ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 18 dicembre 2016

La caduta delle marionette

Ad Aleppo, l'Ue perde la faccia
La vittoria di Assad e Putin ad Aleppo potrebbe avere conseguenze decisive per la guerra civile siriana e se, tra gli sconfitti, è inevitabile annoverare le milizie per lo più jihadiste sostenute dalle monarchie del Golfo e dall’Amministrazione Obama, occorre chiedersi se la disfatta non travolga anche un’Europa che assomiglia sempre di più all’Eurabia tratteggiata da Bat Ye'or.
Su Aleppo, la Ue si è appiattita sulle posizioni saudite e delle altre monarchie del Golfo difendendo i jihadisti e sfidando il ridicolo con accuse di crimini di guerra rivolte a russi e regime siriano ma non ai ribelli delle milizie Qaediste e Salafite che anche secondo le Nazioni Unite hanno sparato ai civili in fuga, si sono fatti scudo della popolazione o impiegano bambini come kamikaze. Come è accaduto ieri a Damasco, dove una bambina di 8 anni è stata inviata dentro una stazione di polizia e poi fatta esplodere dai ribelli con un radiocomando.

Il 15 dicembre il ministro degli Esteri britannico, Boris Johnson, ha convocato gli ambasciatori di Russia e Iran per esprimere “la profonda inquietudine” del Regno Unito sulla situazione di Aleppo. "E’ cruciale proteggere i civili e consentire agli aiuti umanitari di arrivare” ha detto Johnson che però già nei giorni scorsi era stato deriso dei russi che gli hanno ricordato come in Siria non vi siano aiuti umanitari da distribuire provenienti dalla Gran Bretagna. “In questi giorni bui per Aleppo è importante che lì giungano osservatori internazionali dell’Onu per monitorare quanto accade” ha detto François Delattre, ambasciatore francese alle Nazioni Unite mentre Parigi e Berlino hanno sottoposto al Consiglio Europeo la proposta di mettere in campo un’iniziativa umanitaria per Aleppo. Paradossale che vogliano fare, ora che la battaglia è finita, ciò che non hanno mai fatto in 4 anni di feroci scontri. Il portavoce del governo francese, Stephane Le Fooll, ha spiegato che Hollande e Merkel chiederanno al resto dei leader europei di approvare questa iniziativa, che punta in primo luogo a creare “corridoi” perchè possano essere evacuate 120mila persone che vogliono andarsene dai quartieri di Aleppo circondati dalle forze del regime di Assad; e a portare aiuti umanitari in questa zona della città siriana. Secondo Le Fooll, l’operazione deve essere condotta sotto la supervisione degli osservatori delle Nazioni Unite, ma la proposta franco-tedesca è pura “aria fritta”, arriva con patetico ritardo e se anche procedesse speditamente non potrebbe mai dispiegarsi in Siria in tempo utile.
Mentre Parigi e Berlino pianificano di proporre piani umanitari alla Ue i “corridoi” esistono già, i civili sono già stati evacuati dai quartieri orientali di Aleppo dalle forze governative siriane e soprattutto dai russi che hanno anche messo in campo (a differenza della Ue) una mole imponente di aiuti umanitari per gli sfollati, proporzionale al loro impegno bellico. Persino i ribelli vengono portati con i loro famigliari (e i pochi civili che intendono seguirli) in aree controllate dalle milizie a cui appartengono con la supervisione della Croce Rossa Internazionale
Per la Ue la battaglia di Aleppo è una vera disfatta anche sul fronte della credibilità. L’Unione accusa di crimini Assad, ma non i jihadisti da cui i civili scappano. Di fatto è sulle posizioni dei regimi monarchici del Golfo che alimentano il terrorismo jihadista che colpisce in Siria ma anche in Europa. I leader europei sono talmente “appecoronati” ai petrodollari che di questo passo la Ue potrebbe chiedere di essere ammessa nella Lega Araba. Le dure critiche ad Assad non impediscono però, ipocritamente, ai servizi segreti di mezza Europa di “supplicare” gli 007 di Damasco di fornire loro informazioni sui foreign fighters che rientrano dalla guerra, pronti a fare danni a casa nostra.
“Il mondo ha visto le azioni deliberate da parte del regime siriano, della Russia, dell'Iran, ai danni di civili siriani, questo sangue e queste atrocità sono sulle loro mani" ha detto Barack Obama nella conferenza stampa di fine anno alla Casa Bianca. Anche Obama si esprime su Aleppo fuori tempo massimo chiedendo che ad Aleppo vengano schierati "osservatori imparziali" per assicurare l'evacuazione sicura dei civili. Come spesso accade nelle guerre contemporanee la propaganda si sviluppa sul tema delicato delle vittime civili, complice anche l’assenza di osservatori neutrali sul campo di battaglia che rende difficile separare e la realtà dalle bugie di guerra. Nelle fasi finali della battaglia, Amnesty International ha parlato di “crimini di guerra” compiuti da russi e forze di Damasco mentre il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha riferito di “sparizioni forzate e video scioccanti di cadaveri in fiamme nelle strade” mentre stime dell’opposizione parlano di 6.000 persone arrestate, tra loro soprattutto adolescenti. 
Meglio ricordare però che solo un paio di mesi or sono Moon ha buttato nel cestino una mozione di condanna a sauditi e Lega Araba per le stragi di civili e i crimini di guerra compiuti in Yemen di fronte alla minaccia di Riad di sospendere i finanziamenti al Palazzo di Vetro. L’autorevolezza del Segretario generale non è proprio all’apice, specie quando sono in ballo gli interessi sauditi. L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Zeid Al Hussein, ha riferito che molti civili che erano riusciti a fuggire sono “stati catturati e uccisi sul posto” dalle forze pro-governative in quattro diversi quartieri di Aleppo, tra cui 11 donne e 13 bambini. I soldati entrano nelle abitazioni e uccidono chiunque si trovi all’interno, anche donne e bambini”. Al-Hussein però è un principe giordano che non è mai apparso imparziale nella guerra siriana e del resto in Giordania consiglieri militari Usa e alleati addestrano da anni i ribelli anti-Assad. 
Eppure i dati oggettivi emersi dalla battaglia sembrano dimostrare che il temuto bagno di sangue tra la popolazione non c’è stato. La missione dell’Onu in Siria riconosce che oltre 100 mila persone sono fuggite dai quartieri in mano ai ribelli per rifugiarsi nelle aree controllate dai curdi o dalle forze di Damasco. Sempre l’Onu ha riferito che tra il 17 novembre (quando prese il via l’offensiva finale) e il 10 dicembre, 413 civili erano morti ad Aleppo Est più altri 139 uccisi dal fuoco dei ribelli nei quartieri controllati dal governo. Anche aggiungendo un centinaio di ulteriori vittime relative ai massacri attribuiti alle truppe siriane, arriviamo a meno di 650 civili uccisi in un mese di battaglia che per intensità molti osservatori hanno paragonato (impropriamente) a quella di Stalingrado.
Numeri dolorosi ma non così elevati, considerate le dimensioni del conflitto che ha già mietuto almeno 250 mila morti e che includono anche quei civili uccisi dai mortai, dai razzi dei ribelli nei quartieri in mano al governo, tra i quali anche molti cristiani, di cui la Ue e Obama sembrano non interessarsi. 
Del resto è difficile non notare che negli ultimi giorni l’Europa ha fatto di tutto per aiutare i miliziani jihadisti a resistere alle truppe siriane ad Aleppo ma non ha mostrato altrettanto interesse per le decine di copti egiziani uccisi o feriti ai  una chiesa de Cairo da un attentato rivendicato dall’Isis.
di Gianandrea Gaiani18-12-2016

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunisce a porte chiuse dopo la cattura di ufficiali della NATO ad Aleppo

Le forze speciali dell’Esercito siriano hanno catturato nell’Est di Aleppo 14 ufficiali di alto rango della denominata coalizione anti ISIS diretta dagli USA.
Secondo le informazioni trasmesse il Venerdì da varie agenzie Francesi, Iraniane e Libanesi, questi ufficiali sono stati arrestati mentre si trovavano in un bunker nella parte est di Aleppo che era fino a pochi giorni prima sotto il controllo dei gruppi terroristi diretti da Al Nusra.
Gli ufficiali, assicurano le fonti, svolgevano i compiti di istruttori militari e comandanti ed offrivano assistenza ed aiuto ai “ribelli moderati” dirigendo le loro offensive contro le forze siriane ad Aleppo. Fra l’altro questi militari erano in contatto con la base NATO di Smirne in Turchia che trasmtteva loro le coordinate satellitari degli obiettivi da colpire con i missili ed artiglierie a disposizione dei miliziani.
Le prime informative riferiscono che questi ufficiali appartengono quasi tutti alla NATO ed il giornalista siriano, Said Hilal Alcharifi, ha indicato che questi sono di nazionalità degli USA, di Gran Bretagna, Francia, Israele, Germania, Turchia, Arabia Saudita, Marocco e Qatar.
“Le autorità siriane hanno potuto, grazie a delle informazioni minuziose, arrivare al quartier generale degli alti ufficiali occidentali e regionali nel seminterrato di un quartiere di Aleppo-Est, e catturarli tutti vivi”, riferisce Alcharifi.
“Alcuni nomi sono già stati ex filtrati a giornalisti siriani me compreso.
Visto le nazionalità (US, francesi, inglesi, tedeschi, israeliani, turchi, sauditi, marocchini, qatariani, ecc.. ecc) di questi bastardi e loro gradi militari, vi assicuro che la Siria detiene in questo momento un grosso tesoro per condurre le trattative con i paesi che l’hanno distrutta”, prosegue oil reporter siriano.
Non è chiaro fino ad ora se questi ufficiali siano in forza alla NATO o alla coalizione occidentale/regionale che dichiara di combattere l’ISIS, tuttavia la lista dei loro nomi è stata pubblicata dal parlamentare siriano Fares Shehabi che è anche il presidente della Camera di Commercio di Aleppo e dimostra che fra gli arrestati vi è uno statunitense, un israeliano ed un turco, oltre agli altri che sono sauditi del Qatar ed un marocchino.
Non ci sono ancora stati commenti da parte delle autorità dei paesi cui appartengono questi elementi  ma la cattura di questi ufficiali spiega perchè i governi di USA, GB e Francia insitevano tanto a richiedere la tregua e lo sgombero dei civili dai quartieri est di Aleppo, nonostante fosse chiaro che tutti queste zone della città erano ormai sotto il controllo delle forze siriane e russe.
Probabilmente i “bambini” di cui si preoccupavano tanto i governi occidentali erano questi ufficiali che dirigevano i tiri di missili ed artiglieria contro i quartieri Ovest di Aleppo, mietendo centinaia di vittime civili. I “bambini” sono adesso nelle mani dell’Esercito siriano che non se li lascia scappare e procede agli interrogatori.
Silenzio dai media occidentali che improvvisamente “distraggono” l’opinione pubblica con altre notizie sulle intromissioni della Russia di Putin sulle campagne presidenziali negli USA.
Fonti: Hispan Tv
Traduzione e sintesi: Luciano Lago

ALEPPO, TRUMP, PUTIN: SI APRONO RETTILARI E VERMINAI. PARTE 1.



“La Cia possiede ogni giornalista di una certa importanza nei media importanti”. (William Colby, ex-direttore della CIA)

“Fino a quando i leoni non avranno i propri storici, il racconto della caccia esalterà sempre il cacciatore”. (Proverbio africano)

“Verrà il tempo in cui un politico che abbia scatenato una guerra e promosso conflitti internazionali sarà altrettanto sicuro di finire sul banco degli imputati e magari anche nel cappio, quanto un assassino privato. Non è ragionevole che coloro i quali giocano d’azzardo con la vita delle persone, non debbano mettere a repentaglio la propria”.(H.G.Wells)

In calce una lettera di Vincenzo Brandi a Formigli di “Piazza Pulita” (La7), relativa a un suo autentico servizio alla menzogna e alla disinformazione sulla Siria nella puntata del 15 dicembre 2016, non adeguatamente contrastata da Alessandro Di Battista che, invece,  avrebbe potuto valersi dalle conoscenza e competenza del collega di partito Manlio Di Stefano.

Ultim’ora: ufficiali Nato nascosti ad Aleppo Est
Ci sono due ultim’ora che antepongo al pezzo qui sotto. Per l’ennesima volta, contravvenendo alla tregua di nuovo negoziata e sancita dall’inviato ONU, la feccia terrorista, ora assurta a martiri della rivoluzione democratica nel becero servilismo Usa-Nato-Vaticano di certe Ong italiote, ha rotto la sospensione tornando a sparare sui civili in fuga dal ridotto ancora sotto controllo Al Nusra (mascherato da Jabhat Fateh al Sham). Oltre 18mila sono intanto riusciti a raggiungere le zone liberate dove sono in corso enormi manifestazioni di giubilo popolare.


Il Consiglio di Sicurezza si è riunito a porte chiuse per occuparsi di una vera e propria deflagrazione in faccia a coloro, turchi, giordani, Nato, Usa, che si vantano di combattere le formazioni jihadiste. Le forze speciali dell’Esercito Arabo Siriano penetrate nelle zone sgomberate dai terroristi hanno catturato in un bunker diversi ufficiali europei della Nato.

Le urla scomposte che in queste ore vengono lanciate contro la Siria, Assad, la Russia e Putin, per l’immane colpa di aver difeso la civiltà e l’umanità dai rigurgiti dell’inferno,  dal menzognificio mediatico occidentale, dal gregariato politico e Ong, dagli strilloni da bassifondi dell’etica giornalistica e sociale come il talk-show de La7, l’osceno appello a Gentiloni di cui più avanti, le corrispondenze dal fronte e da New York, vorrebbero oscurare l’enormità di una sconfitta dei loro padrini. La virulenza senza precedenti di questo coro comandato a bacchetta dal direttore d’orchestra indica che costui ha in mente qualcosa di brutto, di molto brutto. Forse un segno è stato fatto dare all’eurosicaria Mogherini, quando, poche giorni fa, ha detto che, in vista di possibili giravolte di Trump, l’Europa deve adoperarsi per frantumare la Siria in tanti governatorati autonomi, lasciando al governo centrale il controllo su Damasco e poco più. Visto che con lo sbrindellato mercenariato jihadista tale obiettivo non si raggiunge, sarebbe implicito un intervento diretto. Con conseguente scontro con la Russia.

Ululati della belva ferita
Ci stupiamo tutti di fronte alla parossistica virulenza con cui quella che si definisce la “comunità internazionale”, sostanzialmente Nato, Ue, Usa e suoi clienti e vassalli, cioè coloro che si dispongono agli ordini della Cupola, ha reagito alla vittoria della Siria e dei suoi alleati ad Aleppo e all’elezione di Trump. Ma non ci sarebbe da stupirsi, dato che si tratta di reazione proporzionata all’enormità degli eventi sul piano degli equilibri di forza planetari.  Certo, la misura totalizzante del sincronismo, della sintonia e della compattezza con cui si stanno muovendo gli sguatteri mediatici di questa “comunità internazionale” (che, tra l’altro, non costituirebbe che la rappresentanza politica di un settimo dell’umanità) fa impressione soprattutto a chi ancora nutriva l’illusione che dalle nostre parti del mondo sopravvivessero brandelli di democrazia, di onestà e di libertà d’espressione non conforme.

Se si può dire che questi due avvenimenti non previsti, non pianificati e non graditi, nella madrepatria imperiale hanno spalancato la gabbia del rettilario mediatico (e si pensa a serpenti a sonagli  o boa  conscrictor come Washington Post, New York Times, BBC e affini), da noi, fatte le debite proporzioni, ci si dovrebbe ridurre a parlare di verminaio. E qui svettano lombrichi e tenie della forza dei capi del sindacato  dei giornalisti (parola grossa), compreso quello della più rinomata e autorevole emittente pubblica dell’intero globo terracqueo (UsigRai), con appresso gli anellidi di Articolo 21, quel coso fondato da Giuseppe Giulietti a difesa, ovviamente, di un’informazione plurale, onesta, competente e -. bum! – libera. E pensare che questi sedicenti sindacati, in quanto garanti della libera manifestazione del pensiero e della libertà di stampa, dovrebbero rappresentare qualsiasi legittima opinione che albergasse tra i propri iscritti. E non solo quella di chi sente suoi affini, forse maestri, gentiluomini che bruciano o annegano prigionieri,  ti educano il pupo facendogli tagliare gole, emancipano le donne mediante schiavitù sessuale… Una scandalosa violazione deontologica e statutaria che dovrebbe essere sanzionata dall’Ordine dei Giornalisti, sempre che un ente degno del nome esistesse.


Un sindacato à la carte nel bordello delle presstitute
In questo oceanico sottomondo di cialtroneria campano e prosperano, nel segno della meritocrazia come definita nei regimi della globalizzazione capitalista e, specificamente, nella sua espressione più evoluta napolitan-renziana, pisciarelli dell’informazione che, però, assurgono a cascate del Niagara quando si tratta di lubrificare con la saliva i percorsi degli elargitori di meriti. La crème de la crème di questi (FNSI, Usigrai, Art.21), che ci assicurano un’informazione rispettosa di tutte le fonti e tra esse equilibrata, come ci perviene da schermi ed edicole, si è sublimata in un appello al premier Gentiloni Silveri, conte di Filottrano, Cingoli e Macerata, come se una tale entità esistesse, perché intervenisse a salvare Aleppo dagli abominii inferti da Putin e Assad. Da questo Felice Sciosciammocca (vedi Eduardo Scarpetta), caratterista succeduto al bullo cazzaro che, però, attento ai malumori dei nostri esportatori, azzardava dei flirt con Mosca, chissà cosa si aspettano. Che mobiliti i residui Romanov all’assalto del Cremlino?

I cari colleghi di Aleppo!
Si parla di “mattanza dei civili” da parte dell’esercito regolare e, con l’inconfutabile certezza di chi ha visto con i propri occhi,  che “sono stati certamente trucidati numerosi civili  di sesso maschile, tra cui anche bambini, le donne vengono stuprate di fronte ai famigliari, alcune di loro, per sottrarsi a simili barbarie, stanno chiedendo ai propri congiunti (sentito con le proprie orecchie, ovviamente) di ucciderle”. Naturalmente nessuno di costoro ha visto o sentito una beata mazza. Anzi, l’altro nobile, il loro Conte Zio, Steffan De Mistura, inviato ONU, si è permesso di violare le coinsegne alle quali è legato, dichiarando netto netto che per tutte queste accuse non esiste al momento possibilità di verifica alcuna. Punto. Ma c’è poco da ciurlare nel manico, l’hanno visto e udito “i nostri colleghi che stanno raccogliendo queste testimonianze e che sanno di avere le ore contate”. Dove, incongruamente e disattentamente, agli appellanti sfugge  una scintilla di verità. E’  quando dicono “i nostri colleghi”.  Lo sono vostri, ragazzi, lo sono!

E sono  tutti altrettanti candidati al Pulitzer: “Aleppo Media Center”, intercambiabili con quelli della “Civil Defence”  e brulicanti tra le macerie, mentre dissotterrano bambini, incappellati da “elmetti bianchi”.  Abbiamo capito, sono quei “colleghi”  che, al pari dei loro angosciati vindici appesi all’intervento salvifico di un Gentiloni, nientemeno, bazzicano unicamente le zone occupate dai “ribelli” (“opposizione” per “il manifesto”). E con questi, come risulta da numerosi video e foto sfuggiti all’attenzione dei nostri appellanti, si mescolano quando si tratta di squartare qualche dissidente filo-Assad, o di celebrare l’avvenuta esecuzione tramite mitraglia della famigliola che, sottraendosi alla funzione assegnata di scudo umano, tenta di fuggire verso i quartieri liberati. Colleghi davvero, magari di mercenariato più che di giornalismo.

Il fatto è che la posta è troppo grossa per tenere i piedi la finzione di essere liberi informatori nelle libere democrazie occidentali. E troppo grosso è il committente di questi portatori d’acqua con le orecchie. Annidato tra Wall Street e Pentagono, si è trovato completamente spiazzato da due fatti inusitati di cui ha attribuito la paternità a un unico responsabile. La sconfitta delle proprie armate di lanzichenecchi in Siria, che tanto gli erano costate in armi, soldo, trasferimento dai quattro angoli del mondo e copertura propagandistica;  e la sconfitta nella corsa presidenziale di quella che doveva vincere perché fornitrice del migliore curriculum e delle più ampie garanzie. Con parallela vittoria della riserva in panchina di cui non si conosce bene l’affidabilità e che comunque, tra gli occupanti dei piani sotto l’attico della Cupola, sta suscitando turbolenze inopportune per la gestione dei processi in corso.
Nell’attenuarsi della potenza persuasiva della figura del “rivoluzionario democratico”, causato da una successione di sconfitte militari e sputtanamenti legati alle qualità morali, alla simbiosi con i comandi Nato e Golfo; nel logorìo della “guerra al terrorismo” per sovraesposizione, sovraestensione e sovraoperazioni terroristiche False Flag; un nuovo uomo nero urgeva. E non poteva che essere Putin, il grande e nefasto intralcio alla fin lì indisturbata marcia, su macerie di nazioni e cimiteri di popoli e classi in eccesso, della globalizzazione di un dominio unipolare e, soprattutto, unicupolare. (Segue)
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 Gentile Dott. Formigli,
La batosta ricevuta dai gruppi terroristi ad Aleppo ha scatenato un'isteria anti-Assad ed anti-russa che ha sorpreso persino me (che pensavo di non potermi meravigliare più di nulla) per la sua virulenza estrema.
Si è distinta, tra gli altri, la giornalista Rula Jebreal che durante la trasmissione da Lei condotta ha sparato con la massima faccia tosta balle e sciocchezze madornali che non possono essere ignorate.
Aleppo era fino al 2012 la città più prospera e tranquilla della Siria, ricca di industrie ed attività commerciali. Non vi era stata alcuna manifestazione antigovernativa. Nell'estate di quell'anno fecero improvvisamente irruzione in città bande jihadiste armate fino ai denti provenienti dalla Turchia. Gran parte di questi militanti non erano nemmeno siriani, ma Ceceni, Uiguri del Sinkiang cinese, turchi, turcomanni, libici, tunisini, ecc.
Alcuni quartieri furono occupati; gli abitanti che non erano fuggiti furono presi in ostaggio; fu tagliata l'erogazione dell'acqua verso i quartieri non occupati (dove vivevano i tre quarti della popolazione); tagliata l'energia elettrica; impedito per molto tempo l'arrivo di aiuti e rifornimenti finché l'esercito non riuscì a ripristinare una via d'accesso alla città.
Ogni giorno la parte della città rimasta sotto la protezione del governo e dell'esercito era bombardata a casaccio con i mortai e quei cannoni improvvisati che lanciano bombole di gas rinforzate con chiodi e rottami di ferro chiamati "cannoni dell'inferno".
L'accerchiamento e poi lo sgombero dei terroristi (guidati da Fatah Al Sham, ex Al Nusra, cioè Al Queda) dai quartieri, da loro occupati per 4 anni, da parte dell'esercito, con l'aiuto dei Russi e dei combattenti di Hezbollah, è stata accolta con giubilo dalla grande maggioranza della popolazione che non ne poteva più e chiedeva all'esercito di intervenire con decisione.
Se ne parla nelle numerose testimonianze da parte di numerosi cittadini di Aleppo, come il vescovo cristiano maronita di Aleppo Tabji, spesso in missione qui a Roma per chiedere aiuto, o il Dott. Nabil Antaki, le cui testimonianze penso Le siano già pervenute da altre fonti. Si possono comunque consultare i siti di informazione quali www.oraprosiria, www.sibialiria, www.antidiplomatico, CIVGinforma, ecc.
Inoltre penso sia doveroso per ogni giornalista serio consultare non solo Al Jazeera, la Reuters, o l'Associated Press, ma anche l'agenzia siriana SANA, Russia Today, l'iraniana Fars o la cinese Xinua, che possono trovarsi sul sito "siria latest breaking news search 24/7" che riporta tutti i giornali e le agenzie del mondo.
Naturalmente ciò che vale per Aleppo, vale per tutta la Siria. L'unica speranza per quel martoriato paese è che tutti quegli stati che stanno conducendo una guerra per procura contro la Siria (Arabia Saudita, Qatar, Turchia, USA, UK, Francia, e ahimè anche l'Italia) smettano di interferire, ritirino le sanzioni che affamano la popolazione costringendola ad emigrare, riallaccino le relazioni diplomatiche, smettano di rifornire continuamente i cosiddetti "ribelli" con finanziamenti, armi e nuovi mercenari freschi provenienti da 90 paesi.
E si smetta anche con la favoletta delle "prime manifestazioni pacifiche" del 2011 represse, per cui sarebbe nata la rivolta armata. Le armi, i mercenari, le quinte colonne per provocare un cambio di governo violento erano già pronte da anni, come ammesso pubblicamente, ad esempio, dallo stesso comandante della NATO, gen Clarck, già nel 2006!
L'avvenire della Siria e chi la deve governare deve dipendere solo dai Siriani.
Cordialmente, Vincenzo Brandi, militante pacifista ed antimperialista con la Rete No War e la Lista No Nato.

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