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lunedì 21 novembre 2016

Le coscienze delle pecore fedeli

Cattolici e Luterani. Cosa li divide?

“Personalmente prego il Signore perché l’indispensabile ricerca delle pecore smarrite non metta in difficoltà le coscienze delle pecore fedeli”.    (Card. Camillo Ruini)

di Carla D’Agostino Ungaretti
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zbbrccLa frase con la quale il Card. Camillo Ruini conclude l’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 22 settembre scorso, pag. 25, mi sembra diretta a confortare tutti i cattolici “bambini” come me, perché è consolante constatare che nella Chiesa istituzionale ci sono ancora delle menti e dei  cuori che comprendono i turbamenti e le perplessità che affliggono oggi una parte considerevole del gregge di Cristo.

Infatti, dopo la visita “ecumenica” di Papa Francesco a Lund, Martin Lutero, il luteranesimo e, per analogica espansione, il protestantesimo in genere sono diventati di moda in casa cattolica, creando confusione e fraintendimenti.  E che altro sarebbe stato necessario per mettere il definitivo sigillo su questa, a mio giudizio, pericolosa “moda” se  non la visita del Pontefice Romano nella città che ha visto nascere la Federazione Luterana Mondiale nella data in cui, secondo la tradizione, Lutero affisse le sue 95 tesi anticattoliche sulla porta della Cattedrale di Wittenberg? Me ne sono accorta per l’ennesima volta poche sere fa, durante un incontro con vecchi amici, alcuni dei quali della generazione successiva alla mia, tutti di buona cultura e cattolici osservanti, tutti entusiasti dell’ “apertura” del Papa ai luterani e speranzosi nella prossima riabilitazione di Lutero e, chissà, forse anche nella sua canonizzazione. Mi sono resa conto, allora, dell’enorme ignoranza catechistica e dottrinale che dilaga tra i cattolici delle ultime generazioni e ho sentito la necessità di tornare sull’argomento (repetita iuvant)pensando che forse questa “moda”  (a differenza di tutte le altre mode) si rivelerà utile a far capire ai cattolici “adulti” che il povero Lutero, tanto bistrattato dai cattolici “bambini”, non fu un Riformatore, ma un vero eresiarca (come Dante chiama quelli che agirono come lui), dotato di una precisa volontà eversiva.
Cosa si proponesse il Papa di ottenere con quella sua iniziativa – che, per il luogo e la data scelti, mi sembra che assomigli più a un’offesa al suo stesso ministero di Successore di Pietro che a un tentativo ecumenico – mi rimane difficile da capire e non ho trovato sulla stampa cattolica, e tanto meno nella mia parrocchia, risposte convincenti. La vulgata diffusa si riassume nel ribadire che, secondo Francesco, la riunione delle diverse confessioni cristiane non si ottiene con discussioni teologiche ma con concreti gesti di amicizia e condivisione, come se Lutero (poverino …!) avesse avuto solo voglia di scherzare un po’. E infatti proprio questo aveva creduto il Papa Leone X il quale, tutto occupato nei suoi studi umanistici e nelle cacce nella riserva papale, aveva inizialmente giudicato il terremoto spirituale che stava facendo tremare la Germania una semplice “bega tra frati”. Si citano poi, a sostegno dell’ecumenismo, le visite fatte da Giovanni Paolo II nel 1983 alla chiesa evangelica luterana di Roma – la Christuskirche, costruita fra il 1910 e il 1922 dall’architetto di corte di dell’Imperatore Guglielmo II, il tedesco Franz Schwechten – e quella di Benedetto XVI che, nel 2010, partecipò anche a un culto in tedesco.
I sapienti amici mi hanno fatto notare che il movimento ecumenico per la riunione delle chiese cristiane si è venuto affermando verso la fine del XIX secolo per molte ragioni. Anzitutto, per la difficoltà missionaria di presentare con credibilità alle popolazioni di Asia e Africa il Cristianesimo diviso in professioni di fede e in chiese tra loro in polemica; poi, per la pressione di ideologie e di movimenti politico – sociali su concezioni e istituzioni cristiane senza distinzioni di credi e di Chiese; infine, ultimo motivo ma non meno importante, per la persecuzione aperta nella Russia sovietica e, con discontinuità, in altri paesi a regime  laicista, radicale o marxista. Tutti motivi comprensibili ma, secondo me, soltanto “umani”, “sociologici” e “politico – antropologici”, non certo di fede o ispirati all’autentica Parola di Dio, studiata e meditata dalla Chiesa cattolica per ben duemila anni.
Perciò, fermandomi a un livello di riflessione ancora superficiale (dopotutto ci trovavamo in un salotto sorseggiando tè e gustando ottimi pasticcini) ho dovuto ricordare ai miei amici che lo spirito di Lutero era infarcito di odio anticattolico e antisemita al punto, per esempio, di arrivare a chiamare il Papa “Anticristo” e “lurido porco”, e di auspicare la distruzione del popolo ebraico e di tutte le sue case e sinagoghe. Non immaginava certo il Nostro – grande bestemmiatore dalla personalità (purtroppo) magnetica  che facilmente riusciva a suggestionare i suoi interlocutori – che dopo 400 anni avrebbe trovato un volenteroso allievo in un certo Adolf Hitler, suo grande ammiratore che lo definì “Propheta Germaniae” e non esitò a mettere in pratica i suoi insegnamenti in materia arrivando anche a superare abbondantemente il maestro. Quelli che ho citato sono solo due degli aspetti caratteriali del tormentato monaco agostiniano, ma quelli forse più gravidi di tragiche conseguenze. La schizofrenica ideologia moderna – ispirata alla “political correctness” che purtroppo contagia anche tanti cattolici – esige (giustamente) che non si offendano gli ebrei e non li si discrimini, ma in compenso esalta l’antisemita Lutero. Inoltre mette in bocca al Papa frasi che fanno piangere una povera cattolica “bambina” come me: “Lutero agli inizi era animato da buone intenzioni di riforma e con gratitudine (sic) riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura”. Santità, perdoni la mia improntitudine, ma forse i cattolici del Rinascimento ignoravano cosa fossero l’Antico e il Nuovo Testamento? E’ vero che in quei tempi gli strati più umili della popolazione d’Europa era analfabeta, ma alla sua istruzione religiosa e catechistica contribuiva proficuamente la grande arte italiana ed europea erigendo Cattedrali ed affrescando chiese e monasteri con storie ed episodi tratti dalla Bibbia e dalla vita di Cristo. Senza contare che il popolo minuto, se voleva istruirsi, poteva contare solo sull’aiuto della Chiesa, e non certo degli Stati, e che l’Europa doveva proprio alla Chiesa cattolica l’invenzione delle Università e degli ospedali e a un grandissimo Santo, come Benedetto da Norcia, la diffusione della cultura in tutti i suoi angoli più remoti.
Ma se vogliamo scendere a un livello più profondo di riflessione dobbiamo affermare con sicurezza che se Lutero, con la sua predicazione, voleva attuare soltanto una seria riforma della Chiesa – quale era auspicata da molto tempo anche da parte cattolica e non intendeva dare origine, come poi avvenne, a una molteplicità di confessioni protestanti – allora la Chiesa cattolica, dopo il Concilio di Trento, avrebbe avuto tutto il diritto di invitare i luterani a una riunione con Roma. Invece, quali che fossero le sue intenzioni iniziali, gli eventi derivanti dai suoi insegnamenti, da lui assecondati, gli presero la mano e il suo sogno di riforma si trasformò in quello della totale distruzione della Chiesa cattolica, da lui approvata incondizionatamente. Per realizzare questo sogno egli non esitò a lusingare, nei Principi, la bramosia di potere e di denaro ricavabile dalla confisca dei beni ecclesiastici cattolici e finì per consegnare alla “Nobiltà cristiana della Nazione tedesca” la vita religiosa del popolo, non esitando neppure a scatenare e ad approvare sanguinose guerre tra i suoi stessi connazionali.
Da parte luterana si esalta il grande amore che Lutero  nutriva per Dio e per la Sua Parola consacrata nella Scrittura, come ho sentito ribadire con forza dal Dott. Jens – Martin Kruse, Pastore della chiesa luterana di Roma, lo scorso gennaio in occasione di un dibattito celebrativo dell’anniversario della Riforma tenutosi presso la sede de La Civiltà Cattolica. Ma io mi permetto di dubitarne: non può amare sinceramente Dio (che non vede) chi odia, insulta e denigra i suoi fratelli cattolici, che può vedere, nonostante il Pastore Kruse, che pure riconosce il carattere irruento e intemperante del buon monaco Martino, si sforzasse di convincere l’uditorio che egli era sempre pronto a riconoscere i suoi isterici eccessi  e a chiedere scusa all’interlocutore, principe o popolano che fosse. Ovviamente i cattolici possono e devono perdonare in nome di Cristo gli eccessi verbali e comportamentali rivolti loro – anche se non risulta che egli si rammaricasse di questo lato negativo del suo carattere e tanto meno cercasse di emendarsene – ma questo non significa pensare e agire come se Lutero avesse scherzato, perché quel suo “scherzo” ha provocato una frattura nel popolo di Dio a tutt’oggi difficilmente sanabile e questo tutti, cattolici e luterani, devono riconoscerlo se sono intellettualmente onesti.
Le conseguenze dell’eretica riforma di Lutero hanno invaso tutti i settori della vita umana nei paesi europei ed extraeuropei che hanno aderito ad essa: nella cultura, nella politica, nell’economia, nella filosofia, nel culto imposto ai popoli europei dai loro governanti (cuius regio, eius religio) e, per quanto riguarda più da vicino la fede cristiana, nella dogmatica, nell’ecclesiologia, nella pastorale, nella morale, nella visione del mondo. Negando il libero arbitrio egli ha finito per negare che il Battesimo, unico Sacramento da lui riconosciuto, purifichi completamente l’uomo dal peccato originale, perché la salvezza è opera solo di Dio in ragione della radicale corruzione della libertà umana, cioè del “servo arbitrio” e Dio crea gli uomini per salvarli o perderli senza che questi, con le loro opere, possano fare nulla per salvarsi. Di conseguenza, essendo la libertà umana “serva”, l’uomo  non è responsabile delle sue azioni. Ecco quindi i semi che nei secoli successivi hanno dato origine a frutti come il relativismo, il nichilismo, la negazione della Verità, perché l’uomo può pensare come vuole, tanto agire bene o male non serve a nulla, basta che abbia la fede. Non sembra di sentir riecheggiare le parole di Gesù: “Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7, 15, 16)?
Come si fa a non obiettare ai luterani che, nonostante il suo asserito grande amore per Dio e la sua grande cultura scritturistica, Lutero ne ignorava o svalutava alcuni importantissimi passi? A cominciare dalla famosa esortazione del Signore a Mosèdi esaltazione della libertà umana: “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene la morte e il male … la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita perché viva tu e la tua discendenza …” (Dt  15 ss); poi l’inno alla Carità di S. Paolo (1Cor 13), l’esortazione all’Amore di Giovanni. “Se uno dicesse: Io amo Dio, e odiasse il suo fratello, è un mentitore” (1 Gv 4, 20) e la Lettera di Giacomo che dichiara “morta” la fede senza le opere (2, 26).
 C’è poi il famoso passo della Lettera ai Romani (3, 27 ss) di cui Lutero si servì per negare il libero arbitrio: “Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. Noi riteniamo infatti che l’uomo è giustificato per la fede indipendentemente dalle opere della legge”. E’ vero che l’uomo non deve vantarsi delle sue buone opere – come se potesse realizzare il suo destino soprannaturale con le sue proprie forze (questa era l’eresia pelagiana, già confutata e dimostrata errata da S. Agostino) – ma Paolo ben specifica che le “opere” irrilevanti ai fini della salvezza erano quelle dei rituali ebraici e non “tutte” le opere come Lutero interpretò aggiungendo arbitrariamente l’attributo “sola” al sostantivo “fede”. E’ Dio che salva l’uomo, ma l’uomo deve volere la salvezza non solo a parole (“Signore, Signore”!) ma “facendo” concretamente la volontà del Padre.
Voglio concludere con un ricordo personale. Anni fa, durante un viaggio in Sassonia ebbi modo di visitare Wittenberg. Poiché era domenica, riuscii anche a visitare la famosa cattedrale (come tutte le chiese protestanti, e a differenza di quelle cattoliche, chiusa nei giorni feriali perché chi vuole pregare deve farlo per conto suo) e notai che essa, come tutte le chiese riformate, sembra più un museo  che la casa di Dio. Lo stesso vale per la casa di Lutero, già convento degli Agostiniani: niente cappelle, né angoli di preghiera, né Crocifissi o immagini sacre. In compenso nel giardino spicca una statua dell’ex monaca Katharina von Bora divenuta Frau Luther, rappresentata come una brava massaia e madre di famiglia che attinge l’acqua al pozzo. Allora ho pensato che se è vero che Wittenberg fu apprezzata da tutti i regimi politici che l’hanno dominata, compreso il regime comunista che non la lasciò mai andare in degrado, vuol dire che il potere temporale ha sempre visto in essa un simbolo della proprio supremazia su quello religioso; esattamente quello che voleva Lutero, che preferì dare a Cesare quello invece apparteneva a Dio.
E allora trovo la risposta alla mia domanda iniziale: che cosa divide i cattolici dai luterani? TUTTO.

 – di Carla D’Agostino Ungaretti

Redazione21/11/2016

1 commento:

  1. Ricordate quella bella canzone dei Nomadi, anno 1974 (solo per chi è almeno sopra i 60 anni) che si intitolava "Tutto a posto"? ebbene, la prendo a prestito per rivolgere al Santo Padre (?), dopo la cerimonia di Lund ed il contro-concilio di Trento, le seguenti parole : "Ma tutto è a posto oramai / anche se ho capito che / il mio posto nel suo mondo più non c'è...". Ovviamente mi riferisco al "nuovo mondo" protestantizzato tanto caro a Bergoglio; Lutero si-Fatima no : quando Putin, nel dicembre 2013, gli ha ufficialmente chiesto di consacrare la Russia al Cuore Immacolato di Maria SS.ma, lui ha rifiutato; Ravasi, lì presente, ha rincarato la dose dicendo "distruggeremo Fatima!". Recentemente ha affermato che coloro che lo accusano di voler protestantizzare la Chiesa "non gli tolgono il sonno". E allora, caro papa (?) Francesco, la "sua" Chiesa luterana se la tenga pure, ma sappia che in essa io non mi ci riconosco, né mai l'accetterò, né in questa vita, né nell'altra.

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