ripetere”; in primo luogo però il Governo sia attento alle sentenze irregolari eventualmente già delibate o in via di delibazione. Che non dovrebbero essere riconosciute dall’ordinamento italiano.
CASO PINTO ALLA CAMERA: LA RISPOSTA DEL GOVERNO ITALIANO – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 10 marzo 2017
http://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/677-caso-pinto-alla-camera-la-risposta-del-governo-italiano.html 

1 commento:

  1. Sembra che in Vaticano il far la figura dei cioccolatai stia diventando uno sport da praticare su larga scala.

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