ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 28 giugno 2017

«Servo esemplare del Vangelo, lo dico da Papa»


Il vero volto di don Lorenzo Milani

(di Cristina Siccardi) «Mi piacerebbe», ha dichiarato Papa Francesco ai partecipanti alla presentazione dell’Opera omnia di don Lorenzo Milani alla Fiera dell’Editoria italiana di Milano lo scorso aprile, «che lo ricordassimo soprattutto come credente, innamorato della Chiesa anche se ferito, ed educatore appassionato con una visione della scuola che mi sembra risposta alla esigenza del cuore e dell’intelligenza dei nostri ragazzi e dei giovani».
Le lodi di Bergoglio a questo sacerdote («Servo esemplare del Vangelo, lo dico da Papa» e «Ringrazio il Signore per averci dato sacerdoti come don Milani»), sulla cui tomba di Barbiana è andato in preghiera il 20 giugno scorso, hanno creato malumori non certo infondati. Chi era don Milani?

Il culto della contraddizione

Considerazioni teologiche e liturgiche sulla concelebrazione


(di Cristiana de Magistris) Fino al Concilio Vaticano II la concelebrazione non è stata una questione particolarmente disputata. La tradizione e la prassi della Chiesa erano ben consolidate e non v’era motivo di sollevar questioni. La diatriba è iniziata col modernismo ed è culminata nell’ultima assise conciliare, a partire dalla quale la concelebrazione è divenuta una consuetudine “selvaggia”, che ha oscurato pesantemente e spesso ostacolato la celebrazione individuale.
Nel 1981 il padre carmelitano Joseph de Sainte-Marie dedicò al “problema” della concelebrazione – ché tale era divenuto dopo il Vaticano II – un ampio e documentato volume, il quale a tutt’oggi sembra essere lo studio più esauriente sul tema (L’Eucharistie, salut du monde, Dominique Martin Morin, Paris 1982).

Come un fungo velenoso

La neochiesa sostituisce la chiacchiera alla croce



Il ritmo con cui si sta espandendo la neochiesa, come un fungo velenoso, dentro la Chiesa cattolica, sta diventando frenetico: non passa quasi giorno senza che dei suoi esponenti di spicco, o secondari, introducano qualche ulteriore cambiamento, qualche nuovo abuso liturgico, qualche sproposito pastorale, qualche bestemmia teologica, sempre più baldanzosi, sempre più sfrontati, sempre più certi di non trovare opposizione, né resistenza, se non da parte di singoli sacerdoti e di fedeli talmente isolati, da poter essere facilmente etichettati come oscuri “tradizionalisti”, e liquidati con un’alzata di spalle. I quattro cardinali che, nel settembre scorso, si rivolsero alla Congregazione per la Dottrina delle Fede, chiedendo precise delucidazioni sui punti controversi di Amoris laetitia, non hanno ricevuto risposta alcuna, così come non ha ricevuto risposta la loro richiesta di essere ricevuti in udienza dal papa Francesco, per poter esporre, almeno verbalmente, i loro dubbi e domandare i necessari chiarimenti. 

"Cambio di paradigma"?


Dopo l'Accademia per la Vita, cambia faccia anche l'Istituto per la Famiglia

Passati al setaccio l'uno dopo l'altro, i nuovi membri della Pontificia Accademia per la Vita nominati il 13 giugno da papa Francesco, riservano ogni giorno nuove sorprese.
Ma anche nel contiguo Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, anch'esso consegnato dal papa alla cura di monsignor Vincenzo Paglia, si prepara una svolta nella stessa direzione.
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Strano ?

Anche la Corte Europea vuole la morte di Charlie Strada spianata all'obbligo di decesso per i malati

 In tempi molto più rapidi del previsto la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo (Cedu) ha dato ragione ai tribunali inglesi che avevano decretato la morte per Charlie Gard, il piccolo bambino di dieci mesi affetto da una rara malattia genetica. «La decisione è finale», dicono i giudici di Strasburgo in nome del rispetto per la sovranità britannica. La sentenza segna un salto di qualità spaventoso nella deriva nichilista dell'Europa.

La strada perché i malati vengano obbligati a morire è spianata. Con una decisione a maggioranza resa nota attraverso un comunicato stampa ieri pomeriggio e il cui testo completo sarà diffuso oggi, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), composta nell’occasione da sette giudici, ha dato ragione ai tribunali britannici e stabilito che il Great Ormond Street Hospital può staccare il supporto vitale di Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto da una rara malattia genetica, che i genitori Chris e Connie avrebbero voluto portare negli Stati Uniti per un trattamento sperimentale. La Cedu ha dichiarato inammissibile il ricorso della famiglia e ritirata perciò la misura che prorogava le cure per il piccolo.

martedì 27 giugno 2017

Il cristianesimo, senza la croce, è un inganno

Oblatus est, quia ipse voluit, et non aperuit os suum – E’ stato sacrificato, perché ha voluto



Che cosa c’è, al cuore del Vangelo? Che cosa c’è che dà tanto fastidio ai modernisti e ai cattolici progressisti? Qual è il punto che li infastidisce, che li manda  in furore, e contro il quale stanno dirigendo tutti i loro sforzi, al fine di rimuoverlo? Al centro del Vangelo c’è il sacrificio di Cristo, la sua offerta di Sé sulla croce: offerta che si rinnova ogni giorno, incessantemente, ogni volta che un sacerdote celebra la santa Messa e che un credente si accosta alla Comunione. Se si toglie quello, si toglie la base di tutto il resto: e il cristianesimo rimane come una delle tante dottrine di questo mondo, come una delle religioni, filosofie e ideologie che hanno preteso di cambiare il mondo, ma con gli strumenti del mondo. Solo nel cristianesimo c’è la nozione dell’amore di Dio che si spinge fino al limite estremo: quello di farsi uomo, di soffrire e di morire per mano degli uomini stessi, per riscattare i loro peccati e per rendere possibile il loro ritorno fra le braccia del Padre. Qualche altra religione, come l’induismo, si spinge fino all’idea di una discesa di Dio sulla terra (ma non di una vera incarnazione; non, cioè, dell’assunzione, accanto alla propria natura divina, della vera natura umana, con tutti i suoi limiti): ma nessuna giunge all’idea del sacrificio totale di Dio per amore degli uomini. Ebbene, è proprio questo che fa problema, è proprio questo che dà noia ai modernisti e ai cattolici progressisti: il sacrificio di Cristo, il fatto di essere debitori della propria salvezza a quel sacrificio. Primo, essi non vogliono riconoscersi così incapaci di trovare la via del bene, da aver bisogno che Dio stesso venga a farsi uno di loro; secondo, non vogliono sentirsi in debito con Dio per il sacrificio di Sé sulla croce, perché non amano esser debitori nei confronti di alcuno; terzo, non vogliono trarre la logica conseguenza di tutto ciò: ossia che la sola via verso la redenzione passa attraverso la croce, per tutti, ora e sempre.
Tutto questo, a quei signori, appare fastidiosamente limitante, quasi una umiliazione permanente; gonfi di superbia e di orgoglio luciferino, vogliono, vorrebbero, salvarsi da soli, al massimo con un dio che dice loro quel che si deve fare, dopo di che ritengono di poter proseguire da soli, con le loro forze. È per questo che vorrebbero ridurre il cristianesimo a una sorta di dottrina morale; il dio che sono disposti ad accettare, a riconoscere, è un dio che si comporta come un uomo e solo come un uomo: un maestro spirituale, un saggio, un profeta, insomma, uno che si mette al loro livello affinché essi, poi, facciano da soli. Anche tutte le chiacchiere della teologia negativa – che è, guarda caso, di origine protestante -, il rifiuto del “dio tappabuchi”, la decisione di fare “come se Dio non ci fosse” (etsi deus non daretur), hanno questa radice: ed è ben miope chi non vede in quel tipo di teologia, non già un progresso e un cristianesimo “adulto” e “maturo”, come tanto spesso si sente dire e si legge, ma una vera e propria degenerazione, una involuzione, una auto-distruzione: perché il cristianesimo, a quel punto, sarebbe l’equivalente del platonismo, o del buddismo, o della teosofia, o dell’antroposofia; una dottrina di salvezza fra le tante, nella quale il ruolo attivo è affidato all’uomo, è l’uomo che deve svolgerlo. E dio, se c’è, serve solo come guida, anzi, come vigile stradale: disciplina il traffico, fa dare la precedenza, ma poi ciascuno deve sbrigarsela da solo, beninteso dopo aver consultato la cartina stradale, o, come oggi si fa, con maggiore comodità, dopo aver inserito il navigatore o il pilota automatico.

Ubi venenum?


CASO MILONE. GOTTI TEDESCHI: VOLONTÀ DI NON RISOLVERE I PROBLEMI E MANCATA TRASPARENZA. IL VELENO È LÌ…


Le repentine e impreviste dimissioni del Revisore vaticano, Milone, hanno posto un’ampia serie di interrogativi, finora senza risposta. Ma si collocano in una storia che da decenni appare tempestosa, quella delle finanze vaticane. Il matrimonio fra soldi e fede ha generato scandali, problemi, e disagi a non finire. Abbiamo chiesto a Ettore Gotti Tedeschi di rispondere a qualche domanda su questo tema scottante.
  • Qualcuno parla di una “maledizione” per chi si occupa di finanze vaticane. C’è qualche cosa di vero? E dove sta il veleno?

Promoveantur?

Sacrilegi ai gay pride.

pope
Mentre a Roma personalità in ascesa come il gesuita James Martin festeggiano il gay pride, durante i gay pride abbondano i sacrilegi e gli insulti plateali a Cristo, la Madonna e i santi.