ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 23 agosto 2016

Chi vuole,vada..^

FANNO MALE A SCHERZARCI SOPRA

    Fanno male a scherzarci sopra. Il Diavolo approfitta dei varchi che gli vengono offerti per esercitare la sua azione nel mondo terrestre. Quando san Pio raccontava con evidenza le sue esperienze a tu per tu con il Maligno 
di Francesco Lamendola  



Avverto diverse presenze in questa casa. Ce n’è una in particolare che mi è ostile, una volontà malvagia che cerca di spezzare la mia e sopraffarmi. Non devo assolutamente permetterlo, ma devo combatter con tutte le forze per resisterle. È indicibilmente malefica, e decisamente non umana.  Credo che sia alleata con potenze ultraterrene… potenze di un altro spazio oltre il tempo ed oltre l’universo. Torreggia come un colosso, convalidando gli scritti di Aklo. Mi dà la sensazione di essere talmente grande che mi chiedo come possano queste pareti contenere la sua massa… anche se la sua massa non è visibile. Deve avere un’età inimmaginabile, indescrivibile…

Queste frasi sono ricavate da un racconto dello scrittore americano H. P. Lovecraft (Providence, Rhode Island, 1890-ivi, 1937), Il diario di Alonzo Typer, che è un classico esempio di letteratura del terrore soprannaturale: genere letterario nato nel cima culturale del Pre-romanticismo e culminato, con il supporto dei cinema e dei fumetti, nel XX secolo, mantenendosi ben vivo e attrattivo per un vastissimo pubblico, fino ai giorni nostri.
Sarà una coincidenza – ma noi crediamo poco alle coincidenze -, sta di fatto che, proprio mentre, nell’Europa del tardo XVIII secolo, irrompe una ventata di secolarizzazione, sulla doppia spinta della Rivoluzione industriale e della Rivoluzione francese (la quale ultima ebbe, fra i suoi obiettivi, la radicale scristianizzazione della società, calendario compreso), alle vecchie credenze religiose che se ne andavano, e fra le quali vi era anche il timore del Diavolo, subentrarono nuove forme di attenzione e d’interesse per il soprannaturale, sovente nei suoi aspetti più inquietanti e tenebrosi, a suon di maledizioni, magia nera, fantasmi, mostri, vampiri e lupi mannari: proprio come se Satana, cacciato dalla porta, avesse trovato il modo di rientrare indisturbato, anzi, addirittura invocato dal pubblico, attraverso la finestra.
In effetti, i lettori dei romanzi e dei racconti gotici della fine del 1700 e dei primi anni del 1800, avendo, in genere, scarsa familiarità (almeno così presumiamo) con la letteratura religiosa e devozionale, non potevano immaginare che le stesse emozioni “forti”, basate sul terrore soprannaturale, che essi cercavano nelle storie di M. G. Lewis, John Polidori, Horace Walpole, Mary Shelly, E. T. A. Hoffmann e tanti altri, avrebbero potuto trovarle non in opere di fantasia, ma in un genere di letteratura perfettamente seria e realistica, anche se pervasa da una profonda spiritualità: quella relativa alle vite dei santi. In essa avrebbero trovato la presenza del demoniaco in una misura tale da accontentare i gusti dei più intrepidi lettori, con la sola differenza che non si trattava di situazioni e personaggi d’immaginazione, ma di fatti e persone assolutamente reali, anche se quelle esperienze non erano suscettibili di una chiara conferma scientifica, né potrebbero esserlo anche al giorno d’oggi, trattandosi di una sfera di realtà che, per definizione, si sottrae al potere del Logos strumentale e calcolante, e coinvolge, semmai, per chi ha la prerogativa di possederla, la fede. Non si vuole, con ciò, porre sullo stesso piano la letteratura fantastica e le biografie dei santi; quel che intendiamo dire è che i santi, nella concretezza della loro vita, fanno l’esperienza di ciò che gli scrittori del soprannaturale, di regola, possono solo immaginare, o conoscono per sentito dire, oppure, al massimo, “vedono” in sogno, come appunto accadeva – come risulta dal suo ricchissimo epistolario - a Lovecraft.
Ora, sempre a titolo di esempio, si confronti questa pagina scritta da un santo dei nostri giorni, padre Pio da Pietrelcina, con il brano sopra riportato, e se ne traggano le opportune deduzioni (da: Enrico Malatesta, La vera storia di Padre Pio, Casale Monferrato, Alessandria, Edizioni Piemme, 1999, pp. 44-45):

“Quanta guerra mi muove Satana!... Quante lacrime, , quanti sospiri indirizzo al Cielo per essere per essere liberato!... Ma non importa, io non mi stancherò mai di pregare Gesù. Alla fine si muoverà a pietà, o col togliermi dal mondo o col liberarmi; se nessuna di queste grazie vorrà concedermi, spero almeno che mi vorrà concedere la grazia di non cedere alla tentazione”.
E ancora: il demonio seguita a terrorizzarmi… mi va intimorendo col dirmi che mi deve distruggere. Glielo permetterà Gesù? Sono pronto a tutto: ma spero che non glielo darà Gesù questo permesso”.
Ecco il segreto: “Dio però è con me e le consolazioni che sempre mi fa gustare sono tanto dolci da non poterle descrivere. Gesù non cessa di visitarmi amorevolmente e di incoraggiarmi alla pugna contro il nostro comune nemico”.
Ma il nemico non desiste, anzi raddoppia le arti e i modi di battaglia; ora ricorre alle forme dello spavento : “Le visite di quei soliti personaggi seguitano sempre più frequenti… Il demonio non cessa di apparirmi sotto le sue orride forme e di percuotermi in modo veramente spaventoso… Si approssima la Pasqua… In questi giorni santi più che mai sono afflitto oltremodo da quel Barbablù… Questo cosacci non cessano di percuotermi, di perseguitarmi e di sbalzarmi alle volte dal letto, giungendo a volte persino a togliermi la camicia e percuotermi in tale stato”.
Il tremendo duello non finisce mai, anzi si fa sempre più estenuante.
È la notte che le anime dei dannati gli fanno visita,per intimorirlo, fiaccarlo, arrivano addirittura a percuoterlo a sangue, pur di distoglierlo dalla sua missione.
Lui in risposta invoca Maria: “Vorrei che la Madonna mi prendesse con sé, oppure anche vivendo essere cambiate per me le amarezze in consolazioni della terra, purché non mi faccia più vedere le facce patibolari di quei cosacci”.
Ma ecco che a una notte infausta si sostituisce un’alba radiosa: “Quel cosaccio, da verso le dieci che mi misi a letto fino alle sei del mattino non fece altro che picchiarmi continuamente… Credevo che quella fosse l’ultima notte della mia esistenza… Alle cinque del mattino allorché quel cosaccio andò via, un freddo s’impossessò della mia persona da capo a piedi come una canna esposta ad impetuosissimo vento!... Infine venne il Pargoletto Gesù, al quale dissi di voler fare la sua volontà! Oh Dio!, come batteva il mio cuore, come ardevano le mie guance presso il Celeste bambino!”.

In queste lettere dirette al suo padre spirituale, san Pio raccontava, con evidenza e immediatezza, le sue esperienze a tu per tu con il Maligno: non aveva bisogno di creare atmosfere tenebrose o di scegliere con accortezza le parole, perché non stava esercitandosi in racconti di fantasia, ma esponeva dei fatti reali e delle esperienze concrete, da lui personalmente vissute. Egli non credeva all’esistenza del Demonio, se per “credere” si intende una fede in ciò che non si conosce; bensì la conosceva per diretta esperienza, e tanto gli bastava. Non era uno studioso, né un teologo; non aveva bisogno di trovare conferme nelle Scritture – le quali, peraltro, parlano ampiamente sia di Satana, sia della possessione e degli esorcismi che Gesù stesso praticava -; non era gravato dalla necessità di spiegare agli altri tali esperienze, e meno ancora di sottoporle al vaglio della scienza (si pensi all’atteggiamento negativo che tenne allorché padre Agostino Gemelli pretese di “visitare” le sue stimmate, partendo da un pregiudizio di scettica malevolenza nei suoi confronti e delle sue esperienze mistiche). I fenomeni del soprannaturale non rivestono alcun interesse, per il mistico che li vive, se non nella loro dimensione spirituale e religiosa; a lui non interessa spiegare alcunché, né convincere gli altri: a lui basta ciò che vede, sente, odora.
Nel parlare del Diavolo che lo tormenta quasi ogni notte, san Pio lo definisce “quel cosaccio”, così come il santo curato d’Ars, Jean-Marie Vianney, che ne aveva fatto delle esperienze altrettanto drammatiche e dolorose, lo chiamava Chiappino; e non si attarda a descrivere i particolari, sapendo che nessuna mente umana può penetrare certi segreti; si limita a dire che è stato battuto, gettato giù dal letto, perfino spogliato della camicia. Non cerca, tuttavia, testimoni; anzi, tiene gelosamente nascoste, per quanto possibile, le sue drammatiche esperienze notturne. I frati del convento odono uno strepito improvviso, un rumore di mobili rovesciati, colpi, tonfi, grida, provenienti dalla sua cella; ma lui non chiede aiuto, non esce a domandare soccorso: sa che quella è una battaglia fra lui e il Diavolo, e che deve combatterla da solo; che il Diavolo troverà sempre il modo di venire a tormentarlo, quand’anche egli domandasse il soccorso di tutti gli altri frati; e sa, soprattutto, che il solo aiuto possibile e veramente efficace non può venirgli che dalla fede, dalla preghiera, dall’intervento misericordioso di Gesù e di Maria Vergine. Esperienze simili le  hanno fatte molti altri santi, a cominciare da Jean-Marie Vianney: anche in quel caso, dei parrocchiani coraggiosi si offrirono di passare la notte insieme a lui, per proteggerlo dalle misteriose e inspiegabili aggressioni notturne; ma finirono per fuggire terrorizzati, ed egli si risolse ben presto ad affrontare da solo, con l’aiuto di Dio, quella prova spaventosa e sconcertante.
Oggi va di moda, fra le persone “di mondo”, e specialmente fra gl’intellettuali e quelli che amano ritenersi tali, scherzare su queste cose, come si trattasse di residui di un passato superstizioso e di credenze assolutamente irrazionali e prive di valore. Migliaia di persone ci costruiscono sopra dei giochi o dei passatempi, ora intavolando delle sedute spiritiche attorno alle tavolette Ouija, ora, addirittura, improvvisandosi ministri di magia nera ed invocando Satana nei loro blasfemi rituali: e non sanno di scherzare col fuoco. Non si rendono conto dei pericoli tremendi che corrono: spalancano quelle porte che dovrebbero rimanere ben chiuse e che sono state chiuse fin dal Battesimo; ed evocano l’irruzione di forze capaci di travolgere per sempre le loro vite. Non si sa se parlare d’incoscienza o di follia; ma è indubbio che il Diavolo approfitta di questi varchi che gli vengono offerti per esercitare un’azione straordinaria nel mondo terrestre, che si aggiunge alla sua malefica azione ordinaria, fatta di tentazioni e di cattive ispirazioni.
Quanti delitti efferati, orrendi, e apparentemente gratuiti, inspiegabili, possono trovare qui la loro vera radice? Quale parte svolge il Demonio nelle azioni malvagie, crudeli, distruttive e spietate di cui sono piene le cronache quotidiane e di cui è intessuta anche la storia umana? Quante anime sono state possedute, quante menti sono state ottenebrate dagli orribili fantasmi creati dal Demonio per sospingere gli uomini alla cattiveria, alla violenza, alla efferatezza? Vi sono innumerevoli delitti senza movente, o dal movente così sproporzionato, così esiguo, rispetto alla reazione cui hanno dato esca, da riuscire quasi incomprensibili se non si ammette l’influsso di una malizia superiore all’umana, una malizia infernale, della quale neppure gli uomini più perversi, quanto a se stessi, sarebbero capaci anche solo d’immaginare, non che di porre in esecuzione.
Tuttavia, l’azione straordinaria del Demonio - l’infestazione, la vessazione, la possessione - non è implicata che in una minima percentuale dei casi nei quali si manifesta la malvagità umana; molto più sottile e capillare, molto più diffusa e, quindi, più temibile, sul piano della società e della storia, è la sua azione ordinaria, astuta, occulta, estremamente insidiosa. Mentitore fin dall’inizio, il Diavolo cerca d’ingannare gli uomini: non si presenta apertamente per quello che è, ma li lusinga e li seduce con vane apparenze e falsi ragionamenti. In ciò, trova un potente mezzo di penetrazione nella superbia umana, specialmente nella superbia intellettuale. Gli uomini, da sempre, ma gli uomini moderni più di qualunque altra generazione, sono sensibili alla presunzione di oltrepassare il loro statuto ontologico di creature: vorrebbero non dipendere da niente e da nessuno, e farsi le loro leggi da se stessi, magari santificando il vizio e proscrivendo il bene e la giustizia. In questo senso, è legittimo sospettare quanto meno una subdola ispirazione diabolica nelle opere del pensiero, negli scritti di molti poeti e romanzieri, nei film e negli allestimenti teatrali di parecchi registi, nelle musiche e nei concerti di numerosi cantanti osannati dalle masse giovanili, nelle teorie e nei sistemi di molti filosofi e teologi moderni; per non parlare dell’opera, sovente nefasta, che svolgono psicanalisti, guru di varia estrazione e innumerevoli, sedicenti maestri spirituali, i quali di spirituale non hanno nulla, ma sono mossi unicamente dall’avidità economica, dalla brama di manipolazione delle menti altrui e dalla ricerca della gloria mondana, quando non da fini ancor più ignobili, come la lussuria o una qualche forma di magia nera o di satanismo.
Ora, la cittadella della spiritualità è assediata da ogni parte; e il cuore di essa, costituita dalla fede e dalla tradizione cattolica, è minacciato non solo dall’esterno, ma anche dall’interno, mediante la diffusione di dottrine temerarie, erronee, fuorvianti, le quali, senza averne l’aria, anzi facendo le viste di voler rinnovare e rivitalizzare la fede, di fatto la stravolgono e l’uccidono. Che cosa si dovrà pensare di quei sedicenti teologi, di quei sedicenti pastori, i quali si prestano ad un’opera cosiffatta?

Fanno male a scherzarci sopra…

di Francesco Lamendola

http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9453:scherzarci-sopra-&catid=131:mistero-a-trascendenza&Itemid=162

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Inferno: sarete pochi, senza fiamme e tormenti fisici, ma ci andrete se…Ratzinger e Bergoglio sono d’accordo

Inferno: c’è o non c’è? e come è fatto? C’è, sostiene la Chiesa, anche se da un po’ di tempo nel mondo moderno si preferisce glissare sull’argomento.
Papa Ratzinger lo ha detto chiaro e tondo, Papa Francesco è stato più gesuitico ma non lo ha negato: ha detto e fatto dire che se andiamo all’Inferno è una nostra scelta, non è Dio, troppo misericordioso per farlo, che ci manda. Non sembra sia molto affollato, ma c’è e aspetta i reprobi.
Come è fatto l’ inferno? Di fiamme e catrame, diavoli aguzzini e catene da fare impallidire le code in autostrada negli esodi di agosto e come lo ha descritto Dante?
È un tormento dell’ anima, una forma di paranoia che dura per una eternità o un pezzo di eternità? Pensate il tormento di passare l’eternità a contemplare i nostri errori, le nostre cattiverie, le nostre crudeltà, quelle di cui già oggi siamo consapevoli e ancor più quelle di cui non si siamo ancor resi conto. Già oggi, quando pezzi della nostra vita ci appaiono come un lancinante flash davanti agli occhi della nostra memoria, soffriamo e ci tormentiamo. Immaginate farlo guardando la nostra vita nella luce cristallina dell’aldilà, senza le distorsioni della vita carnale.
Le ultime evoluzioni del massimo pensiero cattolico fanno propendere per la seconda ipotesi, più coerente col fatto che, almeno fino al Giudizio Universale, si parla di anime e non di corpi fisicamente nelle grinfie di Farfarello e soci. In fondo fa ancora più paura, così come la pazzia fa più paura di una gamba rotta.
La posizione di Papa Ratzinger, espressa con fermezza in più occasioni nel 2008, quando ancora non si era dimesso, è adamantina: “L’Inferno esiste ed è eterno, anche se non ne parla quasi più nessuno” ha detto, rilanciando il luogo della dannazione eterna evocato da secoli dalla tradizione cristiana, declassato, però, negli ultimi tempi ad argomento di serie b nell’immaginario collettivo del popolo dei credenti.
Papa Francesco è stato più sottile ma altrettanto chiaro. Se poteva esserci qualche dubbio quando ha indottoEugenio Scalfari a scrivere che l’ inferno non c’è più, ha chiarito bene i concetti nel 2016 quando ha ribadito che l’ inferno c’è ma non è il Dio di Misericordia a mandarci, ma il nostro rifiuto del bene.
Come ha detto l’esorcista cattolico Pedro Barrajon,
“gli angeli sono una creazione, cosi come gli angeli caduti e perciò anche l’inferno. Non è una auto creazione. L’ inferno non è un luogoè uno stato. È lo stato nel quale i demoni possono essere loro stessi, uniti dall’ odio per Dio. È lo stato della negazione dell’amore. Dio è l’amore. L’inferno è l’anti amore, è l’odio. L’inferno è una rappresentazione della condizione di questi sentimenti. L’inferno è la condizione di odio eterno. E’ anche l’eterno rifiuto di accetare l’amore di Dio”.
La Chiesa è da 2 mila anni modello di centralismo democratico (Stalin lo apprese in seminario) e su certi temi fondamentali si può ragionare ma la linea è quella, coerente con il nuovo Catechismo della Chiesa cattolica alla voce Inferno firmato da Ratzinger poco tempo dopo la sua elezione pontificia. L’Inferno “consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale” e “la pena principale dell’Inferno sta nella separazione eterna da Dio”. C’erano stati dei dubbi, alimentati da un grande teologo del ‘900, Urs Hans von Balthasar, il quale aveva teorizzato che “l’Inferno c’è, ma potrebbe anche essere vuoto” perché “la misericordia di Dio è infinita  “la misericordia di Dio è infinita come il suo perdono”.
Benedetto XVI, che di von Balthazar è amico e estimatore, si affrettò a rettificare:
“L’Inferno esiste ed è eterno, anche se non ne parla quasi più nessuno”.
Il luogo della dannazione eterna evocato da secoli dalla tradizione cristiana, come ha notato Orazio La Rocca su Repubblica, è stato declassato, negli ultimi tempi, ad argomento di serie b nell’immaginario collettivo del popolo dei credenti.
Anche un illustre gesuita, padre Giandomenico Minucci, ha provato a rilanciare la teori dell’ Inferno vuoto, ma subito la rivista dei gesuiti Civilità cattolica lo ha messo in riga.


Il demonio visto da Santa Veronica Giuliani
Era entrata giovanissima nel monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello, dove umilmente accettò di svolgere tutte le mansioni previste dall’appartenenza ad una comunità religiosa: cuoca, dispensiera, infermiera, maestra delle novizie e da ultimo badessa. Una donna mistica che avvertì sempre un particolare legame con Gesù Redentore e specificamente con le sofferenze connesse alla sua Passione. Questo fatto la portò sovente ad avere rapporti con il demonio che si divertì a torturarla, ora gettandola dalle scale, ora picchiandola duramente, dopo aver assunto le sembianze proprie della Maestra delle novizie. In conseguenza di eventi tanto inconsueti, Gesù scelse di dimostrarle una speciale vicinanza, un vincolo d’amore ineffabile, rendendola soggetto privilegiato di “contemplazione mistica”. Nello stesso periodo, Cristo stesso trasferì sul suo capo la propria corona di spine, la cui impronta comparve realmente sulla testa e sulla fronte della donna, e tempo ... 
...  dopo, fatta avere a Santa Veronica una visione della Vergine, che parlava con lui pregandolo di agire perché la dolce sposa fosse partecipe della Crocifissione, fece comparire sulle mani, sui piedi e sul costato della sua serva, le sacre Stigmate. Un momento di intensità mistica che la Santa descrive così: “ Io vidi uscire dalle sue Santissime Piaghe cinque raggi risplendenti, e tutti vennero alla volta mia…In quattro vi erano i chiodi, e in una vi era la lancia, come d’oro, tutta infuocata, e mi passò il cuore da banda a banda”.
Una donna fisicamente gracile che seppe portare i cicli e sopportare le sofferenze alle quali, per amore, era sottoposto il suo corpo. La vita di una mistica come Veronica Giuliani non era molto facile e poiché i suoi superiori sospettavano che tutti quei fenomeni fossero riconducibili all’ostentazione e macchinazione diabolica, segregarono Veronica fuori dalla comunità sospendendo per lei la Santa Comunione. Le sofferenze fisiche unite a quelle morali contribuirono a rendere più eroica la virtù di Veronica che annotò di getto, senza trascriverle, le confidenze del redentore. Ventidue libri di splendido diario, scritti per obbedienza al suo confessore, intitolato “Tesoro nascosto” la Santa stigmatizzata ci ha fatto conoscere le sue gioie e i suoi dolori, lasciandoci una miniera di teologia mistica, che rappresenta una delle opere più belle della letteratura mistica italiana.
Ineguagliabile imitatrice di Cristo, riprodusse nel contempo la serena figura di San Francesco, e come il “Poverello” riportò episodi della propria vita, sentimenti, sensazioni in una sorta di nuovi Fioretti. Di lei si sarebbe persa ogni traccia, se dando ascolto al proprio confessore, non avesse narrato quanto man mano andava accadendole in un minuzioso diario composto da ben dieci volumi. Alla sua morte i medici incaricati di esaminare il cuore, trovarono le immagini di una croce, di una corona di spine e di un calice. Oltre tutto l’autopsia rivelò la presenza di una curvatura della spalla destra: sembrava avesse appunto imbracciato una croce. Una Santa dai distacchi netti, dai dolori atroci, una monaca dalla vita austera, votata all’espiazione, che il Signore ha preso sul serio con le prove a cui la sottopose, anche spesso attraverso le grettezze e i limiti umani della sua comunità di appartenenza. Una carismatica che passa attraverso distacchi, numerose prove fisiche e morali, con la gioia della sposa del Cantico dei Cantici, baciata dallo Sposo, cui si è lasciata assimilare perfino nelle stigmate. Una Santa non macerata dal dolore ma fiorita nell’amore, capace di vivere e donare a tutti la gioia del Risorto.
Da lei l’invito a fare della vita un’offerta di riparazione e i espiazione perenne, per salvare in Cristo anche l’insalvabile. Riguardo all’opera del demonio nella vita della santa c’è da osservare che oggi c’è molta incredulità in merito all’esistenza del demonio, degli spiriti maligni e dell’inferno. Tra credenti si arriva a negare l’eternità dell’inferno, oppure lo si considera vuoto, oppure si nega che esistano pene e sofferenze concrete, con la scusa che Dio è misericordioso. Le esperienze della Santa sono una potente conferma della dottrina e dell’insegnamento di sempre della Chiesa. Il Diario è pieno delle sue lotte con i demoni e delle sue visite e descrizioni dell’inferno. I Demoni le strappavano di mano brocche e altri utensili, rovesciavano acqua bollente su di lei in cucina; le strappavano la penna, rovesciavano l’inchiostro, mentre scriveva il Diario.
Non aveva quasi mai una notte tranquilla: le apparivano in gran numero, in forme orribili, minacciose, oscene, urlavano, bestemmiavano, buttavano fuori odori infetti, gettavano nella sua scodella capelli, ragni, topi morti, la buttavano nel fuoco, la lanciavano contro i  muri, le tiravano pietre e le davano delle botte. Le altre suore udivano, certe volte vedevano e la Santa doveva anche incoraggiarle. Tante volte dovevano correre di notte alla sua cella. L’attaccavano, di solito quando compiva il suo ufficio di vittima mediatrice e redentrice, quando pregava e si mortificava per la conversione dei peccatori: “smetti” le urlavano, “smetti subito”. Un giorno le troncarono un piede.
Portata al confessionale, guarì istantaneamente quando il confessore le impose di chiedere a Dio la guarigione. L’inferno lo vede quasi tutti i giorni, accompagnata dai suoi Angeli Custodi in modo visibile e dalla Madonna in modo invisibile. Una ragione bassa, nera, fetida, piena di urla animalesche e di lampi sinistri. Poi vide una montagna piena di aspidi e basilischi che non potevano liberarsi. I suoi Angeli Custodi le dissero che quello era l’inferno superiore, cioè l’inferno benigno. Allora la montagna si spalancò e nei suoi fianchi c’era una moltitudine di anime e di demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni tormentavano le anime dannate. Nel fondo dell’abisso c’era un trono mostruoso.
Al centro una sedia formata dai capi dell’abisso. Satana vi stava seduta sopra in tutto il suo indescrivibile orrore. Satana vedeva tutti i dannati e questi vedevano Satana: la visione di Satana costituisce il tormento dell’inferno, così come, invece, la visione di Dio costituisce la delizia del paradiso. Gli Angeli dissero, come pure Gesù in altre visioni, che questi supplizi sono per tutta l’eternità. La Santa nota che il cuscino di Satana è formato da Giuda ed altre anime disperate. Quelle anime furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi. Di fronte alla realtà vista, la Santa afferma che ciò che raccontano i predicatori non è niente! Nell’Inferno vide cadere una pioggia di anime. 
In altre esperienze, descrive i sette livelli dell’inferno, con le loro rispettive categorie di dannati. Vide un posto più orribile per i religiosi che avevano disprezzato le loro sante regole e un altro per i sacerdoti che non erano stati fedeli all’insegnamento della Chiesa e che per questo sono stati causa di rovina di tante anime. In un luogo appartato vide anche dei dannati in anima e corpo: erano quelli che avevano venduto la loro anima al demonio con patto volontario. Se questo non basta nulla basterà a quelli di cui parla il detto: “Non c’è più cieco di colui che non vuol vedere”.
Don Marcello Stanzione

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